Le colline dell’Unesco ci sono già: adesso per valorizzare ulteriormente il territorio astigiano ed esaltarne le sue unicità si guarda al Distretto culturale paleontologico. “M’impegno perché le colline dell’Astigiano e del Monferrato, che costituiscono un’eccezionale area paleontologica conosciuta nel mondo fin dall’Ottocento, possano avere anche questo riconoscimento”: lo ha ribadito il deputato Massimo Fiorio al commissario dell’Ente Aree Protette Astigiane, Felice Musto, visitando il Museo Paleontologico allestito al Michelerio, gli spazi attualmente in ristrutturazione e quelli ancora da recuperare. Con Musto, il direttore Graziano Delmastro, i paleontologi Giulio Pavia e Piero Damarco, conservatore dello stesso museo. L’Ente persegue l’obiettivo del Distretto Paleontologico (unico in Italia) sposando l’idea del sociologo Luigi Berzano, parroco di Valleandona e da decenni – fin dall’epoca della discarica di Valle Manina – fautore della tutela e valorizzazione del patrimonio fossilifero: un modo per contribuire a rafforzare i flussi turistici e a rilanciare un territorio che, fortemente ridimensionato nel suo tessuto industriale, è alla ricerca di una nuova identità economica e culturale. I fossili, dentro al museo o nei sei geositi finora attrezzati per la fruizione pubblica sul territorio, costituiscono un richiamo importante. Le Aree Protette Astigiane hanno argomenti solidi per cercare di raggiungere l’obiettivo. “In futuro – hanno sottolineato Musto e Delmastro – con gli spazi ristrutturati del seminterrato, pronti nel 2016 per nuovi allestimenti, e quelli della chiesa del Gesù, per il cui restauro vanno ancora reperite le risorse, potremmo raggiungere i duemila metri quadrati di superficie espositiva: il nostro diventerebbe uno dei più grandi musei dei fossili a livello nazionale”. L’interesse dei visitatori c’è: nell’attuale sala espositiva temporanea, che raccoglie i reperti dei grandi cetacei e le collezioni di conchiglie, in due anni sono passate oltre sedicimila persone. Come hanno ricordato i paleontologici Damarco e Pavia, “il museo vanta già oggi la raccolta completa dei fossili di cetacei (balene e delfini) ritrovati in Piemonte negli ultimi sessant’anni, con esemplari eccezionali, unici al mondo”. Su un’altra ipotesi altamente qualificante le Aree Protette Astigiano hanno iniziato a discutere con Università di Torino, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte: trasferire al Museo astigiano altri ritrovamenti storici, risalenti all’800, di esemplari di balene e delfini per costituire un Centro museale dei cetacei fossili che, riunendo tutti i reperti scoperti finora, diventerebbe una delle strutture più importanti al mondo per questo settore. “Asti – il commento di Massimo Fiorio – ha un patrimonio di incalcolabile valore, che altre città ci invidiano, ma non ancora sufficientemente valorizzato: il Distretto Paleontologico, è lo strumento che consentirebbe il salto di qualità. Ho raccolto la proposta di Luigi Berzano e delle Aree Protette Astigiane di coinvolgere, su questo obiettivo, le istituzioni. Nei giorni scorsi ho preso contatto con il Ministero dei Beni Culturali, registrando l’interesse ad approfondire il tema. Un dirigente nei prossimi mesi sarà ad Asti per confrontarsi con i vertici delle Aree Protette Astigiane, puntando a coinvolgere anche il Comune e la Regione in un lavoro di squadra che potrebbe davvero portare a un risultato straordinario”.
Fiorio: “Dopo l’Unesco, il Distretto Paleontologico per rilanciare il territorio”
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