Disabilità e diritti, con Ama Asti a Fuoriluogo la presentazione del libro “Anni senza vita al Cottolengo”
L’associazione Ama Asti, in collaborazione con Amnesty International, organizza la presentazione della nuova edizione del libro “Anni senza vita al Cottolengo” di Piero Defilippi e Roberto Tarditi, curata da Ciro Tarantino e Samuele Pigoni, in programma giovedì 29 ottobre alle 17.30 a Fuoriluogo.
Il libro raccoglie la testimonianza di due persone con disabilità che trascorsero rispettivamente ventiquattro e trentacinque anni al Cottolengo di Torino, prima di uscire dall’istituto, all’inizio degli anni Ottanta, e costruire insieme un percorso di vita autonoma. Una vicenda personale che divenne anche impegno pubblico contro la segregazione e per il diritto delle persone con disabilità a scegliere dove, come e con chi vivere. La nuova edizione del testo restituisce inoltre pienamente a Defilippi e Tarditi la responsabilità autoriale del loro racconto, che nella prima edizione del 2000 non era stata riconosciuta con la stessa evidenza.
A quasi mezzo secolo dalla loro uscita dal Cottolengo, la storia di Piero e Roberto conserva una forte attualità. La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009, riconosce con l’articolo 19 il diritto delle persone con disabilità a vivere nella società con la stessa libertà di scelta delle altre persone, a decidere dove e con chi vivere e ad accedere ai sostegni necessari per poterlo fare. Le successive Linee guida ONU sulla deistituzionalizzazione del 2022 hanno ulteriormente precisato che la deistituzionalizzazione non consiste nel trasferire le persone da grandi istituti a strutture più piccole: anche contesti di ridotte dimensioni possono riprodurre una logica istituzionalizzante quando prevalgono organizzazione, routine e controllo sulle possibilità di scelta della persona. Deistituzionalizzare significa piuttosto prevenire nuove istituzionalizzazioni e costruire nella comunità condizioni, servizi e sostegni che permettano alle persone di esercitare effettivamente la propria libertà di scelta.
È però un passaggio tutt’altro che concluso. La residenzialità socio-assistenziale e socio-sanitaria continua a riguardare un numero molto elevato di persone. Allo stesso tempo, la recente riforma della disabilità, con il Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, e il nuovo Piano di azione per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità, emanato nel 2026, rafforzano il riferimento all’autodeterminazione, alla personalizzazione dei sostegni e alla possibilità di costruire la propria vita nei contesti ordinari della comunità.
Proprio per questo mantiene tutta la sua forza l’avvertimento affidato da Roberto Tarditi alle pagine del libro, quando scrive di avere paura che “la logica dell’istituto sia sempre in agguato”. Una logica che non riguarda soltanto la dimensione o la forma degli edifici, ma può riprodursi ogni volta che organizzazioni, servizi e pratiche finiscono per sostituirsi alle persone nelle decisioni che riguardano la loro vita. La vicenda di Piero e Roberto continua così a interrogare il presente, ricordando la distanza che può ancora separare il riconoscimento formale di un diritto dalla possibilità concreta di esercitarlo.
L’incontro, promosso nella realtà astigiana da Ama e Amnesty International, mette in relazione il tema della vita indipendente e dell’inclusione con quello più ampio dei diritti umani.
L’appuntamento sarà introdotto da Paola Bombaci, presidente dell’Associazione Ama. Interverranno Samuele Pigoni, segretario generale della Fondazione Time2 e curatore della nuova edizione, e Domenico Massano, pedagogista, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale e responsabile campagne di Amnesty International Piemonte e Valle d’Aosta.
L’iniziativa si svolge nell’ambito del progetto “Inclusion for all”: il progetto promosso da Ama Asti APS ETS, finanziato dalla Fondazione CRT nell’ambito del Bando VivoMeglio 2025, che intende costruire una scuola e una società capaci di riconoscere e valorizzare la neurodiversità, superando i vecchi modelli che interpretano la disabilità in termini di deficit.