Settembre è iniziato da poco e si comincia a parlare sul serio di vendemmia. La raccolta è in ritardo rispetto agli ultimi anni, ma è dipeso dalle vicende climatiche dell’annata 2014: inverno tiepido, primavera alterna, estate decisamente sotto tono. In sostanza, un’annata quasi “capovolta” nel suo andamento. Anche i viticoltori più anziani, di 85-90 anni, non ricordano un anno così tribolato. I viticoltori lo sanno, perché han dovuto impegnare tempo, lavoro e risorse per tenere a bada la vegetazione e le malattie della vite. “C’è stato freddo e spesso è caduta la pioggia. Ma siamo già contenti che non sia venuta la grandine. Gli ultimi giorni ci lasciano ben sperare. Forse il cielo ha messo giudizio e ci regala un po’ di soddisfazione. Le terre del Moscato ne hanno bisogno, come tutte le altre. E noi siamo fiduciosi, perché con la collaborazione di tutti pensiamo di fare una vendemmia tutto sommato positiva.” Queste considerazioni sono emerse in occasione del pranzo dei conferenti che la Toso ha organizzato anche nel 2014 per incontrare chi produce le uve per i suoi vini, in particolare Asti e Moscato d’Asti. Gianluca Piano è di Calosso. Le vigne le ha in posizioni solatie e non teme i giorni che verranno. “Certo, se ci fosse un po’ di sole sarebbe tutto più facile e andrebbe a vantaggio di tutti, compreso chi le uve le vinifica. Uva e vino non sono due compartimenti separati. Sono poli dello stesso sistema e debbono ragionare insieme. Così i viticoltori e i vinificatori. Stare su posizioni contrapposte non serve a nessuno.” Daniele Mirano ha la sua azienda a Santa Libera di Cossano Belbo, ben in alto, a 600 metri sul livello del mare. “Qui la brezza è costante e porta fortuna; – ci dice convinto –non temiamo nemmeno un’annata come questa. Se poi il clima ci aiutasse… La Cantina Toso è il nostro referente da tanti anni, almeno una trentina e per noi questo rapporto è diventato poco per volta essenziale, quasi un qualcosa di familiare.” Marco Canaparo e Luigi Guglielmetti sono entrambi di San Grato di Santo Stefano Belbo. Anche loro non hanno fretta di staccare i grappoli dalle viti. “Vedremo. – dicono all’unisono – Certo è che quest’anno l’uva è bella turgida, con tutta quell’acqua che è scesa. Abbiamo cercato di aiutarla, sfogliando ed esponendo i grappoli al vento che asciuga. Facciamo di tutto per fare uve buone.” Sottovoce ci ricordano che la sola strada è la qualità. La quantità paga a prima vista, poi ti gira le spalle. E per ottenere la qualità a volte bisogna anche saper aspettare. Infine, una viticoltrice. Monica Panzarella di Sant’Antonio di Canelli, una delle colline storiche per il Moscato e la produzione di uve per fare vini importanti. ”Noi conferiamo le uve Moscato a Toso da almeno 20 anni e si è instaurato un rapporto di fiducia reciproca. Loro sanno come sono andate le cose quest’anno, ma sanno anche che noi faremo di tutto per produrre qualità: faremo la cernita, elimineremo le parti non sane del grappolo. E loro questo lo capiscono.” Fin qui, i pensieri e le speranze prima di iniziare la raccolta. Staremo a vedere se il tempo e le piante sapranno dare le giuste soddisfazioni a tutti, viticoltori compresi.
Alla Douja d’Or si parla di “Vino e innovazione” con AstInnova
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