Egregio Direttore,

Ho letto attentamente i diversi contributi di idee provenienti da forze politiche, associazioni e cittadini sul futuro della nostra città nella quale sono stato “costretto” a tornare per via della pandemia. Come esseri umani abbiamo il diritto/dovere di essere ottimisti e guardare al futuro ancora come un posto dove i progetti possano essere realizzati, per questo mi sento di avanzare alcune proposte che riguardano il mio ambito di lavoro. Questo periodo ha insegnato, a me per primo, che spesso il viaggio di lavoro non è indispensabile e che molti degli spostamenti per incontri, riunioni o semplicemente per passare la giornata in ufficio sono evitabili: questo può far ritrovare una nuova centralità alla provincia rispetto alla metropoli infatti se molte aziende con sede a Milano, Torino, Genova implementeranno i loro processi di smart working questo consentirà ad alcuni astigiani di rimanere ad Asti e ad altri non astigiani di guardare ad Asti come proprio luogo di residenza se questa saprà essere attraente nell’offerta di servizi e, quindi, qualità della vita. Un’attrazione di residenti significa anche maggiore appetibilità, ad esempio, per chi offre servizi di mobilità, come le multinazionali del noleggio di veicoli elettrici, o per le grandi catene del commercio che possono trovare spazio in città e non necessariamente in centri commerciali, che per altro non godono di un ottimo momento di salute. A tale scopo è fondamentale 

– agevolare accorpamento locali commerciali, la ristorazione ed il commercio moderno hanno bisogno di spazi ampi, che i locali commerciali in città non offrono, anche per rispondere alle nuove regole di distanziamento introdotte dalla crisi pandemica. L’Amministrazione comunale potrebbe pensare a forti agevolazioni fiscali per quei proprietari che decidessero di acquistare un locale commerciale accanto ad uno di già loro proprietà. 

– Affidare ad un soggetto del mondo del real estate la stesura di un Piano strategico di valorizzazione immobiliare della città che non si limiti ad un approfondimento sugli immobili cittadini ,ormai abbandonati a sé stessi da troppo tempo (ex Ospedale, ex UPIM, ex Maternità, etc.), ma che ambisca anche a delineare un piano strategico di valorizzazione, quindi un sistema di azioni coordinate tra loro nel tempo finalizzate al raggiungimento di un obiettivo.

– Forti de del suddetto piano andare a vendere Asti al Mondo, la fame di italianità e di cose belle non si esaurirà con il COVID-19, Asti ed il suo territorio hanno molto da offrire ma non possiamo dircelo sempre tra di noi: il modello di città che immaginiamo, le sue potenzialità ed i suoi immobili devono essere presentati dove ci sono gli interlocutori sul modello di quanto fatto dall’Amministrazione di Genova che l’anno scorso è venuta con Sindaco ed Assessori al Mapic di Cannes, il più importante evento europeo dedicato al real estate, a presentare la città, le sue potenzialità, la sua idea di futuro ed i suoi immobili vuoti a noi operatori del settore.

 

Salvatore Grizzanti