Nell’Astigiano è in corso una gravissima emergenza per la siccità. Un inverno senza neve e con poca pioggia, proseguito con una primavera altrettanto siccitosa, hanno praticamente messo sotto stress tutte le colture. “D’altra parte – sottolinea il direttore di Coldiretti Asti, Antonio Ciotta – la primavera 2017 è stata la seconda più calda del pianeta a livello climatologico da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1880”. A livello globale, rileva il servizio tecnico di Coldiretti, gennaio è stato il terzo mese più caldo dall’inizio delle rilevazioni, febbraio, marzo aprile e maggio si sono invece classificati tutti al secondo posto. Nel maggio 2017 la temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani è stata inferiore solo a quella del 2016 su un valore di ben 0,88 gradi Celsius superiore alla media di riferimento del 1951 -1980. Una situazione che ora sta facendo sentire le conseguenze sul settore primario. Nell’Astigiano si fa prima a fare un elenco delle zone elette, dove l’arsura del solleone non ha ancora colpito, ci spiega il responsabile dell’assistenza tecnica di Coldiretti Asti, Antonio Bagnulo: “Nei fondo valle freschi, nei terreni con forte risalita capillare, le poche aree in cui qualche acquazzone in più ha stemprato per ora il problema. Ovviamente si registrano danni molto differenti tra le varie colture, anche se in ogni caso la situazione sta precipitando di giorno in giorno”. La vite e il nocciolo per ora si stanno difendendo, grazie alla forte capacità di esplorazione del suolo. Maggiori problematiche interessano già i cerealicoltori, sono consapevoli che l’unica speranza per ottenere una produzione quanti-qualitativa accettabile, almeno per la produzione primaverile-estiva (mais e soia), è legata all’irrigazione. “Purtroppo – rileva Bagnulo – la nostra realtà non dispone di acqua sufficiente e quindi non si può che sperare nella pioggia e nell’abbassamento delle temperature. Per i cereali autunno-primaverili (grano e orzo), che hanno tenuto fino a tutto maggio, si spera possano arrivare alla mietitura senza troppe perdite”. In ogni caso tutte le colture sono in emergenza idrica. Le foraggere hanno portato a compimento, con difficoltà, solamente il primo taglio, nei terreni più umidi si segnala già un danno almeno del 50% sul secondo taglio e per sul terzo taglio non si fa già più affidamento. Ovviamente questo si traduce anche in un costo consistente nell’approvvigionamento per l’alimentazione degli animali e quindi un danno per gli allevatori. In grave sofferenza anche le colture orticole e, in ogni caso, laddove c’è disponibilità di acqua, l’irrigazione sta facendo lievitari i costi di produzione. Nel frattempo si comincia già a pensare quali saranno le conseguenze sui frutteti del prolungarsi della siccità. Secondo il Cnr, abbiamo vissuto non solo la seconda primavera più calda dal 1800 ad oggi, ma anche l’anomalia di +1,9 gradi con la terza più asciutta di sempre e un deficit di acqua di quasi il 50% rispetto al periodo 1971-2000. “La nostra confederazione nazionale – precisa Ciotta – ha già stimato un danno di oltre un miliardo di euro per la nostra agricoltura, causato dal clima per eventi come la siccità e calamità naturali come gelo, bombe d’acqua e grandinate. Per trovare rimedi, gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte, promuovendo l’utilizzo razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti. Un nostro progetto in particolare sta sviluppando tutte le possibilità offerte dall’agricoltura di precisione”. Non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale anche per mantenere in vita i sistemi agricoli, senza i quali sono a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare. “Di fronte alla tropicalizzazione del clima – spiega il presidente di Coldiretti Asti, Roberto Cabiale – se vogliamo continuare a mantenere un’agricoltura di qualità come la nostra dell’Astigiano, bisogna raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi con interventi strutturali che non possono essere più rimandati. Occorrono quindi interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, creando bacini ed utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere acqua. La politica dovrebbe pertanto essere più attenta a queste esigenze che non sono più rimandabili”. Nel XXI secolo per ben cinque volte è già stato fatto segnare il record delle temperature (2005, 2010, 2014 e 2015 e 2016), ha rilevato la banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre. La situazione è difficile anche in Italia, dove l’anno 2015 è stato più bollente della storia e il 2017 potrebbe essere sulla buona strada, dopo aver fatto segnare la seconda primavera più calda dal 1800. Questa la classifica italiana degli anni più caldi: 2015 2014 2003 2016 2007 2012 2001 1994 2009 2011 2000
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