Dopo una gustosa anticipazione, la particolarissima serata Occitana del 3 ottobre scorso, inizia ufficialmente venerdì 24 ottobre la stagione di Indi(e)avolato
. Si parte con uno dei nomi più importanti dell’indie rock Italiano, il cui secondo disco Sassi uscito per La Tempesta la scorsa primavera ha fatto incetta di consensi a 360 gradi.
Maria Antonietta e la sua super band arrivano al Diavolo Rosso dopo un tour estivo fitto di date, di platee importanti e gramite.
Un gradito ritorno, una serata molto attesa
In opening gli AuToMatiC, una interessantissima e giovane band locale (sono di Nizza Monferrato) da tenere assolutamente sott’occhio. Maria Antonietta è una ragazza con la chitarra e litri di sangue versato. Maria Antonietta, al secolo Letizia Cesarini, nasce a Pesaro nel 1987. Dopo aver autoprodotto il suo primo disco nel luglio 2010 “Marie Antoinette wants to suck your young blood” e dopo aver fondato il progetto shoegaze Young Wrists nella sua Pesaro confeziona l’esordio (omonimo) in italiano registrato e prodotto da Dario Brunori che esce il 6 gennaio 2012. Poi un lungo tour che dura quasi un anno e mezzo, un brano come “Animali” nel maggio 2013 (con inclusa una cover di Gigliola Cinquetti).
Nel 2014, esce Sassi, per La Tempesta dischi, segue un tour estivo fatto di tantissime date e un gran successo di pubblico Ecco come Letizia parla del suo nuovo lavoro: “Il titolo “Sassi” è un riferimento ad un verso dell’Ecclesiaste (3:5), uno dei libri sapienziali della Bibbia. Questo verso compare in uno dei brani precisamente in “Abbracci” e recita: “C’è un tempo per lanciare i sassi, un tempo per raccoglierli” e prosegue “C’è un tempo per astenersi dagli abbracci e un tempo per gli abbracci”. Per una vita intera ho lanciato sassi, anche molto malamente. Ora è arrivato il momento di raccoglierli per costruirci la mia
casa, il mio amore e la mia felicità. Finalmente so perché voglio essere qui e non altrove e proprio con queste persone. Questo disco parla della felicità e di come proietta sempre un’ombra lunga. Di come il diavolo la insidia
molto spesso e di come vorresti essere più intelligente per proteggerla meglio. Questo disco parla di una specie di consapevolezza che ti è venuta perché ti hanno rotto le ossa migliaia di volte, adesso però non le possono spezzare più. Tutte le canzoni sono state scritte sul divano della casa di Via Colombo, la prima casa dove mi sono trasferita a vivere con Giovanni. Erano mesi molto strani, in cui tutto mi sembrava una specie di sogno bellissimo e pensavo che tutta quella felicità sarei dovuta essere molto brava a gestirla, era una specie di alluvione. Mi circondava ovunque. E in mezzo all’acqua alta a volte vedi ogni specie di mostro. Il disco è stato prodotto con Marco Imparato e con Giovanni Imparato*. Insomma l’abbiamo prodotto insieme e questa cosa è assolutamente bellissima. Non sono due sconosciuti o due persone con cui “collabori” sono due persone che fanno parte della tua vita e che ami. Per questo mi sono sentita compresa fino in fondo nella mia sincerità. Marco ha poi arrangiato i brani in maniera intelligente ma anche sufficientemente scarna da non intaccare il messaggio, non deviarlo, non appiccicarci fronzoli ma fare un tutto unico con le parole. Nei mesi si è davvero fatto un lavoro sovrumano e pensare che altri dedichino così tante energie e cuore ai tuoi brani è una cosa a cui non riesci quasi a credere. Insomma io sono molto fiera di come suonano queste canzoni sincere e mi sento davvero grata e davvero felice, umanamente e artisticamente. Questo disco, a partire dall’artwork, sono riuscita a curarlo davvero in prima persona anche grazie alla grande fiducia di Tempesta che mi ha lasciato una libertà immensa e mi sento davvero orgogliosa di come tutto questo mi rappresenti. Perché sono una molto difficile, ma anche molto semplice, una che lancia i sassi ma anche una che alla fine li raccoglie, una che parla ma anche una che molto spesso sta zitta proprio come questo disco. Sono felice di essere riuscita a costruire un disco minimale, almeno apparentemente minimale come molte delle cose che amo di più e che hanno delle atmosfere bellissime come per esempio Colossal Youth dei Young Marble Giants o i lavori di Nina Nastasia. Nel disco c’è anche molto piano, uno strumento che non avevo mai usato prima e degli arrangiamenti un po’ più complessi come in “Tra me e tutte le cose” e ogni volta che ascolto la strofa penso al David Bowie di Five Years. Poi ci sono brani in qualche modo folk con organi che mi fanno pensare a PJ Harvey, uno dei miei riferimenti di sempre. Ci sono molte incursioni a dire la verità: nel beat-punk con “Ossa”, nello pseudo-rap con “Giardino Comunale” forse influenzato in qualche modo dalla mia ossessione per gli WHY?, nel post punk con “Abbracci” e non ho ben presente quali siano i riferimenti di questi brani, penso solo che sia un disco molto contemporaneo perché dentro ci sono tanti input e tanti modi, tante facce anche se la direzione paradossalmente è una. Sempre diritto”.
Per l’Indi(e)avolato Maria Antonietta sale sul palco del Diavolo Rosso
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