“L’onestà tornerà di moda in questo Paese”. L’avvocato Alberto Pasta fa suo uno dei messaggi più incisivi di Beppe Grillo durante l’ultima campagna elettorale, per annunciare l’avvio di una lotta senza quartiere per il trionfo della legalità. E lo fa in “casa” del MoVimento 5 Stelle, che giovedì sera ha chiamato a raccolta, nel palazzo civico, la cittadinanza astigiana per fare chiarezza sui principali temi che hanno animato il dibattito nostrano negli ultimi mesi: scandalo ATC, incompatibilità di Brignolo, nomine dei consiglieri della Fondazione CRAsti e teleriscaldamento. SCANDALO ATC: “LA PAGINA PIU VERGOGNOSA DELLA STORIA DI ASTI” E’ passato più di un anno dalla scoperta del “più grande caso di peculato mai registrato in Italia e la pagina più vergognosa della storia di Asti”, così come è stato definito dai relatori lo scandalo ATC. Pierino Santoro, ex direttore dell’Agenzia Territoriale per la Casa di Asti, venne accusato di aver sottratto dalle casse dell’ente una cifra pari a 9,4 milioni di euro per poi girarla sui suoi conti personali. L’ipotesi di reato venne confermata dallo stesso Santoro, che assistito dall’avvocato astigiano Aldo Mirate e dal collega milanese Marco Yeuillaz, nel novembre 2014 chiese e ottenne il patteggiamento a quattro anni e due mesi di pena. La vicenda processuale potrebbe tuttavia non essere ancora conclusa: “Santoro potrebbe essere accusato di falso e truffa – precisa l’avvocato Roberto Caranzano, legale di parte civile dei comuni di Asti e Villanova – e nella lista degli indagati è possibile finisca anche Ubaldo Sabbioni”, al tempo direttore generale dell’ente. Del caso si è occupato anche il deputato del M5S Paolo Romano, il quale ha presentato un’interrogazione in Parlamento per capire a chi fossero destinati i nove assegni intestati da Santoro a Poste Italiane. Romano contesta inoltre la mancanza di volontà nel cercare di scoprire gli intrecci politici che hanno fatto da corredo alla spinosa vicenda. INCOMPATIBILITA’ BRIGNOLO: “IL SINDACO POLTRONE E SOFA’” Il Tribunale di Asti ha accolto le istanze presentate dai consiglieri comunali Davide Giargia e Gabriele Zangirolami (M5S) che contestavano a Brignolo la manifesta incompatibilità tra la sua carica di presidente della Provincia e la parallela poltrona nel Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio di Asti. A sostenere la causa l’avvocato Alberto Pasta, assessore alla Trasparenza, Legalità e Palio della prima giunta Brignolo: “La decadenza di Brignolo è stata una vittoria che ha restituito un minimo di legalità in questa città, dove il primo cittadino è da tanti soprannominato “Poltrone e Sofà” per l’eccessivo numero di cariche ricoperte”. Pasta ha ricordato in un dettagliato resoconto tutti i passaggi che hanno portato alla sentenza, smontando pezzo per pezzo le motivazioni addotte da Brignolo per ricoprire la carica di presidente della Provincia e membro del consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Asti. “Brignolo ha sempre giustificato la sua presenza in banca “per il bene della collettività”: è un’assurdità, per legge era tenuto a fare esclusivamente gli interessi dell’istituto creditizio. Doveva agire con buon senso e dimettersi prima del nostro ricorso”. Sul parere “pro veritate”, richiesto da Brignolo al professor Barosio per avvalorare la legittimità del suo doppio incarico, Pasta invita alla chiarezza: “Gira voce che la parcella della consulenza sia stata pagata dalla Cassa di Risparmio e non da Brignolo. Credo sia un’illazione assolutamente infondata ma inviterei il Sindaco a dimostrare pubblicamente la documentazione che attesta il pagamento”. CONFLITTO D’INTERESSI ANCHE PER IL PRESIDENTE PIA? Pasta ha quindi illustrato la composizione del consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti. I ventuno membri vengono così designati: cinque dal Comune, cinque dalla Provincia, cinque dalla Camera di Commercio e i restanti sei consiglieri sono scelti tra soggetti in possesso di specifiche professionalità nella gestione di risorse economico-finanziarie. “Con questo meccanismo di selezione, Brignolo poteva nominare 10 consiglieri (cinque da Sindaco e cinque da Presidente della Provincia), in pratica aveva le mani sulla Banca. E’ ora di cambiare le regole, i partiti devono restare fuori dalle nomine”. L’avvocato annuncia un possibile nuovo caso di conflitto d’interessi che potrebbe riguardare il presidente della Cassa di Risparmio: “Pia è sia presidente della CRAsti che di Revaluta, società di consulenza che si occupa delle valutazioni degli immobili. Presenteremo un’interrogazione al Ministero delle Finanze per capire se sussiste un conflitto d’interessi tra le due cariche”. TELERISCALDAMENTO, GIARGIA: “UN ECOMOSTRO NEL CORTILE DELL’OSPEDALE” L’opposizione in consiglio comunale ha già fatto fronte comune contro il progetto di teleriscaldamento nella nostra città. Quaranta milioni di investimento e la posa di 30 km di condutture, collegate a una centrale che dovrebbe sorgere nel cortile dell’ospedale di Asti. Il “Cardinal Massaia” sfrutterebbe più del 15% dell’energia erogata (circa 500 mila metri cubi su un totale di 3 milioni). Anna Bosia (Uniti per Asti) ha illustrato le ragioni del “NO” al progetto: “Asti non ha bisogno del teleriscaldamento, tutte le case sono già metanizzate e non esiste uno studio sul territorio che certifichi i reali vantaggi in termini di abbassamento dell’inquinamento. Inoltre, installare la centrale vicino all’ospedale è una scelta folle, produrrebbe calore e rumore in un’area destinata alla cura. Faccio presente che in Comune sono depositate due proposte fatte da ditte che installerebbero la centrale nell’area industriale e si assumerebbero interamente il rischio d’impresa”. La Bosia si dice allibita per le modalità con cui è stata approvata la delibera: “La Giunta ha deliberato un’ora prima del Consiglio comunale, senza discussione con le minoranze, questa non è democrazia”. La convenzione resterà congelata fino a che non sarà costituita la nuova società e saranno vendute le quote, il 28% con gara ad evidenza pubblica. “Se entro il 30 novembre mancheranno le autorizzazioni per procedere, la convenzione non avrà più valore. E’ un tempo molto ristretto, è possibile che per quella data non sarà nemmeno stata costituita la società”. Anche la vendita del teleriscaldamento all’Asl non è una pratica così facile da licenziare: “Sarà necessaria una gara pubblica, l’azienda sanitaria non potrà comprare direttamente dall’Asp (che con Iren e Asta è a capo del progetto). Il timore è che invece si proceda con un semplice protocollo d’intesa”. Ecco quindi una contro proposta: investire i 40 milioni di euro nella coibentazione, fondo sufficiente “per coibentare tutte le case del Piemonte”. Fabio Ruffinengo
Scandalo Atc, incompatibilità, conflitto di interessi: il MoVimento 5 Stelle dibatte sull’attualità cittadina
POLITICA
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