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Semi di speranza per i giovani, in Collegiata una serata dedicata a padre Pino Puglisi
NOTIZIE
Stella Palermitani 
10 Maggio 2026

Semi di speranza per i giovani, in Collegiata una serata dedicata a padre Pino Puglisi

Seme, giustizia, giovani. Sono queste le tre parole che descrivono beato padre Pino Puglisi, il sacerdote simbolo dell’antimafia ucciso a Palermo il 15 settembre 1993 nel giorno del suo 56° compleanno. A lui sarà dedicata una serata che si terrà il 12 maggio, dalle 20.45, nella Collegiata di San Secondo. Una commemorazione laica seguita da un momento di preghiera e raccoglimento, due anime per raccontare una figura importantissima sia per il mondo dell’associazionismo che per la Chiesa. La serata è stata organizzata dai giovani volontari del coordinamento astigiano di Libera che ne è promotore, dalle realtà giovanili in seno alla nostra diocesi (Azione Cattolica Giovani, Pastorale Universitaria, Agesci di San Damiano e Pastorale Giovanile).

“Per prepararci a questa serata abbiamo prima organizzato un incontro formativo con l’ex viceparroco di don Pino Puglisi che ci ha raccontato del percorso pastorale al quartiere Brancaccio del sacerdote”, spiega Emanuele Cappello, giovane volontario di Libera tra gli organizzatori di “Semi di Giustizia” questo il nome dell’evento in Collegiata. Evento che porterà con sé una vera e propria “esclusiva” per Asti: verrà presentata ai fedeli una reliquia di don Pino Puglisi che è custodita nella chiesa di Santi Cosma e Damiano da don Giancarlo D’Ugo, che servì messa al sacerdote palermitano poco prima che venisse ucciso.

Nella prima parte della serata parleranno due testimoni che hanno conosciuto don Pino: Gregorio Porcaro, diacono e poi viceparroco di Puglisi e Pino Martinez che ha collaborato con il sacerdote per risollevare le sorti del quartiere di via Hazon.

“Ci sarà spazio anche per uno sketch realizzato dai ragazzi del gruppo scout Agesci e della lettura di un testo da parte dei ragazzi delle associazioni che hanno curato l’evento, accompagnato da un video dedicato a padre Pino – precisa ancora Cappello -. Quindi seguirà il momento religioso con la venerazione della reliquia e una celebrazione presieduta dal vescovo Marco Prastaro”.

Sarà un modo per avvicinare i giovani a un sacerdote straordinario nella sua ordinarietà: “Ha fatto il prete in un contesto difficile, concentrando il proprio operato sui giovani e quindi di conseguenza, a cascata, sulle loro famiglie”, spiega Simone Barbiero referente di Libera insieme a Gionata Borin.

“Don Puglisi ci ha insegnato che la dignità passa attraverso la fatica e il lavoro, valori che sono importanti anche per i nostri ragazzi che ci sembrano così distanti dai giovani siciliani del quartiere Brancaccio di Palermo. Ai giovani bisogna dare tempo e spazio, questo è uno dei valori universali che ci ha lasciato padre Puglisi”, aggiunge. Quindi si tratta di un messaggio quanto mai attuale: “Lui con il proprio operato ha sottratto i ragazzi dalla marginalità sociale e lo faceva con gesti concreti, facendoli lavorare e retribuendoli – continua -. Padre Puglisi riconosceva l’individualità dei ragazzi al contrario dell’organizzazione mafiosa che per sua struttura lavora sul senso di appartenenza”.

Sui giovani Libera punta da sempre: dimostrazione è stata la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che quest’anno si è svolta a Torino. Ad Asti è stato dato spazio agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado della provincia che a modo loro, con un lavoro costruito in classe, hanno raccontato una vittima di mafia. “Come Libera abbiamo anche un Presidio giovani dedicato ai fratelli Salvatore e Giuseppe Asta che si sta rifondando, grazie anche ad eventi come Semi di Giustizia”, precisano ancora i referenti.

Don Puglisi era anche il prete del sorriso. C’è, infatti, un elemento ricorrente nella storia di questo prete di periferia che si era messo in testa di salvare i bambini da un destino che pareva segnato. Un elemento che attraversa tutta l’esistenza e l’opera di don Pino, la sua attività di educatore e insegnante, la sua missione di sacerdote, il suo impegno antimafia. Un elemento che ritorna, stampato sul suo viso, persino nel momento del suo omicidio e poi, dopo la morte, su quel volto esanime ma sereno. Un sorriso che ha vinto su tutto: sul colpo di pistola che lo ha ucciso, sulla barbarie dei suoi killer, sulla mafia, perfino sulla morte.

“Crediamo fortemente nel valore di questo incontro. Le testimonianze e l’impegno del nostro presidente don Luigi Ciotti, così come quelli di don Puglisi e don Peppe Diana, rappresentano esempi autorevoli e concreti di contrasto alle mafie. Già Giovanni Paolo II aveva fermamente condannato le stragi degli anni ’90, ribadendo con chiarezza il ruolo della Chiesa – continuano -. E ancora papa Francesco, attraverso un’efficace opera di sensibilizzazione sui beni confiscati, il sostegno alle madri intenzionate ad affrancarsi dai contesti mafiosi, nonché con la scomunica dei mafiosi e le incisive prese di posizione contro la corruzione”. 

Anche per Borin, si tratta di esempi di una Chiesa capace di avere il coraggio della denuncia e della parola: “Riteniamo necessario un ulteriore slancio, rafforzando anche a livello territoriale un impegno trasversale contro le mafie, la corruzione e le mentalità mafiose – dice -. È fondamentale consolidare la sinergia tra la Chiesa locale e l’associazionismo antimafia, uniti nel riaffermare e valorizzare i principi di legalità, trasparenza e giustizia sociale, coniugando in modo concreto la fede religiosa con l’impegno civico. Un momento aperto a tutti: credenti e laici”. 

Nella serata c’è poi un valore altamente simbolico che risiede nella venerazione della reliquia del Beato, vittima innocente delle mafie, le stesse che si appropriano e ostentano indebitamente simboli religiosi come strumento di consenso e legittimazione. La venerazione della reliquia di don Puglisi vuole invece lanciare un segnale chiaro: “Il messaggio di amore universale del Vangelo è totalmente inconciliabile e incompatibile con ogni organizzazione criminale: Cosa Nostra, Camorra o ‘ndrangheta e alla loro subcultura fatta di prevaricazione, violenza e intimidazione. Le mafie si cerchino un altro culto”, aggiunge Borin che sottolinea come una serata come quella del 12 maggio sia anche un momento per scardinare questo paradigma in un territorio come il nostro che, seppure lontano dalla Sicilia geograficamente, non lo è poi così tanto quando si parla di presenza sul territorio di associazioni mafiose. “Voglio ricordare due inchieste, Albachiara e Barbarossa, che hanno accertato la presenza di locali della ‘Ndrangheta sul nostro territorio. Quindi è più che mai importante parlare di figure come quella di padre Puglisi e farlo soprattutto con i giovani e per i giovani”, conclude.

Interviste e altri approfondimenti sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 8 maggio 2026

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AGESCI AZIONE CATTOLICA GIOVANI DON PINO PUGLISI LIBERA pastorale giovanile PASTROALE UNIVERSITARIA SAN SECONDO
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