Si avvicina il 20 novembre giorno in cui il gup deciderà se accogliere la richiesta di patteggiamento di Pierino Santoro, ex direttore dell’Agenzia Territoriale per la Casa accusato di peculato, di essersi cioò appropriato nel corso degli anni di soldi pubblici, più precisamente appartenenti all’Ente. Parliamo di una cifra che supera i 9 milioni di euro. Un buco che Santoro, subito dimissionario, difeso dall’avvocato Aldfo Mirate, aveva cercato di “sanare” parzialmente restituendo 800 mila euro in contanti. Associazioni di cittadini, ma anche parti civili escluse dal procedimento penale hanno organizzato un’assemblea pubblica mercoledì 12 novembre, alle 21, nell’ex sala consigliare del Comune di Ast per fare analisi dell’attuale situazione, confrontarsi e decidere forme di mobilitazione. “Tutte le richieste di costituzione di parte civile sono state respinte. A norma di legge, si sottolinea (perché non sono ammesse se i richiedenti non documentano un ruolo di “parte lesa”, nei processi di rito abbreviato, quando l’imputato propone un patteggiamento) – spiegano dal Coordinamento Asti Est fra i promotori dell’iniziativa -. La decisione del pm, quale che sia la procedura che l’ha sorretta, e dando per scontato che il magistrato abbia agito in libertà ed autonomia di giudizio, conferma ad abundantiam che l’aspetto processuale continua ad oscurare l’aspetto politico/sociale della vicenda. Vale a dire, non è dato sapere come il colpevole abbia potuto agire così, in un ente pubblico, per anni, indisturbato; come uscire da una “normalità” che genera sistematicamente corruzione. Ora, il patteggiamento, che si annuncia con l’ok già espresso dal pm, oltre che ad evitare pene detentive all’imputato, lascerebbe dispersi nel nulla (o nel tanaro) i tre quarti del maltolto. Nel rispetto della legge, si dirà ancora una volta. Cornuti e mazziati: gli assegnatari dell’Atc, i cittadini a cui è negato e minacciato il diritto all’abitare. Al di sopra di ogni sospetto: gli amministratori dell’Atc e i loro mentori politici, le circostanze la cui inquietante “normalità” non viene mai messa in discussione. Quindi, quel patteggiamento, se ci sarà, non sarà fatto in nostro nome, meno che mai a nome degli assegnatari, e di tutti i cittadini a cui è negato o minacciato il diritto all’abitare. Noi riproponiamo ostinatamente la nostra lettura dei fatti e le azioni che si dovrebbero opporre a quei fatti. Per impedire che la corruzione si ripeta e il risarcimento dei cittadini non sia solo consolatorio. Se il diapason della corruzione fa sentire la sua nota in tutti gli ambienti “pubblici” ed ha come correlato cittadini privati di sovranità, dunque impediti ad agire una democrazia partecipata, dunque impossibilitati a tenere a freno gli indocili, per non dire rapaci, fautori del mercato. Allora i cittadini devono riappropriarsi dei loro diritti, rifiutarsi di essere i destinatari passivi di decisioni altrui. Gli assegnatari, e tutti i cittadini a cui è negato o minacciato il diritto all’abitare devono poter esercitare direttamente forme di controllo della gestione delle Agenzie; Se tutte le questioni aperte nella storia recente dell’Agenzia annunciano la prossima liquidazione delle Atc. La missione sociale delle Agenzie è stata compromessa con leggi a favore del mercato delle locazioni; le morosità incolpevoli sono ormai fuori controllo; il frazionamento della proprietà di molti condomini ne ha compromesso l’amministrazione; le turbolenze mercantili hanno impedito il buon esito di molti cantieri di nuova costruzione; il patrimonio immobiliare delle Agenzie è stato ridotto a residualità del totale del patrimonio immobiliare. Allora si devono attualizzare il ruolo, le ragioni e le finalità del vecchio Istituto autonomo delle case popolari (Iacp). Sulla base di questa lettura dei fatti, proponiamo ai soggetti sociali e politici della città una riunione per dare forma e contenuti ad una manifestazione pubblica (assemblea/presidio), prima o in coincidenza della udienza del 20 novembre”.
Assemblea cittadina sulla vicenda dell’Atc ad Asti
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