“Eccoci nuovamente a denunciare un nuovo passo verso l’abbandono del Nostro territorio. L’ultimo “regalo” arriva da Poste Italiane: circa una settimana fa riceviamo una comunicazione che annunciava un taglio delle aperture nell’Ufficio postale del mio comune come in quasi tutti i comuni limitrofi. Dopo un lungo elenco di articoli di legge e commi veniva precisato che un ufficio già aperto a giorni alterni era ridotto a soli due giorni di servizio. Mi sono subito attivato (insieme con altri colleghi) chiedendo un incontro con il Direttore Provinciale con l’obbiettivo di capire se esistono margini per modificare il piano di riorganizzazione, ad essere sincero non nutro troppe speranze considerati alcuni aspetti legati alle modifiche proposte i quali lasciano poco spazio ad un ripensamento che tenga conto della qualità del servizio. Per sgombrare il campo da ipotetici fraintendimenti dico subito che un’apertura articolata, come era, su tre giorni settimanali alternati per una realtà come Quaranti era sufficiente a garantire un buon servizio. Il numero dei residenti veniva soddisfatto nelle varie operazioni, e ipotizzare per esempio un’apertura su sei giorni era probabilmente sovra stimata. Aggiungiamoci che Quaranti, come tutti gli altri Paesi vicini, ha un forte incremento di presenze durante i fine settimana caratterizzato dal rientro di parecchi residenti che per lavoro in settimana non vivono in paese o da parenti in visita. Tutto questo premesso Poste Italiane che fa ? cambia i giorni di apertura eliminando il sabato, lasciando il martedì e il giovedì. Geniale, considerando che sommati i due giorni che si salvano non si raggiunge il numero di operazioni fatte nella giornata del sabato. Non solo: tanti correntisti del nostro Ufficio Postale riescono solo il sabato ad effettuare le operazioni necessarie sul proprio conto. Non so a voi ma a me sfugge la strategia per migliorare il servizio, mi convinco altresì che il vero obbiettivo perseguito da questa riorganizzazione sia solo un risparmio di risorse soprattutto Umane e anzi il servizio reso all’utenza sia stato volutamente non considerato, altrimenti non si spiegherebbe la chiusura del giorno con più affluenza. In questi ultimi tempi c’è stato da parte di noi amministratori un correre a partecipare a convegni o incontri per organizzare una strategia di valorizzazione dopo il riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità UNESCO del nostro territorio, insieme ad una miriade di associazioni o enti si è ipotizzato quali strumenti adottare per attrarre quanti più turisti possibile. Sarebbe triste dover aggiungere alle bellezze del territorio e ai prodotti tipici che da esso ne derivano anche la dicitura “zona a desertificazione postale”, non credo aiuterebbe. Come dicevo noi proseguiremo nella lotta per salvare il miglior servizio postale possibile, ma se dovesse andare male lancio già una provocazione: Per Poste Italiane: scambio riconoscimento Unesco con apertura di sei giorni nostro Ufficio Postale. Non sarà corretto barattare un cosi importante riconoscimento il cui merito ricordiamolo và interamente a chi su questi territori lavora quotidianamente, ma proprio perché il Paese non è un museo delle cere i servizi postali ci servono. Quando non ci saranno più persone che del territorio se ne prendono cura i riconoscimenti non serviranno più a niente”. Alessandro Gabutto, sindaco di Quaranti
Gabutto: “Poste Italiane, da servizio fondamentale a ricordo”
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