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A margine del convegno sulla Dilexi Te
CHIESA
Dino Barberis 
14 Maggio 2026

A margine del convegno sulla Dilexi Te

TIZIANA STOBBIONE, incaricata della Pastorale della Salute

Da che cosa nasce l’idea di collaborare con la Caritas per la proposta di questo convegno?

L’idea nasce dalla consapevolezza che la cura autentica della persona non possa limitarsi alla dimensione sanitaria, ma debba comprendere anche le fragilità sociali, spirituali e relazionali.
In questo senso, il dialogo tra Pastorale della Salute e Caritas è quasi naturale: entrambe incontrano quotidianamente le ferite dell’uomo, spesso le più nascoste e silenziose, e che, anche tramite l’attivazione nel 2023 dell’Ambulatorio di cure gratuite “Fratelli Tutti” vengono accolte e affrontate in modo sinergico.

Il titolo stesso del convegno, “Dilexi te”, richiama un amore concreto, preferenziale, che si fa prossimità verso i più poveri e i più fragili. La Caritas porta l’esperienza dell’ascolto, dell’accoglienza e della vicinanza alle nuove povertà; il mondo sanitario e pastorale porta, invece, la riflessione sulla cura, sulla dignità della persona malata e sul valore umano e spirituale dell’assistenza.

Questa collaborazione, però, non nasce oggi. Si colloca all’interno di un percorso più ampio, avviato già in epoca pre-Covid, che negli anni ha favorito momenti di formazione comune tra operatori appartenenti ai diversi ambiti del terzo settore della Diocesi. L’obiettivo è sempre stato quello di condividere esperienze, linguaggi e sensibilità, maturando insieme uno sguardo unitario sulla persona fragile, nella consapevolezza che povertà, malattia, solitudine ed esclusione spesso si intrecciano profondamente.

In questo percorso rientra anche la formazione dei ministri straordinari della Comunione, curata dalla Pastorale della Salute diocesana insieme con l’Ufficio Liturgico. I ministri, infatti, si trovano molto spesso ad accostarsi a persone affette da malattie croniche, anziani fragili o persone con diverse forme di disabilità: per questo motivo partecipano da anni ai momenti formativi programmati in quest’ambito, così da poter vivere il proprio servizio non soltanto come gesto liturgico, ma anche come autentica esperienza di vicinanza umana, ascolto e attenzione pastorale.

Il convegno del 16 maggio rappresenta, perciò, la continuazione di un cammino già avviato: non si tratta, infatti, della prima esperienza formativa organizzata insieme. Già lo scorso anno abbiamo condiviso un importante momento di riflessione comune con il convegno intitolato “Siate la speranza di un mondo diverso”, che ci ha lasciato numerosi spunti di riflessione.

L’evento di sabato prossimo, dunque, rappresenta un segno concreto di una collaborazione che nel tempo è diventata sempre più stabile, feconda e orientata alla costruzione di una Chiesa capace di curare e servire in modo integrale.

 

Quale può essere una ricaduta del convegno nella nostra Diocesi e nelle comunità parrocchiali?

Credo che la ricaduta del convegno del 16 maggio 2026 possa svilupparsi su diversi livelli, profondamente collegati tra loro. Anzitutto, potrebbe rappresentare un’importante occasione di crescita culturale e spirituale per le nostre comunità. Viviamo in un tempo nel quale molte fragilità rischiano di rimanere invisibili: non soltanto le povertà economiche, ma anche quelle sanitarie, relazionali, affettive e spirituali che attraversano tante famiglie, anziani soli, immigrati, persone malate. Il convegno può aiutare le comunità cristiane a maturare uno sguardo più attento e consapevole verso queste realtà, imparando a riconoscere nel volto del povero e del malato non semplicemente qualcuno da assistere, ma una persona nella quale la Chiesa incontra il volto stesso di Cristo.

Un secondo aspetto importante riguarda la dimensione pastorale e operativa. Occasioni come questa possono favorire un reale superamento della frammentazione che talvolta caratterizza le diverse esperienze. Mettere in dialogo parrocchie, Caritas, operatori sanitari, volontari, ministri straordinari della Comunione e le undici associazioni che afferiscono alla Pastorale della Salute (in modo particolare ACOS e AMCI che, peraltro, figurano tra i patrocinatori dell’evento), significa costruire una rete di prossimità più forte e più autentica. In questo senso, anche la Lectio Magistralis della Prof.ssa Maria Dolores Sanchez Galera offrirà certamente uno stimolo prezioso, ricordandoci che l’amore cristiano non può rimanere astratto, ma deve farsi concretamente “prossimo” attraverso una missione condivisa nella Chiesa di oggi.

All’interno di questo cammino assume ancor più un valore particolare anche la collaborazione tra Pastorale della Salute e Ufficio Liturgico nella formazione dei ministri straordinari della Comunione. Essi, entrando quotidianamente nelle case dei malati, degli anziani, nonché nelle strutture di accoglienza di anziani fragili sparse sul nostro territorio, sperimentano direttamente quanto sia necessario unire il gesto sacramentale alla vicinanza umana, all’ascolto e alla capacità di accompagnare le fragilità.

Infine, credo che una delle ricadute più significative possa essere proprio il passaggio da una pastorale fatta di attività e servizi separati a una vera rete ecclesiale capace di cura autentica e di prossimità concreta. Le testimonianze e le esperienze condivise durante il convegno sulla carità nella nostra Diocesi potranno aiutare le comunità a comprendere che la cura non è soltanto un compito organizzativo, ma uno stile evangelico che interpella tutta la Chiesa.

BEPPE AMICO, direttore della Caritas

Perché il convegno è promosso insieme da Caritas e Pastorale della Salute, come si sta sviluppando la collaborazione, ci sono già delle prospettive future? 

Nella programmazione annuale è ormai consuetudine che gli uffici Caritas e Pastorale della Salute organizzino insieme, nel mese di maggio, un convegno perché condividono la stessa missione evangelica di prendersi cura delle persone più fragili, mettendo al centro la dignità dei poveri, dei malati e di chi vive situazioni di sofferenza ed emarginazione. La collaborazione si sviluppa attraverso un dialogo costante, la condivisione di percorsi formativi e la collaborazione nell’erogazione dei servizi. L’obiettivo comune è quello di promuovere una pastorale sempre più attenta alla persona nella sua integralità, unendo l’attenzione ai bisogni materiali, relazionali e spirituali. Questa esperienza condivisa apre anche prospettive future di collaborazione sempre più stabile, capaci di coinvolgere volontari, associazioni e comunità cristiane in percorsi comuni di ascolto, prossimità e servizio. Abbiamo in programma per ottobre un convegno dedicato al tema della povertà e salute mentale.

Da cosa nasce l’idea, a chi si rivolge la proposta,

Il percorso di lettura condivisa dell’esortazione apostolica di papa Leone XIV. promosso dalla Caritas, ha fatto nascere l’idea di concludere questo cammino con un convegno aperto ai volontari Caritas, ai volontari delle undici associazioni che fanno riferimento alla Pastorale della Salute, ai Ministri straordinari dell’Eucarestia e, soprattutto. a tutti i cristiani, poiché ciascuno è chiamato a farsi vicino ai poveri e alle persone più fragili. L’invito è rivolto anche a tutti coloro che desiderano approfondire il documento e i temi che esso propone.

Quali sono i tratti più significativi dell’esortazione di Papa Leone XIV e quali verranno presi in considerazione nel convegno? 

L’esortazione Dilexi te è un testo breve, ma molto denso e ricco di spunti. È strettamente collegata all’enciclica Dilexi nos ed è il primo documento di papa Leone XIV. Si tratta di un testo scritto idealmente “a quattro mani”: quelle di papa Francesco, che aveva iniziato a lavorarvi prima della sua morte, e quelle di Leone XIV, che lo ha ripreso e completato, scegliendo così di affermare con forza la continuità con il suo predecessore, soprattutto sul tema dei poveri, tanto caro a papa Francesco. Nei cinque capitoli che compongono il documento viene ribadito che Dio ha un amore preferenziale per i più poveri e che la Chiesa, insieme a ogni credente, è chiamata a compiere la stessa scelta. L’esortazione sviluppa questo tema attraverso numerosi riferimenti alla Parola di Dio, alla storia della Chiesa e alla dottrina sociale, nata con la Rerum novarum di Leone XIII. Particolarmente significativo è il terzo capitolo, che raccoglie e sintetizza le opere realizzate in duemila anni di storia da uomini e donne che, incarnando il Vangelo, hanno scelto di amare e servire i poveri. Grazie alla dottrina sociale è maturata nella Chiesa la consapevolezza di una responsabilità collettiva nel contrastare le ingiustizie sociali. Il testo sottolinea come non sia sufficiente affiancare e aiutare i poveri uno ad uno: è necessario anche denunciare il peccato sociale, le strutture di ingiustizia e quella cultura dello scarto che finisce per considerare normali situazioni che sono invece frutto di egoismo ed esclusione. Forte è anche il richiamo a una Chiesa che rimetta davvero i poveri al centro, non soltanto come destinatari di assistenza, ma come persone con cui costruire relazioni autentiche. I poveri hanno molto da dire, perché il loro punto di vista è indispensabile per comprendere la società. Il documento arriva a sostenere che i poveri sono soggetti capaci di evangelizzare la comunità cristiana stessa: il povero, infatti, non è solo destinatario dell’azione ecclesiale, ma un soggetto che rivela Cristo. Da qui un richiamo chiaro alla coerenza tra la fede proclamata, la liturgia e l’azione verso tutti i poveri e gli scartati. In un tempo di forte transizione, quale quello che stiamo vivendo, è molto importante la sottolineatura che i numerosi santi ricordati nel terzo capitolo testimoniano come la scelta dei poveri sia sempre stata fonte di rinnovamento per la Chiesa e per la società. La creatività della carità nasce infatti dall’ascolto del dolore umano e delle fragilità; ed è proprio questa creatività che, nei diversi tempi e luoghi della storia, ha permesso alla Chiesa di generare opere, relazioni e percorsi di vita nuova. La carità, dunque, non è un elemento opzionale o alternativo rispetto ad altre azioni, ma appartiene alla natura stessa della Chiesa ed è forma concreta della fede. Colpisce infine il tono profondamente pastorale del documento: più che proporre formule astratte, Leone XIV invita a una testimonianza credibile, fatta di prossimità, ascolto e fraternità. In continuità con il magistero di papa Francesco, emerge l’immagine di una Chiesa meno autoreferenziale e più capace di abitare le contraddizioni del nostro tempo con spirito di dialogo e di speranza. Nel convegno questi temi saranno approfonditi anche grazie all’intervento della prof.ssa Maria Dolores Sánchez Galera, del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha scelto di intitolare la sua relazione “La cura dei poveri: la vera ricchezza della Chiesa”. La sua presenza permetterà di collegare le sfide quotidiane della nostra Chiesa locale con la visione universale della Chiesa, nella quale la cura dei poveri non rappresenta soltanto una forma di assistenza, ma esprime la vera identità e ricchezza della comunità cristiana.

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