Caro Direttore,
ci aspettavamo, quest’anno, una Fiera Regionale del Tartufo migliore di quella degli anni scorsi.
Era stato annunciato che gli sforzi si sarebbero concentrati su questa manifestazione perché, per quelle precedenti, non c’era stato il tempo in quanto la nuova Giunta era entrata in carica soltanto il 7 luglio.
Delusione!
Più che una Fiera Regionale del Tartufo, che doveva essere il coronamento e la conclusione delle altre Fiere svoltesi in provincia di Asti, si è trattato di una Fiera delle Regioni Italiane, o per battezzarla in modo diverso, di una Fiera del Gusto Italiano, con le stesse bancarelle che si erano già vista alla Fiera d’autunno e con gli stessi prodotti…o con prodotti simili.
Anche Piazza Roma, con un tendone di plastica adibito a Mercato del Tartufo non ha offerto un “colpo d’occhio” di qualità; così come, peraltro, il tendone denominato Ristorante del Tartufo a Palazzo Ottolenghi.
Di nuovo, nulla!
Certo, di gente che passeggiava ce n’era ma il Mercato Coperto era tristemente chiuso quando avrebbe potuto allestire, come era stato fatto in occasione delle Sagre, un punto degustazione a disposizione degli astigiani e dei turisti…Turisti? Ma quali? Quelli che sono venuti ad Asti per il tartufo certo non li vedremo più, considerato che di tartufi ce n’erano pochissimi e collocati nel famoso Mercato in Piazza Roma.
Mi si dirà che quest’anno di tartufi ce n’erano veramente pochi, ed è vero. Ma se si organizza una Fiera Regionale ci si organizza e semmai si sopperisce alla mancanza di tartufo con altri prodotti di eccellenza del territorio: il cardo gobbo di Nizza, il peperone di Capriglio, la robiola di Roccaverano ecc. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Ma che si tratti di prodotti locali, a denominazione d’origine, e non di prodotti industriali ( come la focaccia ligure) venduta a prezzi strabilianti.
Credo che gli Uffici comunali abbiano maturato nel tempo una certa esperienza di Fiere e di Rassegne e per questo ho un dubbio: chi ha organizzato la fiera di quest’anno? Con quali criteri ispiratori? E con quali costi per il Comune? E per gli espositori?
Presenterò in tal senso un’apposita interrogazione perché desidero sapere come vengono spesi i soldi pubblici e quali ricadute di entrata ha avuto il Comune. Mi è stato detto che lo spazio per le bancarelle è stato pagato a caro prezzo dagli espositori…
Infine una considerazione.
Questa Amministrazione non ha consentito che venisse ad Asti il Mercato di Forte dei Marmi , (come era successo nell’ottobre dello scorso anno) con la motivazione che “i soldi devono rimanere in città”. A parte il fatto che il Mercato di Forte dei Marmi ha una sua clientela che lo segue nelle varie città del nord-Italia e che, semmai, avremmo avuto, ad Asti, qualche centinaia di persone in più provenienti da fuori e che, magari, un caffè o un panino lo avrebbero consumato ; ma qual è la differenza tra coloro che vendono porchetta e chi invece vende abbigliamento o biancheria?
Non si tratta di forestieri, comunque?
Credo che, a fronte dell’imminente applicazione dell’imposta di soggiorno, sul piano della valorizzazione turistica ( e pertanto economica) della nostra città la nuova Giunta abbia ancora tanta strada da fare.
Con viva cordialità.
Fiera del tartufo. Quaglia: “Sembrava più una fiera delle Regioni”
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