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Ad Asti nasce il progetto pilota per diventare “sentinelle” del disagio giovanile
SANITÀ
Stella Palermitani 
10 Giugno 2026

Ad Asti nasce il progetto pilota per diventare “sentinelle” del disagio giovanile

Aiutare gli adolescenti che stanno soffrendo prima che il disagio si trasformi in voragine che divora i sogni e oscura l’esistenza. È l’obiettivo del progetto Sentinelle, il percorso formativo promosso dall’ASL AT e dall’associazione Un libro per Daniela- Amici di salvataggio per formare educatori, allenatori e volontari a riconoscere precocemente i segnali di rischio suicidario e a orientare i giovani verso i percorsi di aiuto.

L’iniziativa è stata presentata mercoledì 9 giugno nel Salone della Provincia di Asti alla presenza del direttore generale dell’ASL AT Giovanni Gorgoni, del fondatore dell’associazione Un libro per Daniela Luciano Cavallo, del questore Marina Di Donato, dell’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Asti Eleonora Zollo.

Dopo un breve video messaggio di saluto dell’assessore regionale alla Sanità della regione Piemonte, Federico Riboldi che ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa e della collaborazione fra Enti ed Associazioni del territorio, Luciano Cavallo in rappresentanza dell’Associazione Un libro per Daniela-Amici di salvataggio ha fatto gli onori di casa spiegando le motivazioni da cui è scaturita l’iniziativa: «l’esigenza di creare una rete che possa essere a maglie strettissime per evitare che nessuno possa cadere, ma anche in grado di accogliere e proteggere tutte le persone, anche quelle che hanno subito una perdita per suicidio (postevention)».

Il direttore generale Giovanni Gorgoni ha spiegato la scintilla che ha sostenuto la consapevolezza di quanto fosse necessario l’idea progettuale suggerita da Mara Barcella che l’aveva già sperimentata durante il precedente incarico nel territorio cuneese.

“Sbirciando un laboratorio organizzato dall’associazione “Un libro per Daniela” ho notato una ragazza che stava costruendo una sorta di bacheca dei desideri per immaginare il proprio futuro. Tra immagini e ritagli di giornale aveva scritto una frase semplicissima: “Che voglia di risplendere”. Non l’ho mai dimenticata. Oggi penso che il nostro compito sia proprio quello di accorgerci di chi ha voglia di risplendere ma non ci riesce, di chi vede spegnersi lentamente quella luce senza trovare le parole per chiedere aiuto”.

I contenuti sono stati presentati dal direttore della struttura complessa di Psichiatria dell’ASL AT Mara Barcella, coordinatrice scientifica del progetto, e dalle psicologhe Giorgia Arduino e Sonia Mazardis, che parteciperanno alle attività insieme allo psicologo Fabrizio Pace e alle educatrici Viola Riolfo ed Eleonora Zoboli. Hanno sostenuto il progetto il direttore f.f. della Psicologia Clinica, Maurizio Mellana e il direttore della Neuropsichiatria Infantile Davide Traetta.

Il suicidio non è un fatto privato

La direttrice della Psichiatria dell’ASL AT, dottoressa Mara Barcella, ha sottolineato come il percorso sia nato grazie a una stretta collaborazione tra servizi sanitari, associazioni, istituzioni e territorio.

“Una delle prime cose che ho notato arrivando all’ASL AT è la straordinaria capacità di collaborazione tra i diversi servizi. Questo progetto nasce proprio dalla volontà di superare le divisioni e costruire una rete che metta al centro la salute mentale dei giovani”.

Barcella ha quindi invitato a superare una visione tradizionale del fenomeno suicidario.

“Per troppo tempo il suicidio è stato considerato un fatto privato. In realtà ogni suicidio coinvolge un’intera comunità. È come un sasso che cade nell’acqua e genera onde concentriche che si allargano ben oltre la persona e la sua famiglia. Gli studi stimano che ogni suicidio abbia un impatto diretto o indiretto su almeno 135 persone. Quando si tratta di adolescenti e giovani, questo numero può essere ancora più elevato, coinvolgendo compagni di scuola, insegnanti, allenatori, educatori e intere comunità”.

Per questo motivo, secondo la direttrice della Psichiatria, il suicidio deve essere affrontato come una vera priorità di salute pubblica.

“Dobbiamo smettere di pensare che sia un argomento da affrontare soltanto nello studio dello psicologo o dello psichiatra. La prevenzione richiede il coinvolgimento dell’intera comunità”.

Le indicazioni dell’OMS: costruire una comunità che previene

A sostegno di questa visione, Barcella ha richiamato il programma LiveLife dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che considera la prevenzione del suicidio una priorità di salute pubblica.

“La prima indicazione dell’OMS è molto chiara: la premessa di qualunque intervento efficace è l’integrazione tra istituzioni, servizi sanitari, scuola, associazioni e comunità. Nessuno può affrontare questo problema da solo”.

Tra le strategie indicate dall’OMS figurano la limitazione dell’accesso ai mezzi potenzialmente letali, una comunicazione responsabile da parte dei media, il rafforzamento delle competenze emotive e relazionali e l’identificazione precoce delle persone a rischio.

Particolarmente significativo il richiamo al ruolo dell’informazione.

“La letteratura scientifica dimostra che esistono modalità di raccontare gli eventi suicidari che possono aumentare il rischio di fenomeni imitativi e altre che, al contrario, favoriscono la prevenzione. Per questo motivo vogliamo coinvolgere anche il mondo dell’informazione e l’Ordine dei Giornalisti in un percorso di riflessione e formazione”.

I numeri del fenomeno

A fornire il quadro epidemiologico sono state le psicologhe Giorgia Arduino e Sonia Mazardis.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno oltre 700 mila persone muoiono per suicidio nel mondo. In Italia i decessi sono circa 4 mila all’anno e, tra i giovani, il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte.

Particolarmente preoccupante è anche il fenomeno dell’autolesionismo, che interessa circa un adolescente su cinque e che, insieme all’ideazione suicidaria e ai tentativi di suicidio, rappresenta una delle principali cause di accesso ai servizi di neuropsichiatria infantile.

“I dati mostrano come le situazioni di disagio stiano emergendo sempre più precocemente. Se tra i giovani adulti il fenomeno appare relativamente stabile, dall’evento Covid in poi osserviamo un aumento importante delle situazioni di rischio nelle fasce d’età più giovani”.

Chi è la Sentinella?

“Non è uno specialista della salute mentale e non si sostituisce ai professionisti sanitari. È una persona che, grazie a una formazione specifica, sa osservare, riconoscere i segnali di sofferenza e orientare verso i percorsi di aiuto.

“Molti insegnanti, educatori, allenatori e volontari si accorgono che qualcosa non va, ma spesso non sanno come comportarsi o a chi rivolgersi. Questo genera frustrazione e senso di impotenza. Vogliamo fornire strumenti concreti per riconoscere i segnali di rischio e sapere come attivare tempestivamente la rete di supporto”, ha segnalato Mara Barcella.

La sentinella agisce all’interno di confini ben definiti e la formazione di gruppo è pensata proprio per fornire competenze mirate e occasioni di scambio e di confronto: “perché nessuno può a risolvere da solo situazioni complesse”.

Il progetto pilota

Il percorso, totalmente gratuito, prenderà avvio in forma sperimentale con due gruppi di formazione da 20 partecipanti ciascuno: uno dedicato alle figure che operano prevalentemente con i ragazzi delle scuole secondarie di primo grado e uno rivolto a chi lavora con adolescenti delle scuole secondarie di secondo grado.

La formazione è destinata a figure non sanitarie che operano all’interno della comunità: insegnanti, educatori, allenatori, volontari, operatori del terzo settore e altre persone che, per il loro ruolo, possono rappresentare un punto di riferimento per i giovani.

Il primo incontro “Riconoscere i segnali d’allarme” è in programma il 28 settembre, dalle 15 alle 18, presso la Caffettiera Mazzetti, ad Asti. I successivi si svolgeranno nello stesso luogo e orario  il 12 ottobre (“Ruolo e compiti dell’operatore sentinella”) il 26 ottobre (“Affrontare le situazioni critiche”) e il 9 novembre (“Gli aspetti emotivi che coinvolgono le sentinelle”).

Informazioni e modulo di iscrizione si possono richiedere via mail all’indirizzo unlibroperdaniela@gmail.com o compilando il form sul sito www.unlibroperdaniela.eu

 

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