“Se chiudiamo gli occhi ci sembra di sentire il rumore degli aerei, altrove frastuono di guerra e brutte notizie, qui di speranza”. E in molti, nella sala gremita del Museo della pietra, ascoltando le parole di Nino Boeti, vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte, hanno chiuso gli occhi. Anziani e fieri partigiani col fazzoletto azzurro dei badogliani, staffette sorridenti, abitanti di Vesime, ma anche tante persone venute da fuori hanno partecipato, ieri mattina, all’inaugurazione della mostra documentaria permanente sull’aeroporto partigiano Excelsior. Non si è dovuto attendere molto per entrare nell’immagine evocata da Boeti. La mostra, ospitata in Municipio, è un rincorrersi di suoni, sopra tutti proprio il rumore degli aerei, voci, oggetti, ma anche sensazioni rilasciate da filmati e fotografie d’epoca che restituiscono il sudore dei partigiani mentre recuperano le armi sulla pista di atterraggio, l’impazienza delle donne che porteranno finalmente a casa un po’ di cibo, la gioia di Asti e Alba libere, il vento che muove gli alberi mentre scende il Lysander, che per primo saggiò la tenuta della pista di atterraggio, nata su un campo agricolo e attiva dal 17 novembre 1944 fino alla liberazione dell’aprile 1945. Una scommessa vinta quella dell’Israt, che con il curatore del progetto Mario Renosio ha puntato su moderni linguaggi e sistemi interattivi per uscire, grazie alle nuove tecnologie, dalla vecchia idea del museo e cucire un lungo racconto di forte suggestione: costruito dai giovani ideatori Francesco Fassone e Alice Delorenzi parlerà soprattutto alle nuove generazioni. Un’esigenza anzitutto, non solo la capacità di stare al passo coi tempi: “Abbiamo la necessità – ha sottolineato Renosio, direttore dell’Israt – di spiegare quegli eventi a chi non li ha vissuti, non li conosce o non li ha studiati a sufficienza”. “Quegli eventi” sono stati per Lorenza Balbo, figlia del comandate della II Divisione Autonoma Langhe Piero Balbo, “Poli”, un’idea e un piano coraggioso, difeso da partigiani e abitanti della zona e attuato con temerarietà: “Il museo interattivo che abbiamo voluto vuole essere un omaggio a quell’impresa straordinaria”. Con una scelta di fondo irrinunciabile da parte del Comitato scientifico e degli enti (Israt, Comune, Consiglio Regionale del Piemonte, Comitato regionale Resistenza e Costituzione) che hanno voluto il progetto: raccontare quella valorosa vicenda in un contesto più ampio, della guerra e dell’assedio nazifascista che progressivamente si sgretola. Così, ad aprire la mostra, c’è una mappa dell’Italia che racconta (ma solo se il visitatore collabora in prima persona) la liberazione a tappe, poi ci sono le citazioni tratte dai documenti inediti degli alleati sull’Excelsior e scatole nere, dentro cui leggere i messaggi radio tra loro e i partigiani. Dietro a una tenda arriva il primo stupore. Un tappeto che, srotolandosi, racconta la costruzione della pista di atterraggio vicino alla Bormida e cosparge la narrazione di voci e testimonianze: la consapevolezza dei protagonisti che atterrarono o difesero l’aeroporto di stare dentro a un’impresa eccezionale e l’incredulità dei contadini: “Abbiamo visto gironzolare sulle nostre terre un piccolo aereo…”. In un altro spazio, giacche, zaini e gavette, irrigiditi dal ghiaccio a ricordare la durezza di quell’inverno tra il ’44 e il ’45, si lasciano aprire dai visitatori per lasciar leggere parole pronunciate dai partigiani e da Beppe Fenoglio. Poi c’è da raccontare come si arriva alla liberazione del Sud Piemonte, spingendosi fino a Torino, ed è un rincorrersi di vecchie fotografie che ritrovano freschezza, filmati che commuovono, e visi, tanti visi: i protagonisti dell’Excelsior. Balbo, Neville Darewski, l’ufficiale britannico del SOE (Special Operation Executive) conosciuto come il maggiore Temple, Giacomo Murgia, Pasquale Balaclava e molti altri. “Che emozione”, il commento del pittore Ugo Nespolo uscendo dalla mostra: “Di fronte a questa storia meravigliosa voglio metterci un segno, non per commemorare ma per rendere ancora più attuale ciò che è successo tanto tempo fa”. “Questo è il modo migliore di ricordare quanti hanno combattuto e dato la vita per la libertà”: le fiere parole di Lucio Tomalino, presidente dell’Israt e tra i partigiani badogliani che videro nascere l’Excelsior. Il sindaco Pierangela Tealdo promette nuove iniziative: per il futuro si pensa a un percorso pedonale che condurrà, lungo il fiume, al sito che ospitò il campo di atterraggio. E dalla bella stagione si faranno passeggiate “resistenti” per portare anche i turisti verso questo luogo di memoria. Boeti dice “abbiamo mantenuto la promessa” e il plurale vale per tutti coloro che hanno voluto il progetto, vi hanno collaborato (come gli istituti storici di Alessandria, Cuneo e Savona) e lo hanno finanziato (Consiglio Regionale, Fondazioni CRAT e CRT). Ora si attendono i visitatori. Info e prenotazioni: 0141.384835 (Israt).
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