“A giudicare dalle innumerevoli decisioni prese, il Pd (a tutti i livelli amministrativi) non deve avere una grande considerazione della nostra provincia e dei suoi abitanti. L’ultima a livello cronologico, stando alle indiscrezioni uscite sui giornali, è la conferma del declassamento dell’Ospedale “Cardinal Massaja” a favore di quello alessandrino deciso dalla giunta regionale guidata da Chiamparino. Si perde Medicina (la «2») che si trasforma in struttura semplice cioè priva di primariato (come era nell’aria da mesi). Vengono declassate e, a loro volta, perdendo il primario, Pneumologia, Dietologia, Dermatologia, Chirurgia maxillo-facciale e Psicologia che saranno d’ora in avanti classificate come «Ssd» e cioè «Strutture semplici dipartimentali». Sempre riportando le decisioni prese dalla regione ci sono la decisione di abbandonare definitivamente il progetto dell’Ospedale della Valle Belbo e l’unione della nostra provincia con quella di Alessandria in una comune “Area vasta”, che ci farà perdere, anche in questo caso, potere nei tavoli decisionali. Il PD nazionale ha invece deciso che Asti deve anche perdere la prefettura. Questa perdita sarebbe praticamente indolore, senonché ciò porterà, probabilmente, anche al declassamento dei presidi locali delle Forze dell’ordine facendoli diventare succursali dei centri alessandrini. E abbiamo visto negli ultimi tempi, purtroppo, che alla nostra città servirebbe piuttosto un incremento delle forze dell’ordine. Sempre dal governo arriverà la riforma delle camere di commercio che porterà la nostra ad unirsi con quella di Cuneo o Alessandria, mettendo seriamente a rischio specificità del nostro territorio e manifestazioni come il Festival delle Sagre e Douja d’Or. A livello di rappresentanza politica non va meglio, poiché l’Italicum ha ridisegnato i collegi mettendoci, tanto per cambiare, con la provincia di Alessandria, che essendo più popolosa rispetto alla nostra è più facile che i suoi candidati raccolgano più preferenze rispetto ai nostri. Oltre ai sopracitati danni, il PD ha voluto prendersi anche beffa di noi. Il carcere di Quarto infatti è stato promosso a carcere di “massima sicurezza”. Gli effetti che avrà sulla città però non rispondono minimamente alle parole “massima sicurezza”. I numeri li fornisce il sindacato di polizia penitenziaria dell’Osapp: su 245 detenuti attuali, sono circa 180 gli ergastolani che appartengono a tutte le mafie presenti nella mappa della criminalità organizzata nazionale e internazionale. Una presenza, questa così massiccia e concentrata, che non riguarda solo la struttura di Quarto, ma riguarda tutta la città. Spiega Domenico Favale dell’Osapp che vista la condanna a vita dei detenuti che sono ad Asti sono numerose le famiglie che hanno deciso di trasferirsi nella nostra città per essere loro più vicini. Dai colloqui fatti con madri, fidanzate, figli, genitori, si è scoperto che in poche settimane sono già stati acquistati appartamenti ad Asti da parte di famiglie di ergastolani che intendono vivere qui. Ciliegina sulla torta è la decisione, presa di concerto da Regione e Governo, di trasformare la caserma di Castello di Annone in uno dei principali Hub per la prima accoglienza e il successivo smistamento di circa 250 presunti profughi (o presunti clandestini a dir si voglia). Oltre alle ovvie tensioni sociali che si vengono a creare dovute alla loro presenza e alla classica domanda, “Ma se la caserma di Castello di Annone era agibile, perché non è stata usata per i numerosi cittadini in difficoltà?” bisogna anche chiedersi se non si venga a creare un mix “esplosivo” tra campo profughi, famiglie dei mafiosi rinchiusi a Quarto ed eliminazione della prefettura e declassamento dei presidi delle forze dell’ordine. Abbiamo già visto, purtroppo troppe volte, come queste situazioni siano un ottimo “piatto” per “particolari appetiti”. Di questo passo comunque mi chiedo quale sarà la prossima mossa da parte del PD per rendere Asti un posto peggiore, magari due ciminiere di fianco all’ospedale?”. Andrea Giaccone, segretario provinciale della Lega Nord Asti
“Non campanilismo ma pari opportunità”
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