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Dignità, responsabilità, riparazione e speranza: il garante per le persone detenute presenta la sua prima relazione
NOTIZIE
Stella Palermitani 
31 Luglio 2026

Dignità, responsabilità, riparazione e speranza: il garante per le persone detenute presenta la sua prima relazione

E’ una prima volta per tanti aspetti, sia per la sostanza che per la forma. Parliamo della relazione annuale del garante comunale dei diritti privato delle persone private della libertà personale che è stata presentata nei giorni scorsi alla IX commissione consigliare del Comune. Una prima perché a presentarla è stata il nuovo Garante, Domenico Massano, pedagogista, formatore, per anni volontario proprio nella casa di reclusione e dalla scorsa estate nominato garante appunto. Ma anche perché a livello comunale la relazione mancava da anni (l’ultima era stata firmata da Paola Ferlauto, ndr) e poi perché con l’arrivo di Massano è stato istituito il Tavolo Carcere-Città.

Insomma il documento, 65 pagine, rappresenta, almeno fino a ora, un unicum per la nostra realtà. Non solo il bilancio di un anno di lavoro, quello fatto dal garante, ma anche uno spazio in cui dare spazio e voce alle persone ristrette, di parlare del mondo del volontariato che gravita attorno alla casa di reclusione e dei suoi progetti più interessanti. E uno lo ospitiamo anche noi, Gazzetta d’Asti e proprio in questa pagina. Nella rubrica Gazzetta Dentro, ormai da anni diamo la parola alle persone detenute che fanno parte della redazione del giornale interno al penitenziario e che in autonomia presentano articoli, riflessioni, poesie (come in questa settimana). Un’iniziativa consolidata negli anni nata per creare un ponte tra il dentro e il fuori per fare capire, per dirle con le parole di Massano, che il penitenziario fa parte della nostra società.

E proprio questa è una delle problematiche che il garante ha rilevato nella sua relazione: “La città, ma anche la società e la politica tengono in qualche modo distante l’idea che nel nostro territorio ci sia un penitenziario – spiega –. Basti pensare che non fisicamente collegato alla città con nessun mezzo pubblico e che non ci sono pensiline o aree di attesa per i familiari fuori”. Questa è solo una delle tante considerazioni del garante, ripetute più volte. Problematiche anche strutturali quindi che si scontrano con una realtà condizionata da una parte dal sovraffollamento dei detenuti e dall’altra ormai da un’endemica carenza di personale, sia nel comparto della polizia penitenziaria che dagli operatori: “Secondo i dati elaborati dal Garante Nazionale delle persone private della libertà personale, aggiornati al 7 aprile 2026, la Casa di Reclusione di Asti ospitava 276 persone detenute a fronte di 200 posti disponibili, con un tasso di sovraffollamento del 138%. Un dato significativamente superiore alla media regionale piemontese, attestata al 119,8%, e coincidente con la già allarmante media nazionale – spiega Massano –. A questo si aggiungono, nonostante i frequenti interventi di manutenzione ordinaria, problemi strutturali, infiltrazioni, muffe, spazi e servizi igienici inadeguati, difficoltà legate alle ondate di calore. Particolarmente rilevanti risultano inoltre le carenze di personale, che riguardano l’area trattamentale, la Polizia Penitenziaria e gli uffici amministrativi. Tali scoperture incidono non soltanto sulle condizioni di lavoro, ma anche sulla possibilità di organizzare e garantire le diverse attività trattamentali e sanitarie. Tutela dei diritti delle persone detenute e dignità del lavoro del personale non costituiscono obiettivi contrapposti, ma dimensioni che devono essere perseguite insieme”.

La relazione dedica inoltre specifica attenzione alla sanità penitenziaria, alla salute mentale, alle dipendenze e alla prevenzione del rischio suicidario. Il suicidio di Christian Guercio ha rappresentato uno degli eventi più dolorosi dell’anno e ha richiamato la necessità di rafforzare la capacità delle istituzioni e dei servizi territoriali di riconoscere e accompagnare le fragilità, evitando che il carcere diventi il punto di arrivo di situazioni di disagio psichico, dipendenza, marginalità ed esclusione sociale che avrebbero bisogno, prima ancora di una risposta custodiale, di interventi sanitari, educativi e sociali.

Accanto alle criticità, sono state valorizzati la disponibilità al dialogo ed al confronto, l’impegno costituzionalmente orientato, gli interventi di miglioramento, come l’area verde e lo spazio colloqui con bambini, e le attività lavorative, formative, scolastiche, universitarie e culturali, così come il ruolo del volontariato, delle cooperative sociali e della partecipazione delle stesse persone detenute. Lavoro, istruzione, cultura, sport e relazioni familiari non sono attività accessorie, ma strumenti fondamentali per dare significato al tempo della pena e preparare il reinserimento nella società.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la progressiva difficoltà, in relazione a recenti disposizioni del Dap nel mantenere aperti i rapporti avviati positivamente nel corso degli anni tra gli istituti di Alta Sicurezza e la comunità esterna. “Sicurezza e rieducazione non possono essere considerate finalità alternative: ridurre le relazioni con il territorio non garantisce automaticamente maggiore sicurezza e rischia, al contrario, di indebolire le opportunità di responsabilizzazione e reinserimento”, aggiunge Massano che tra gli obiettivi del suo futuro punta molto anche sull’aspetto a cultura costituzionale della pena e la giustizia riparativa. “Occorre promuovere iniziative rivolte alle scuole e alla cittadinanza e dare continuità al percorso avviato con i Centri di giustizia riparativa di Torino e Bergamo, nella prospettiva di costruire una “Asti città riparativa”: una comunità capace di affrontare i conflitti, riconoscere le vittime, promuovere responsabilità e ricostruire i legami”.

Cinque in conclusione le proposte alla città: riconoscere e consolidare il Tavolo Carcere-Città appena costituito “quale luogo stabile di confronto, coordinamento e coprogettazione tra Comune, istituto penitenziario, servizi, scuole, volontariato e Terzo settore”.

Migliorare l’accessibilità dell’istituto e l’accoglienza delle famiglie “rafforzando i collegamenti di trasporto pubblico, sostenendo la realizzazione della prevista struttura esterna e predisponendo, nel frattempo, uno spazio coperto e dignitoso per l’attesa”.

Promuovere il lavoro e il reinserimento “coinvolgendo imprese, cooperative, associazioni di categoria e parti sociali nella costruzione di opportunità lavorative in particolare dentro, ma anche fuori dal carcere”.

Rafforzare la presa in carico della salute e delle fragilità “proseguendo il monitoraggio avviato dalla Commissione consiliare e consolidando il raccordo tra Asl, servizi territoriali, forze dell’ordine e realtà sociali, per prevenire quando possibile l’ingresso in carcere e accompagnare le persone prima, durante e dopo la detenzione.

E infine promuovere una cultura costituzionale della pena e la giustizia riparativa “attraverso iniziative rivolte alle scuole e alla cittadinanza e dando continuità al percorso avviato con i centri di giustizia riparativa di Torino e Bergamo, nella prospettiva di costruire una “Asti città riparativa”.

Il lavoro svolto è stato orientato da quattro parole: dignità, responsabilità, riparazione e speranza.

“Non si tratta di richiami astratti, ma di criteri concreti attraverso i quali leggere la pena, il lavoro delle istituzioni e il rapporto tra carcere e società”, conclude il garante.

Relazione garante privati libertà 2025 2026

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CASA DI RECLUSIONE DOMENICO MASSANO GARANTE PER LE PERSONE DETENUTE GAZZETTA D'ASTI GAZZETTA DENTRO
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