“Davanti all’esultanza di Aec sull’esito della Conferenza dei Servizi per il mancato rilascio dell’Autorizzazione Unica per la costruzione della centrale di teleriscaldamento c’è da restare veramente basiti. La conferenza ha trovato ben 4 cause ostative al rilascio dell’autorizzazione di cui, per semplificare, due di tipo amministrativo: assenza del titolo di disponibilità dell’area e assenza della Delibera di Consiglio Comunale relativa alla variante al Piano Regolatore e due tecniche: una relativa all’assenza delle soluzioni di connessione con le reti elettrica e gas ed una circa l’assenza della documentazione richiesta dall’Arpa. Già solo quest’ultima rappresenta a nostro avviso una causa ostativa insuperabile in quanto non sono più ammesse integrazioni documentali o progettuali tali da richiedere nuove istruttorie della Conferenza che ha terminato il suo compito. Ma i due nodi amministrativi sono ancora più difficili da sciogliere. La settimana scorsa in occasione del Consiglio Comunale, convocato per l’approvazione del bilancio consuntivo 2015, avevo chiesto al Sindaco del perchè non avesse presentato al Consiglio stesso la proposta di variante al Piano Regolatore dal momento che la variante deve confluire nell’Autorizzazione Unica. Il Sindaco aveva risposto che era in attesa del parere della Conferenza. Bene ora questa assenza rappresenta una causa di diniego la cui responsabiltà è tutta del Sindaco. Tra l’altro questa proposta di variante contiene espressamente la dichiarazione che quella della centrale è un’attività produttiva e pertanto si modificano contesutalmente le norme tecniche del Piano regolatore per consentirne la realizzazione. Si direbbe una forzatura non da poco fatta ad arte per superare i dubbi dell’Arpa il cui parere evidenzia che la centrale presenta caratteristiche indusitriali e quindi non compatibili con la classificazione di area per attrezzature pubbliche nè per la classificazione acustica dell’area (parere Arpa del 15 aprile pag. 5). Questa variante deve essere assolutamente negata perchè rappresenta un precedente di adattamento del PRG alle proprie volontà, pericoloso per il futuro. Infine il titolo di disponibilità dell’area su cui abbiamo inutilmente attirato l’attenzione fin da subito, quando nell’approvare il progetto la Giunta approvava anche un crono programma che prevedeva la conclusione nel 2014 di un’ accordo con l’Asl per la cessione dell’area. Questo accordo sull’area non c’era allora e non c’è ancora adesso. E questo non solo perchè occorre rispettare le procedure per ottenere l’autorizzazione da parte dell’Assessorato regionale, bensì perchè, come dimostra la richiesta di un parere legale, l’Asl vuole sciogliere i propri dubbi di tipo contrattuale riguardo alla individuazione di un fornitore di calore ed energia elettrica per trenta anni mediate una trattativa diretta con Aec e senza il ricorso a procedure di gara pubblica, ancor più in mancanza di verifiche aggiornate con l’entrata in vigore dal 18 aprile del nuovo Codice dei Contratti Pubblici. Anche questo aspetto noi l’avevamo già sollevato nel marzo 2015 con l’invio di una lettera in tal senso agli Assessori Regionali alla Sanità ed all’Ambiente che naturalmente non ha ricevuto risposta. Pensiamo che superare nella settimana di San Secondo tutte queste difficoltà che si trascinano da un anno e mezzo senza soluzione, ci pare da parte di Aec molto ottimistico. Forse troppo”. Anna Bosia, Uniti per Asti
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