Dimissioni di Rasero, Briccarello (Uniti si può): “A quale tavolo dovevamo sederci?”
Non avendo più scuse per non rispondere, in Consiglio è cambiata anche la strategia di difesa: dalla chiusura a riccio si è passati agli attacchi frontali e, francamente, piuttosto scomposti.
Prima ci viene rimproverato di «non aver rispettato gli accordi». Quali accordi?
Siamo sicuri di non aver preso alcun «accordo» che esulasse da quanto previsto e fatto a norma di regolamento.
Poi arrivano gli attacchi sul piano PROFESSIONALE, a mezzo stampa.
Ma anche su questo siamo sempre stati più eleganti. Soprattutto quando le accuse sono talmente ridicole da lasciare, più che altro, un po’ interdetti per l’ingenuità con cui vengono formulate.
Infine, oggi, leggiamo che bisognerebbe essere «maturi» e sedersi attorno a un tavolo.
Tralasciando la naturalezza con cui si cerca di mistificare ciò che sta accadendo, una domanda sorge spontanea: a quale tavolo dovremmo sederci?
Perché non siamo noi a lasciare di corsa l’aula.
Non siamo noi a trasformare una lunga sospensione in un momento di litigio. Non siamo noi a non intervenire sul DUP.
E occorre ricordarlo ogni volta: non siamo noi ad aver nominato i nostri fedelissimi in Fondazione per poi incassare la nomina a Presidente della Banca, compiendo un’operazione politicamente ed eticamente gravissima e, di fatto, smettendo di amministrare da maggio.
Ora ci si viene a dire che, dopo aver avallato un’operazione che sembra rispondere esclusivamente al tornaconto personale del Sindaco e che mette persino in discussione la durata stessa dell’amministrazione, con il rischio di un commissariamento dietro l’angolo, saremmo noi a dover dimostrare maturità?
Qualcuno ha obbligato Rasero a diventare Presidente della Banca? Qualcuno lo ha obbligato a pensare di dimettersi da Sindaco?
Se Asti dovesse essere commissariata, la responsabilità non potrà certo essere attribuita alle nostre interrogazioni o al nostro ruolo di opposizione.
Sarebbe, semmai, la conseguenza del sistema costruito da Rasero per consolidare la propria cerchia di potere, della scelta di anteporre il tornaconto personale alla responsabilità istituzionale e della complicità di una parte della classe dirigente astigiana.
In primis dei consiglieri di maggioranza che oggi ci attaccano, ma che non hanno mai chiesto conto al Sindaco delle sue scelte e dei suoi comportamenti.
La maggioranza ha la responsabilità della continuità amministrativa e ha i numeri per governare.
Se questa continuità è oggi a rischio, non è certo per le nostre interrogazioni.
Il regolamento, infatti, tutela la maggioranza da ogni forma di ostruzionismo: basti pensare che l’ordine del giorno sull’informativa di Rasero non è stato nemmeno discusso.
L’unica cosa che sta concretamente bloccando il Consiglio è l’incompatibilità di Rasero rispetto ad alcune pratiche, proprio per il possibile conflitto di interessi tra il suo ruolo di Sindaco e quello di Presidente della Banca.
E allora facciamoci una domanda molto semplice.
Se non ritenete un problema che, per approvare il bilancio — il documento fondante di un’amministrazione — il nostro Sindaco debba essere assente dall’aula per evitare un conflitto di interessi, allora le possibilità sono due: o state cercando di ingannare l’opinione pubblica, oppure siete davvero gravemente inconsapevoli del ruolo che state rivestendo e dei meccanismi democratico-amministrativi.
In entrambi i casi, c’è da essere molto preoccupati per le sorti di questa città. Sono settimane, anzi mesi, che chiediamo chiarimenti su quanto sta avvenendo. Da un punto di vista politico, certo.
Ma anche, e soprattutto, da un punto di vista tecnico e amministrativo. Stiamo portando avanti pratiche che il Primo Cittadino NON PUÒ VOTARE? Così pare.
E allora, se così è, SPIEGATE COSA AVETE INTENZIONE DI FARE per uscire dall’impasse che avete creato voi.
Il tavolo al quale dovremmo sederci esiste già da mesi.
È l’aula del Consiglio comunale.
È lì che noi, perché eletti dai cittadini, siamo chiamati a esercitare il nostro ruolo di amministratori pubblici e di controllori del potere.
È lì che devono essere date le risposte, affrontate le questioni e assunte le responsabilità. Tutti gli altri tavoli — che, tra l’altro, non esistono — non li abbiamo mai visti.
Perché le cose, belle o brutte che siano, devono essere prima di tutto TRASPARENTI.
Ed è per questo che in Consiglio ci sono le telecamere.
È per questo che i cittadini possono entrare, assistere, ascoltare. Ed è per questo che tutto viene registrato.
Noi NON siamo abituati a sederci attorno a tavoli ombrosi. Le risposte le dobbiamo, sempre e soltanto, a chi ci ha eletto. E mai, per fortuna, a chi pensa di stare sopra di noi.
Vittoria Briccarello, consigliere comunale di Uniti Si Può