Tre domande a… Renato Erminio Goria
In un contesto economico sempre più segnato da trasformazioni tecnologiche, geopolitiche e di mercato, le imprese del territorio sono chiamate a confrontarsi con un “mondo che cambia”. È il tema emerso durante l’Assemblea Generale dell’Unione Industriale della Provincia di Asti, dove la testimonianza di Erminio Renato Goria, amministratore unico del Gruppo Alplast, racconta le sfide e le opportunità della media impresa, dimostrando come il “saper fare” italiano possa dominare i mercati mondiali.
Le medie imprese sono definite la spina dorsale dell’Italia ma sembrano oggi davanti a un bivio. Qual è la sfida prioritaria?
“È vero, siamo la spina dorsale ma oggi questa spina dorsale deve necessariamente crescere. Durante l’Assemblea abbiamo discusso a lungo di internazionalizzazione ma bisogna essere chiari: l’internazionalizzazione non è un punto di partenza ma il risultato di un percorso fondato su innovazione, ricerca e sviluppo di prodotti realmente competitivi sui mercati globali. In Italia le imprese sono spesso troppo piccole. La vera sfida per le medie imprese è diventare più grandi per poter sostenere l’urto dei mercati internazionali. Senza un brand riconosciuto e un prodotto innovativo non bastano i finanziamenti o le fiere: non si vende nulla. Bisogna partire dal prodotto, sempre”.
Quali sono stati i passaggi decisivi che hanno trasformato Alplast da azienda locale a realtà presente in oltre 70 Paesi?
“La nostra è una storia di continuità e intuizione che dura dal 1953. Mio padre fondò l’azienda intuendo che le capsule a vite in alluminio avrebbero sostituito il sughero nei distillati, un’innovazione che arrivava dal Regno Unito. Quando io e mio fratello abbiamo preso le redini nel 1980, dopo la scomparsa prematura di nostro padre, l’azienda vendeva quasi solo in Italia. Abbiamo capito subito che dovevamo puntare con decisione ai mercati esteri. Siamo partiti dall’Europa con Francia, Germania, Svizzera, superando anche barriere doganali allora difficili, come quelle della Spagna degli anni ’90. Il segreto è stato non fermarsi mai: abbiamo migliorato i prodotti esistenti e creato nuove soluzioni, arrivando oggi a essere tra i produttori di chiusure più antichi e tecnologicamente avanzati al mondo per continuità aziendale”.
Questa crescita è passata attraverso collaborazioni con grandi gruppi internazionali. Quanto contano le alleanze strategiche per una media impresa?
“Sono vitali. Negli anni ’90 la collaborazione con Ferrero per lo studio di una chiusura innovativa per la Nutella è stata una svolta. Ci ha permesso di dialogare con giganti della chimica come Montedison e l’americana ‘W.R. Grace’, acquisendo un ‘know-how’ che ci ha aperto le porte di Coca-Cola e Pepsi. Più recentemente abbiamo siglato una ‘joint venture’ paritetica con il gruppo Vinventions, leader mondiale nel settore delle chiusure per vino. Grazie a questo accordo abbiamo realizzato a Celle Enomondo uno stabilimento che oggi è il più innovativo al mondo per la produzione di tappi a vite. Queste alleanze non solo aumentano il fatturato – che nel nostro caso quasi sestuplicò in dieci anni – ma elevano il livello tecnologico e la reputazione dell’azienda su scala globale”.
L’intervista completa e altri approfondimenti sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 26 giungo 2026
Cristiana Luongo