Konecta, c’è un accordo tra la proprietà e i sindacati per salvare 1000 posti di lavoro
Un centinaio di posti svaniti nel nulla in meno di 10 mesi. La prospettiva di doversi spostare ogni giorno a Torino per non perdere l’occupazione. Per il polo Konecta di Asti il domani rimane un enigma tutto da decifrare. L’intesa raggiunta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy tra la proprietà e i rappresentanti dei lavoratori permette di riallacciare un dialogo che si era spezzato all’improvviso il 16 ottobre. La strada scelta è quella dei contratti di solidarietà, uno strumento di supporto che riduce le ore lavorative giornaliere per evitare i licenziamenti diretti. Questa misura servirà a sventare ben 1.000 esuberi sparsi in tutta la Penisola. Lo schema prevede un taglio del tempo di lavoro pari al 30% e prenderà il via nel Paese il 2 novembre 2026, restando in vigore fino al 31 dicembre 2027. Per gli impianti del Piemonte si è deciso però di posticipare la partenza al 2 gennaio, con l’obiettivo di trovare lo spazio per un approfondimento sui singoli siti sul territorio. Si riapre così la discussione sul domani delle sedi di Asti, Ivrea e capoluogo regionale, mettendo le garanzie quotidiane in cima all’agenda. «Riprendiamo a trattare su smart working, trasferte e organizzazione del lavoro» dichiara Alberto Revel, segretario regionale della Slc Cgil. Permane l’incognita sul cambio di sede da Asti a Torino programmato per 97 dipendenti, un provvedimento per ora sospeso. “È un discorso complesso e lavoreremo anche sui numeri. Molti dipendenti non sono più in back office, cioè nelle attività svolte al computer senza contatto diretto con il cliente, ma sono tornati al telefono. È tutto da ridiscutere nei prossimi tavoli”, osserva Revel. Nello stabilimento di via Guerra rimangono oggi circa 300 presenze, dopo che centinaia di dimissioni incentivate hanno svuotato i reparti rispetto a gennaio. La solidarietà rappresenta dunque un tampone, ma non risolve le tante incertezze strutturali sul piatto: occorre ancora stabilire la suddivisione delle mansioni operative e le reali prospettive d’impiego per chi resta. Il quadro locale rispecchia un’emergenza più ampia che sta travolgendo l’intero settore delle chiamate e dell’assistenza ai clienti. “Il problema è nazionale, con una crisi dei call center drammatica. L’11 novembre faremo uno sciopero nazionale e il giorno dopo saremo ricevuti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per cercare soluzioni”, chiude Revel. Il patto garantisce respiro per ripartire con i confronti, ma le tutele per il territorio astigiano attendono ancora risposte concrete e definitive.
P.V.