La pioggia battente non ha fermato “A sud di nessun nord”. I volontari dell’associazione Nomadi e Stanziali e lo staff del Diavolo Rosso hanno attuato in tempo zero un “piano b” che ha permesso lo svolgersi di tutti gli eventi in programma, e, con, l’ausilio di una tensostruttura montata in piazza San Martino, anche la sezione ristoro è stata messa al riparo. Ieri alle 19, in un raro momento di tregua, la Corte Sconta ha accolto un folto pubblico accorso per ascoltare il tradizionale saluto del viandante, affidato quest’anno ad Eduardo Galeano. Lo scrittore sudamericano ha letto in un ottimo italiano un lungo intervento sul tema dello spazio del tempo, che ha fornito lo spunto per una riflessione sul nostro presente e sul mondo.
“La storia non è qualcosa di fisso e definito – ha spiegato Galeano – ma qualcosa che può essere ridisegnato. I recenti moti di libertà in paesi come la Libia ne sono la dimostrazione. Sono segni che mi riempiono di entusiasmo, e che ci dovrebbero far capire che la democrazia non è qualcosa che va imposto dall’esterno, come spesso fanno gli Stati Uniti. I paesi più potenti mostrano in troppe occasioni un complesso messianico che li porta ad intervenire nelle questioni altrui, soprattutto se di mezzo c’è il petrolio. Obama? Non credo che riuscirà ad operare grandi cambiamenti, anche se vedere salire un presidente di colore è senza dubbio un passo avanti, come anche la sua riforma sanitaria. Ma sul piano del lavoro rimangono mille problemi, a livello planetario: nei paesi in via di rapida crescita come Cina e India dilaga lo sfruttamento della manodopera, un modello che si esporta fin troppo facilmente. Mi sembra che in questo punto del nostro viaggio nella storia siamo più naufraghi che naviganti”.
Evento di punta della prima giornata del festival è stato senza dubbio l’atteso concerto dei Quintorigo, spostato sul palco del Diavolo Rosso. Il quintetto, noto per la singolare commistione tra rock e sonorità classiche e jazz, e l’uso di strumenti come violini, viole e sax, ha proposto un bel set che ha mescolato i brani del recente “English garden” a pezzi storici del proprio repertorio, oltre a cover come una “Heroes” di David Bowie rallentata ed intensa, e selvagge versioni di “Highway star” dei Deep Purple e di “Purple Haze” di Jimi Hendrix, con gli strumenti ad arco a far le veci delle chitarre elettriche.
Molto applaudito anche il bivacco di mezzanotte, spostato anch’esso al Diavolo, con protagonisti gli attori Francesco Visconti e Chiara Buratti, accompagnati al pianoforte da Flavio Costa.
Alexander Macinante
cultura
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