L’Omelia del vescovo Marco per le celebrazioni di San Secondo
Pubblichiamo l’omelia del vescovo Marco Prastaro per le celebrazioni di San Secondo, patrono di Asti
Anche quest’anno, nella suggestiva cornice della Collegiata, celebriamo la festa del nostro patrono San Secondo. Come ogni anno ci sarà la consegna del Palio al parroco di san Secondo, l’offerta del cero da parte del più giovane iscritto all’albo degli avvocati, la consegna delle monete, il dono dell’olio da parte del comune di Ferrere. Questi gesti tradizionali, che plasmano la nostra identità di astigiani, non ci devono però distogliere dal guardare al nostro santo patrono per vivere un momento di riflessione.
San Secondo è un martire, ucciso poiché cristiano. Ogni martire è sempre vittima di un sistema che non ammette che vi sia qualcuno che non si sottometta all’autorità costituita. Autorità che, al tempo dei romani, si riteneva addirittura divina. Il soldato Secondo dovette decidere se adorare l’imperatore, un uomo come lui, o Gesù Cristo, il Figlio di Dio, l’unico Salvatore del mondo. San Secondo, coerente con la sua fede, non accettò di adorare un uomo come fosse dio e per questo venne ucciso.
La festa che oggi celebriamo ci rimanda al passato, ma la celebriamo oggi 5 maggio 2026, consapevoli dello scenario mondiale nel quale siamo inseriti.
La celebriamo in un tempo in cui la guerra ha ripreso con le sue morti e distruzioni, in un tempo in cui la pace è profondamente minacciata, e in cui vittime innocenti muoiono ogni giorno: bambini, anziani, malati.
In questo scenario inquietante, sono risuonate con tutta la forza disarmante che la mitezza e la non violenza portano in sé, le parole di Papa Leone XIV. Da lui abbiamo sentito parole forti, autentiche, evangeliche che hanno messo in luce le vere dinamiche della guerra.
Il Papa ha definito la guerra, «uno scandalo per la famiglia umana».
Ha descritto il mondo come devastato da «un manipolo di tiranni».
Ha anche accusato «chi manipola la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici», e ha aggiunto che Dio «non ascolta la preghiera di chi fa la guerra perché le sue mani grondano sangue».
Ha più volte ricordato come è il “delirio di onnipotenza che alimenta le guerre” per questo ha gridato: “Basta con l’idolatria dell’io e del denaro! Basta con l’ostentazione del potere! Basta con la guerra!”.
Ha ricordato che “la legittimità dell’autorità non dipende dall’accumulo di potere, ma dalla saggezza e dalla virtù con cui essa viene esercitata” cioè ricercando il bene comune, promuovendo la partecipazione di tutti, costruendo il futuro.
Le parole forti di Papa Leone sono state capaci di esprimere i sentimenti e i pensieri di tutti noi che ci sentiamo così estranei alle dinamiche della guerra e della distruzione.
Eppure, egli ha richiamato atteggiamenti che sono fonte di tentazione per tutti noi: la ricerca del proprio interesse, o della propria piccola cerchia, a discapito degli altri; la bramosia del potere e del dominio sugli altri; la manipolazione, l’inganno e la forza usati per raggiungere i propri scopi; la resistenza ostinata per la conservazione del potere acquisito; il senso di onnipotenza che fa sentire superiori a tutti dimenticando e calpestando le altre persone.
Ecco, oggi nella festa del nostro patrono il martire Secondo, ucciso perché percepito come ostacolo ad un sistema di potere dobbiamo tutti noi, a partire da me e da chi come me ricopre incarichi di responsabilità nella nostra comunità, interrogarci se queste tentazioni, questi atteggiamenti, queste bramosie non occupino anche i nostri cuori e guidino le nostre scelte e azioni.
Per fare questo non possiamo fare altro che alzare lo sguardo da noi stessi, distogliere la nostra mente dai nostri progetti e ambizioni e guardarci intorno chiedendoci che cosa veramente vive la gente che ci circonda, quali sono i problemi veri della nostra città. Farci toccare dal disagio e dalla sofferenza delle persone e sentire nostra la fatica di vivere che tanti cittadini oggi sperimentano. Alzare lo sguardo, vedere, farci toccare il cuore.
Se non saremo capaci di fare questo, se non sapremo farci toccare il cuore da ciò che veramente la nostra gente vive, beh, allora anche noi saremo fra coloro che immolano martiri e fanno vittime perché presi da una spirale di onnipotenza che porta lontano dalla realtà e considera chiunque non sia allineato come un ostacolo da eliminare.
Forse anche la tradizionale distribuzione della minestra del povero che faremo al termine di questa celebrazione vuole essere un monito per tutti noi ad alzare lo sguardo dal nostro io e guardare in faccia la realtà.
Il nostro Santo Patrono protegga la nostra città e protegga tutti noi perché nessuno cada in questa spirale di potere, di ambizione e di onnipotenza che può solo essere distruttiva.
Per l’intercessione del santo martire Secondo, chiediamo a Dio Padre di donarci di vivere nella pace e nella costante ricerca del bene comune.