Tre domande a… Umberto Ferrari
Il centenario della nascita di Jerry Lewis, celebrato il 16 marzo 2026, ha offerto l’occasione per ricordare non solo un interprete leggendario ma un vero rivoluzionario della settima arte. In concomitanza con questa ricorrenza Umberto Ferrari, giornalista e storico del cinema, ha pubblicato il saggio “Jerry Lewis. Come smontare la macchina cinema in cinquanta film”, un’opera che propone una reinterpretazione profonda della eredità artistica del comico diventato regista.
Mentre il mondo si prepara a celebrare l’icona pop, l’analisi di Ferrari scava nel profondo, elevando Lewis a cineasta totale.
Il punto di rottura individuato da Ferrari nel volume è lo “sfacciato” uso del metacinema. In un’epoca in cui Hollywood proteggeva gelosamente l’illusione scenica, Lewis decise di “smontare” il giocattolo davanti agli occhi del pubblico. Ma sentiamo direttamente dalla voce dell’autore che cosa ci svelerà sulla sua ultima pubblicazione.
Da dove nasce la sua grande passione per il cinema?
“Eh, bella domanda, ma difficile a dirsi. Qualcosa di famiglia che mi attrae verso le arti in generale ci sarà nel Dna, perché mia mamma aveva fatto l’Accademia delle belle arti di Brera, ma penso che forse sia dovuto anche al fatto che purtroppo non ho conosciuto le mie nonne e i miei nonni che, come si sa, sono formidabili raccontatori di storie. E mi sono affidato al cinema che è la forma di narrazione più potente, grazie alle immagini. Poi questa necessità è diventata passione, studio e infine mestiere”.
Che cosa rappresenta per lei Jerry Lewis?
“Anche quella che nutro per Jerry è una grande passione che nasce nell’infanzia, come quella che tanti bimbi hanno per comici tipo lui, o Stanlio & Ollio, che amo altrettanto. Sono attori che i bambini sentono vicini, quasi amici, perché rappresentano personaggi ingenui, innocenti, simili a loro. Ricordo che da piccolo, nonostante la stanchezza della settimana scolastica, alla domenica mattina che davano un ciclo di suoi film in tv, mettevo sempre la sveglia per poterli vedere alle 8”.
Ci parli del suo ultimo libro “Jerry Lewis. Come smontare la macchina cinema in cinquanta film”. Come nasce?
“Dopo aver visto tutti i suoi film c’è stato un periodo di saturazione, finché all’università, studiando cinema, mi sono reso conto che era anche un grande regista e quando è stata l’ora di scegliere l’argomento della tesi ho pensato: perché non lui? Quelle ricerche sono state poi la base per questo libro, che ho voluto fargli come regalo di compleanno per i cent’anni che avrebbe compiuto nel 2026”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 24 aprile 2026
Massimo Allario