Tre domande a… Gabriella Sanlorenzo
Il filo che unisce le comunità passa anche dalla tavola. Nell’ambito del Festival dei Popoli, domenica 4 ottobre torna Eat&Walk, la camminata etnogastronomica organizzata da Noix de Kola Odv: circa due chilometri attraverso la città, dalla parrocchia di San Pietro al Foyer delle Famiglie, con alcune tappe intermedie dedicate alla degustazione. Saranno le comunità di Albania, Brasile, Ghana, Italia, Marocco, Moldavia, Nigeria, Perù, Ucraina e Romania a portare lungo il percorso i sapori delle proprie terre, per poi ritrovarsi tutti insieme nella festa finale accompagnata dalla musica dei Grattagatto.
Un appuntamento che Noix de Kola segue fin dalle origini del Festival e che, negli anni, è diventato anche un modo concreto per favorire la conoscenza e l’incontro. Ne parliamo con Gabriella Sanlorenzo, presidente dell’associazione.
Noix de Kola collabora con il Festival dei Popoli dalla sua nascita. Com’è iniziato questo percorso e che cosa rappresenta oggi per voi?
“Collaboriamo da quando è iniziato il Festival dei Popoli. Con Paolo Maccario e Daniela Iavarone dell’Ufficio Pastorale Migranti c’è un legame profondo di amicizia, prima ancora che di collaborazione associativa, quindi per noi è stato abbastanza naturale partecipare e continuare a camminare insieme. Negli anni il festival è cresciuto e anche le nostre iniziative si sono consolidate, ma è rimasto soprattutto il piacere di costruire qualcosa insieme”.
Eat&Walk è una camminata, ma soprattutto un viaggio attraverso i sapori di comunità diverse. Lei ha parlato del cibo come di un modo per “riempire lo stomaco” e, nello stesso tempo, “riempire l’anima” attraverso l’incontro. Che cosa significa concretamente?
“Significa partire da qualcosa di molto pratico, concreto e anche piacevole: riempire lo stomaco conoscendo piatti che fondamentalmente pochi di noi conoscono. Ogni anno le comunità si danno da fare per trovare nuovi piatti, non ripropongono sempre gli stessi e fanno una vera ricerca per farci conoscere quali sono i sapori delle loro terre. Cerchiamo di proporre preparazioni semplici, facilmente distribuibili, ma che siano realmente tipiche di quel Paese e di quella comunità. E loro ce le offrono con capacità, ma anche con tanto sentimento. È un modo molto semplice per avvicinarsi a culture che magari non conosciamo”.
E questo incontro comincia ancora prima della camminata vera e propria. Anche le iscrizioni raccontano qualcosa di chi si avvicina al Festival?
“Sì, è una delle cose che ci fanno capire che questa iniziativa può davvero creare degli incontri. Quando raccogliamo le iscrizioni compaiono spesso nomi di persone che non avevamo mai sentito prima ad Asti e, negli anni scorsi, anche persone arrivate da fuori città. Alcune non conoscevano assolutamente il Festival dei Popoli. Questo ci dà la percezione della possibilità di scalfire qualche pregiudizio. Poi ci sono altri due momenti importanti: la partenza e soprattutto l’arrivo, quando tutti si ritrovano nel cortile del Foyer. Lì si percepisce una vera comunità allargata, indipendentemente dai colori, dalle religioni e dalle provenienze. Ci si ritrova insieme a condividere pensieri, idee e semplicemente il piacere di stare insieme”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 2 ottobre 2026
Cristiana Luongo