Tre domande a… don Luca Solaro
Don Luca Solaro è uno dei protagonisti del movimento di sacerdoti e laici che coinvolgeranno la Diocesi nei prossimi mesi. Attuale parroco di Tigliole, Pratomorone, Baldichieri, Cortandone, Monale e Castellero da settembre sostituirà don Paolo Lungo nelle parrocchie N.S. di Lourdes (Torretta), Casabianca e Montegrosso Cinaglio. Gli abbiamo posto tre domande.
E’ dal 1999 che hai lasciato la città per i paesi, prima nella zona di Refrancore, poi nella zona dove sei attualmente. In che stato d’animo arrivi in città?
“Stavo tanto bene in paese… E dopo 25 anni non pensavo mai più di cambiare per la città. Per la precisione dal 1999 sono stato parroco a Refrancore e Viarigi, poi dal 2011 a Monale e Cortandone. Da quella data ho accumulato gradualmente altre parrocchie e paesi: dal 2012 Cortandone, dal 2014 Baldichieri e dal 2019 Tigliole e Pratomorone. Mi sa che ci vorrà un po’ di tempo per capire le dinamiche cittadine e soprattutto a capire che cosa è diventata la città. Ma penso che i parrocchiani saranno benevoli, tenendo conto che comunque entro anche in due parrocchie (Montegrosso Cinaglio e Casabianca) che sono paesi”.
Tu sei cresciuto in città e sei capitato nei paesi solo da parroco, dopo le esperienze di viceparroco a San Paolo, San Domenico Savio e in Torretta. Che cosa hai imparato dai paesi? Che cosa ti lasci dietro?
“Ultimamente abbiamo riflettuto molto con i parrocchiani su cosa stava diventando il paese e come si stava trasformando. La prima impressione è di dover ricominciare tutto daccapo, come se avessi “sprecato tempo” prima di arrivare a qualcosa di concreto. Nello stesso tempo so che altri sapranno portare avanti le cose. C’è da dire che non esiste più una differenza netta tra vita in paese e in città: la cosiddetta “cultura contadina” è venuta meno e le nuove generazioni sono più simili tra loro. Certo c’è una differenza di numeri: se penso alla Torretta penso anche a numeri più sostenuti e a dinamiche diverse. Una delle cose di cui mi sono più convinto ultimamente è che non bisogna sacrificare le comunità più piccole per accentrare, cancellando le parrocchie più piccole. La Chiesa dovrebbe essere una comunità di comunità, forse anche in città”.
Che cosa auguri a don Italo, che ti sostituirà e ai tuoi parrocchiani?
“Purtroppo lascio a don Italo alcune questioni irrisolte a livello di amministrazione e di esigenze materiali. Nello stesso tempo gli auguro di continuare a lavorare con fiducia con la gente per continuare sulle strade avviate e che, come dicevo, non erano ancora arrivate a qualcosa di definitivo. D’altra parte ogni anno si metteva in cantiere qualche novità pastorale, qualche esperimento, qualche strada nuova all’interno di un lavoro più ampio come zona pastorale e spero che si trovi bene con il lasciare dietro qualche zavorra per rischiare il nuovo. E’ la stessa cosa che auguro ai parrocchiani: guardare avanti con coraggio, senza fissarsi con il passato”.