Trenta scalini per scendere a sei metri di profondità e mettersi al sicuro nel rifugio antiaereo: lo fece a più riprese, tra il 1943 e il 1945, il personale della prefettura e lo hanno ripetuto oggi, a settant’anni di distanza dalla guerra, gli studenti della scuole media “Vittorio Alfieri” di San Damiano. Lo spazio sotterraneo di Palazzo Ottolenghi, restaurato da qualche anno, è stato uno delle mete, insieme al Ghetto ebraico, alla Sinagoga e al Museo del Risorgimento, della visita guidata dall’Israt attraverso il direttore Mario Renosio e la ricercatrice Nicoletta Fasano. L’iniziativa ha coinvolto i 63 alunni della 3A, 3B e 3C. Il rifugio, con la sua storia e gli oggetti originali conservati nelle teche allestite sotto terra, ha colpito in modo particolare la curiosità dei ragazzini, che hanno tra l’altro potuto osservare una maschera antigas per bambini, una piccola mitragliatrice, materiali didattici (quaderni, pagelle, matite, pennini) e libri scolastici aventi, tra le materie, la storia e la cultura fascista. E poi un gioco del Monopoli dell’epoca opportunamente ritoccato nello stradario, con via del Fascio e Largo Impero. La lezione di storia ha restituito racconti e dati che i ragazzini si sono appuntati nei loro quaderni: “Durante la guerra, le incursioni aeree su Asti – ha spiegato Renosio – causarono 54 vittime e 105 feriti. Il personale della prefettura aveva a disposizione un rifugio sicuro, con le porte antisoffio progettate per resistere all’eventuale esplosione della bomba. Non così fortunata era la popolazione civile, che quando suonava l’allarme scendeva in semplici cantine: chi poteva seguiva il consiglio di scappare in campagna, situazione considerata più sicura dei rifugi improvvisati della città”. Nei notes dei ragazzi anche gli appunti sui bombardamenti come elemento costante nella vita della popolazione civile, di Asti come di qualsiasi altro paese in guerra, e sulle città martiri del secondo conflitto mondiale (Dresda, ferocemente colpita dall’alto, bruciò per dieci giorni). Temi da approfondire in classe insieme alle insegnanti Giuseppina Cravero, Ebe Graziano, Claudia Scorzino, Domenica Campetiello, presenti alla visita con la vice preside Enrica Chiappini. Guidati nelle due stanze e nei corridoi del rifugio, progettato per accogliere venti persone, i giovani, accolti dall’inquietante sottofondo della sirena d’allarme, hanno potuto immaginare la paura e l’attesa di chi, settant’anni prima, aveva trovato riparo lì mentre la città, fuori, tremava. Poi finalmente, cessato il pericolo, la risalita verso la luce: venti scalini per ritrovarsi nel cortile di Palazzo Ottolenghi e riemergere dall’ansia, ieri come oggi.
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