Una vendemmia anticipata, ma di alta qualità
Una vendemmia anomala quella di quest’anno, che, in alcune zone del sud del Piemonte, è iniziata dieci giorni in anticipo con la raccolta del Pinot Nero, destinato all’Alta Langa, e di altre uve bianche già mature. Nei prossimi giorni si inizierà anche con il Moscato, le Barbere e i Dolcetti, arrivando più avanti ai Nebbioli.
Alessio Chiavarino, Direttore della Cantina Clavesana, afferma che “quest’anno la qualità delle uve è ottima, con acini sani e ben conformati, senza che si siano verificate problematiche fitosanitarie importanti. Ci sono alcune zone tempestate, ma per fortuna sono molto circoscritte e non hanno impattato in modo significativo sulla produzione”.
Quest’anno, infatti, ad aver chiesto una riorganizzazione interna alle cantine sono stati non tanto temporali e grandinate, quanto le temperature elevate. L’impressione condivisa è che quest’anno la vite abbia corso, come sottolinea Paolo Aiassa, Direttore della Cantina Terre dei Santi: “è una vendemmia anomala per i tempi così anticipati rispetto alle scorse annate. Di solito si iniziava la raccolta delle uve bianche nella seconda metà di agosto, mentre quest’anno abbiamo già iniziato, prima di Ferragosto. Il caldo e la carenza idrica già a partire da fine maggio hanno infatti accelerato l’intero ciclo vegetativo, portando le viti a mantenere meno idratati i grappoli, che un po’ ovunque risultano quindi meno distesi, più piccoli e leggeri”.
Maurizio Bologna, Presidente della cantina Barbera dei Sei Castelli, osserva: “si tratta della raccolta più precoce mai registrata. Per quanto riguarda la Barbera, che rappresenta quasi la totalità della nostra produzione, le temperature record degli ultimi mesi stanno mettendo a dura prova le piante. Nonostante questa sofferenza vegetativa di un vitigno resistente per natura al calore, le prime analisi sui campioni mostrano una qualità finale eccellente”.
E tuttavia la lungimiranza della cooperazione agricola e la sua capacità di superare gli ostacoli emergono proprio nelle circostanze di maggiore difficoltà: “contro le temperature elevate sono molto efficaci la gestione della chioma, che protegge i grappoli dall’eccessivo irraggiamento, e la cura del suolo” racconta Rosa Oberto, vicepresidente della cantina Terre del Barolo e vicepresidente di Confcooperative Piemonte Sud. “Gli inerbimenti contribuiscono infatti a preservare la struttura del terreno, a limitare l’evaporazione e a migliorare il benessere complessivo della vite anche in condizioni di forte stress idrico”.
Mario Sacco, Presidente di Confcooperative Piemonte Sud, conclude: “ormai i viticoltori sono sempre più preoccupati per il clima, sia per gli eventi calamitosi sia per il caldo, che causa un grave stress idrico alle piante. Sappiamo però che una viticoltura attenta e capace di modernizzarsi sia oggi lo strumento migliore per adattarsi. Solo così si può continuare a generare lavoro, reddito e produzione di qualità nei nostri territori”.