Cambio di programmazione al cinema Ritz di Asti. Da venerdì 3 maggio infatti verrà proiettato il film “Il figlio dell’altra”di Lorraine Levy, con Emmanuelle Devos, Pascal Elbé, Jules Sitruk, Medhi Dehbi e Aree Omari (durata 150 min). Gli orari: venerdì, sabato e lunedì alle 21.15 e domenica alle 19 e alle 21.15. “Joseph Silberg è un ragazzo israeliano che vive spensierato i suoi pochi anni e il suo sogno di scrivere canzoni, da cui lo separa il servizio di leva obbligatoria nell’esercito. Figlio di un’ufficiale e di una dottoressa che lo amano incondizionatamente, scopre durante la visita militare che il suo gruppo sanguigno non è compatibile con quello dei genitori. Scambiato diciotto anni prima con Yacine Al Bezaaz, palestinese dei territori occupati della Cisgiordania, Joseph è sconvolto e confuso. La rivelazione getta nel caos le rispettive famiglie che provano a incontrarsi e accorciare le distanze culturali. Ma le ‘questioni politiche’ hanno la meglio sul buon senso e sui padri, che finiscono per rinfacciarsi in salotto il dolore dei rispettivi popoli. Rifugiatisi in giardino, Joseph e Yacine provano a interrogarsi sulla loro identità e sul loro destino. I loro incontri si faranno sempre più frequenti, fino a quando non decideranno di entrare l’uno nella famiglia dell’altro, frequentando la vita che avrebbero dovuto vivere e rientrando in quella che gli è capitato di vivere.
Privilegiando un equilibrio (anche estetico) politicamente corretto, Il figlio dell’altra sceglie la forma del dramma familiare per raccontare la questione israelo-palestinese. Diretto da Lorraine Lévy, francese di origine ebraica, Il figlio dell’altra è un film di soglie e di confini, che riflette sulla stratificazione complessa dei rancori accumulati dalla Storia. Scambiando letteralmente le esistenze di due bambini, la regista produce l’occasione, per occupati e occupanti, di osservare, vedere e magari anche capire l’altro, uscendo dal cul de sac in cui il mondo pare essersi infilato. Ebreo cresciuto da palestinesi Yacine, palestinese cresciuto da israeliani Joseph, i due giovani protagonisti vivono al di là e al di qua di un confine odioso, alimentato dalla paranoia e dai pregiudizi che ogni divisione, muro o recinto porta con sé.
Di quel confine, Il figlio dell’altra dice pure e sinceramente l’inalienabile necessità, raccontando l’intimità, la tradizione, la casa, la terra, la speranza. Il film della Lévy conduce il conflitto e la convivenza tra israeliani e palestinesi, mai privi di lotte e di lutti, a una dimensione quotidiana e privata, provando a cogliere l’essenza e insieme l’universalità dell’infinita vicenda mediorientale. Le idee sono allora veicolate dai personaggi, che interpretano con grande sensibilità la complessità di due punti di vista, le contraddizioni di uno stato di cose, il dolore e la resistenza a immedesimarsi nell’altro. Se i padri dei giovani protagonisti sembrano irriducibili a qualsiasi apertura, almeno nei loro primi incontri, le madri colgono veramente l’opportunità nello scambio e accolgono il figlio dell’altra (il figlio biologico cresciuto dall’altra), indicando l’amore come possibile via di uscita da una condizione paradossale. In mezzo ci sono due ragazzi che gettano il cuore al di là dell’ostacolo e di una riga tracciata idealmente su una carta geografica. Nella realtà quella linea si traduce in un check point, una barra che interrompe una strada, che separa due popoli, che determina due destini.
Da una parte i territori occupati dall’esercito israeliano, dall’altra Israele, da una parte gli ebrei, dall’altra gli arabi, da una parte un ritorno alla propria terra, dall’altra una conquista della propria terra. Una duplice versione che ha condotto alla tragedia. Tragedia che Joseph e Yacine possono correggere, vivendo al meglio la vita dell’altro”.
Al Ritz di Asti “Il figlio dell’altra”
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