Tre domande a… Michele Miravalle
Il Palio di Asti si trova di fronte a uno snodo fondamentale per il proprio futuro. In questa intervista raccogliamo la visione di Michele Miravalle, consigliere comunale ma soprattutto grande appassionato della manifestazione.
Quando si parla di modificare il Palio il rischio è spesso quello di spaccare la città. Qual è a suo avviso il metodo corretto per affrontare una fase di riforme?
“Ogni trasformazione del Palio deve necessariamente nascere da un percorso condiviso con chi il Palio lo fa vivere tutti i giorni. In questi anni abbiamo assistito a troppe decisioni calate dall’alto, un metodo che non fa bene a una festa che appartiene all’intera comunità. Se dipendesse da me, il Comune dovrebbe farsi promotore di una consultazione snella e ben organizzata. L’idea è quella di porre dei quesiti chiari ai comitati, lasciando loro alcuni mesi di tempo per convocare grandi assemblee interne con iscritti e borghigiani. È attraverso la discussione diffusa nella base che devono emergere le proposte di cambiamento, garantendo rispetto per le identità locali e massima partecipazione”.
Una delle sue proposte più articolate riguarda la riorganizzazione dei tempi della manifestazione, con un modello distribuito su due giorni. Quali vantaggi porterebbe?
“Dobbiamo partire da un presupposto fondamentale: il Palio di Asti possiede un patrimonio unico in Italia vale a dire la ricchezza, la cura filologica e lo studio che c’è dietro la nostra sfilata storica. Nessun’altra manifestazione del genere vanta costumi e temi di questo livello. Tuttavia, oggi questo tesoro non ce lo stiamo giocando bene. La sfilata viene compressa in poche ore della domenica pomeriggio, col paradosso per cui la prima metà dei figuranti entra in piazza Alfieri quando le tribune sono ancora mezza vuote. Spostare il Palio su due giorni permetterebbe di restituire al corteo la centralità che merita. La mia idea è, se possibile, di anticipare al sabato pomeriggio tutte le batterie eliminatorie dei 21 borghi, mantenendo nella stessa giornata la sfilata dei bambini, che rappresenta un investimento fondamentale per coinvolgere i più giovani. La domenica diventerebbe così la giornata della grandiosa finale secca a nove cavalli, preceduta dalla sfilata storica vissuta senza affanni”.
Quali sarebbero le ricadute economiche, turistiche e di gestione della corsa?
“I vantaggi sarebbero molteplici. Da amministratore pubblico mi pongo anzitutto il tema dell’efficientamento dei costi: l’allestimento della pista e delle tribune è la voce di spesa più imponente dell’intera macchina del Palio. Attualmente le tribune vengono sfruttate a pieno regime solo per poche ore la domenica, mentre al sabato per le prove si paga un biglietto simbolico. Sulla doppia giornata, invece, lo stesso seggiolino verrebbe messo a reddito per due giorni consecutivi, rendendo l’investimento finanziario decisamente più sostenibile. Sul piano turistico, considerando che circa la maggior parte dei visitatori e degli stranieri arriva già il giorno prima, potremmo finalmente vendere un vero “pacchetto weekend del Palio”. Si allungherebbero i tempi di permanenza in città, riducendo anche l’affanno dei ristoratori che oggi faticano a gestire i flussi del pranzo domenicale. Infine, non va sottovalutato il benessere animale e l’equità della gara: far correre la finale la domenica a soli nove cavalli garantirebbe a tutti i finalisti le medesime condizioni di recupero, superando la palese penalizzazione statistica che oggi subisce chi viene sorteggiato nella terza batteria”.
L’intervista completa e altri approfondimenti sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 18 settembre 2026
Cristiana Luongo