“L’Inps ha indirizzato a numerosi pensionati lettere in cui si richiede la restituzione di somme erroneamente corrisposte per periodi (in alcuni casi di dieci annualità) che coprono gli anni dal 1992 al 2011. Queste lettere stanno generando situazioni di allarme sociale (allarme sfociato in un caso nel suicidio di una persona anziana). E’ grave che l’Inps non tenga conto della situazione reddituale, sociale e familiare dei destinatari, e invii lettere con motivazioni generiche, senza previsione di possibilità di rateazione del debito, e perfino contrastanti con la normativa in materia. Per questo abbiamo presentato una Risoluzione, approvata dalla Camera, che impegna il Governo a intervenire con urgenza perché l’Inps non può trattare i pensionati come pezze da piedi”: così dichiarano l’On. Cesare Damiano (Capogruppo PD Commissione Lavoro) e l’On. Luigi Bobba (PD, Vicepresidente della Commissione Lavoro), proponenti della Risoluzione in questione (sottoscritta anche dalla parlamentare Elisabetta Rampi).
Spiegano Cesare Damiano e Luigi Bobba: “La motivazione addotta dall’Inps a fondamento della pretesa di restituzione delle somme è di varia natura, ed in alcuni casi genericamente indicata nell’espressione ‘A seguito della revisione delle operazioni di calcolo è risultato che l’importo della pensione spetta in misura inferiore a quella corrisposta’. Nella lettera ci si limita a dire che l’interessato può presentare ricorso amministrativo esclusivamente on line e che, in casodi mancato riscontro, si procederà a recupero coattivo del credito. Non si prevede alcuna possibilità di rateazione né si tiene conto dei termini prescrizionali ordinari previsti per la ripetizione degli indebiti pensionistici in caso di errore dell’Inps e non viene neppure indicato il responsabile del procedimento al fine di facilitare il pensionato nella richiesta di informazioni sul debito. E’ questo il modo di trattare i pensionati che non hanno nessuna responsabilità per gli errori dell’Inps?”.
“Abbiamo chiesto al Governo di intervenire per effettuare una ricognizione delle dimensioni del fenomeno e per approfondire le ragioni che hanno determinato l’errore da parte dell’Inps perfino in casi risalenti a ventanni addietro – aggiungono Cesare Damiano e Luigi Bobba – ma soprattutto bisogna che l’Inps tenga conto del ‘principio di affidamento’, ovvero la necessità che la pretesa di ripetizione delle somme si concili con la situazione reale del cittadino che sulla pensione fa affidamento per condurre una vita dignitosa. Il Governo deve emanare disposizioni di indirizzo all’Inps per rimediare alla situazione di allarme sociale che è stata generata, definendo misure idonee ad attutire o eliminare le decurtazioni reddituali a persone che percepiscono pensioni modeste e prevedendo da parte dell’Inps una nuova notifica agli interessati che contenga l’indicazione dell’importo dovuto e che contempli la possibilità della rateazione”.
POLITICA
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