Da sempre, in tutti gli ospedali, è uno degli esami più temuti: ma da circa un anno la colonscopia fa meno paura agli utenti del Cardinal Massaia.
L’esame viene infatti svolto, a tutti i pazienti, sotto sedazione (in termini tecnici si dice sedo-analgesia): in precedenza la terapia endovenosa veniva fatta solo in casi particolari.
Al paziente si somministrano farmaci dalla doppia azione, per tenere sotto controllo sia lo stato d’ansia che eventuali stimoli dolorosi che possano eventualmente manifestarsi durante l’esame.
La procedura è ormai di routine: prima attraverso il consenso informato, poi nel rapporto con l’infermiera al momento dell’ingresso nella sala endoscopica, l’utente apprende che sarà sottoposto a sedo-analgesia; se tuttavia non desiderasse assumere i farmaci, può scegliere liberamente di non ricorrervi e il personale svolgerà l’esame senza l’ausilio farmacologico. Nel 2010 sono stati 1910 i pazienti che hanno fruito della colonscopia in regime ordinario, mentre altri 358 sono stati inclusi nel programma Prevenzione Serena.
“La colonscopia in sedo-analgesia – spiega Mario Grassini, primario di Gastroenterologia – viene svolta al Massaia in regime di sicurezza: i farmaci possono indurre eventuali effetti collaterali anche molto seri, per cui vanno somministrati con attenzione da personale addestrato e in ambiente protetto: è quello che succede nel nostro reparto, i cui operatori un anno fa, prima di introdurre la sedo-analgesia, hanno seguito specifici corsi di formazione con i medici anestesisti. Disponiamo, inoltre, delle attrezzature necessarie a monitorare il paziente, durante e dopo l’esame, per intercettare tempestivamente eventuali reazioni ai farmaci che, in ambito ospedaliero, possono essere agevolmente gestite. Parimenti, l’elevata professionalità di medici e infermieri, oltre alla disponibilità tecnologia dell’ospedale, consentono di effettuare immediatamente l’asportazione di piccole lesioni intestinali (le cosiddette polipectomie), così da evitare al paziente di dover ripetere l’esame”.
Un riscontro positivo alla scelta di introdurre la sedo-analgesia, andando a rafforzare le azioni del Massaia nella terapia del dolore, viene dagli stessi utenti, invitati dopo il controllo a rispondere a un questionario di soddisfazione delle prestazioni ricevute. Tali indagini vengono svolta annualmente dal 2003, da quando cioè la Gastroenterologia ha ottenuto la certificazione di qualità ISO 9000.
“I questionari compilati nel periodo pre-sedazione – indica Grassini – hanno dimostrato che più dell’85% dei pazienti rifarebbe l’esame, sfatando in tal modo l’immagine negativa che accompagna questa indagine. Abbiamo comunque ritenuto di introdurre la sedo – analgesia di routine per migliorare ulteriormente il rapporto con l’utenza.
Inoltre, nello spirito di un miglioramento continuo, siamo attenti anche alle criticità segnalate. ? A tal proposito si sottolinea l’attenzione rivolta al paziente nella preparazione alla colonscopia. Nei giorni che precedono l’esame occorre assumere un preparato per il lavaggio intestinale disciolto in una quantità abbondante di acqua. Abbiamo cercato di limitare al minimo il disagio, dividendo la somministrazione in due giorni per ridurre la quantità di acqua e privilegiando i preparati più appetibili al gusto. Nel frattempo stiamo lavorando per cercare di definire un modello di preparazione soggettiva, costruita cioè sulle esigenze del singolo utente”.
Le 1910 colonscopie svolte in regime ordinario, nel 2010, al Massaia hanno superato quelle del 2009 (1864). “Questo esame – ricorda il primario – è una metodica principalmente diagnostica, ma che può, anzi deve diventare terapeutica se necessario (per esempio quando accertiamo l’esistenza di un polipo, che viene tolto). Allo stato attuale non è più accettabile, se non in casi particolari, dover ripetere la colonscopia per asportare polipi presenti nel colon. Prevenzione Serena (orogramma regionale di screening) si sta rivelando utile sia nella diagnosi tempestiva delle lesioni tumorali che nella rimozione dei polipi, interrompendo l’evoluzione verso il cancro”.
Nel 2010, oltre alle 358 colonscopie, i medici della Gastroenterologia hanno assicurato 479 sigmoidoscopie di screening, mediante le quali è possibile visualizzare la superficie interna del tratto terminale del grosso intestino (sigma e retto) dove si localizzano i 2/3 dei tumori.
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