Sono passati quasi dieci anni da quell’8 luglio 2013 quando papa Francesco nella sua prima visita ufficiale da Pontefice visitò Lampedusa, teatro di una tragedia, già allora ennesima, del mare.

“Ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore”, aveva detto il Pontefice. Ma da allora le stragi di migranti non si sono fermate. E lo dimostra il dramma di Cutro, neppure l’ultimo in ordine temporale, in cui hanno perso la vita, a poche decine dimetri dalla costa calabra, 86 persone di cui 35 minori. Una strage insopportabile che ha smosso le coscienze e l’opinione pubblica. E per dire basta a questi drammi mercoledì Asti si è mobilitata. I mondi laici ed ecumenici della nostra città mercoledì si sono uniti in due momenti importanti: un flash mob in piazza San Secondo organizzato dalla rete Welcoming Asti e una preghiera interreligiosa al Foyer delle Famiglie. Lì si sono unite varie fedi in una riflessione suggestiva e toccante, fatta di preghiere, musica, silenzio e speranza.

“Fermare la strage, invertire la rotta”, questo l’appello lanciato.

In piazza davanti al Municipio la cittadinanza attiva che sostiene la rete Welcoming Asti si è radunata per un flash mob nel quale è stato letto il documento letto sabato sulla spiaggia di Cutro dove si è tenuta una partecipata manifestazione.

FERMIAMO LA STRAGE DI CUTRO

La strage di Cutro non è stato un incidente imprevedibile. È solo l’ultima di una lunghissima serie di tragedie che si dovevano e si potevano evitare.

Le persone che partono dalla Turchia, dalla Libia o dalla Tunisia sono obbligate a farlo rischiando la vita a causa dell’assenza di canali sicuri e legali di accesso al territorio europeo.

I governi hanno concentrato i loro sforzi solo sull’obiettivo di impedire le partenze, obbligando chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà a rivolgersi ai trafficanti.

Se le persone morte nel mare davanti a Cutro avessero potuto chiedere e ottenere un visto umanitario non avrebbero rischiato la vita.

Se ci fosse stato un programma di ricerca e salvataggio europeo o italiano, quel terribile naufragio si sarebbe potuto evitare.

Sulle responsabilità delle autorità competenti indagherà la magistratura.

Ma chi ha responsabilità politiche, in primo luogo il governo, non può ribaltare la realtà e scaricare sulle vittime il peso di una strage che ha visto la perdita di 70 esseri umani che si potevano e si dovevano salvare.

È arrivato il momento di dire basta e di fermare le stragi.

• Chiediamo un’indagine seria che faccia chiarezza su quanto è successo.

• Chiediamo di istituire una Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi di frontiera.

• Chiediamo di realizzare immediatamente un programma europeo di ricerca e salvataggio in tutto il Mediterraneo, e sollecitiamo il governo italiano a chiedere agli altri Stati membri di implementare questo programma.

• Chiediamo di attivare i visti umanitari previsti dal Regolamento Europeo dei Visti, consentendo così alle persone in fuga da guerre e violenze l’attraversamento delle frontiere europee in sicurezza e legalità.

• Chiediamo di attivare ogni via d’accesso complementare, a partire dai reinsediamenti, dai corridoi e da altre forme di sponsorship e di ampliare i canali regolari di ingresso, senza usare questi strumenti per giustificare politiche di chiusura e respingimenti delegati a governi non UE.

• Chiediamo di fermare ogni iniziativa e programma di esternalizzazione delle frontiere e di promuovere accordi bilaterali condizionati dal rispetto dei diritti umani e non dal controllo dei flussi migratori.

È il momento di dire basta ad ogni forma di strumentalizzazione politica e di fermare le stragi.

Lo faremo andando sulla spiaggia di Cutro il prossimo 11 marzo alle 14.30 per esprimere la nostra indignazione e la solidarietà con le vittime e le loro famiglie con una marcia silenziosa.

La manifestazione di Cutro è il primo importante appuntamento nazionale di un percorso di iniziative e mobilitazioni che le reti che la promuovono intendono organizzare affinché queste politiche “invertano rotta”.

A chi non potrà essere a Steccato di Cutro chiediamo di mobilitarsi online scattandosi una foto con la fascia bianca al braccio e pubblicarla sui social con l’hashtag #fermarelastrage.

LA PREGHIERA ECUMENICA

Il pomeriggio è continuato al Foyer delle Famiglie con un toccante momento di preghiera e riflessione, accompagnato dai canti di Ilaria Marello e dalle luci delle fiaccole che ognuno stringeva in mano al quale hanno partecipato, ognuno con un commento o una preghiera Michelino Musso, Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi, Maurizio Ghierti che ha portato una toccate e personale testimonianza, Simona Franzino della Rete Weloming Asti, Daniela Marcato e l’Agedo. Nella seconda parte, dedicata alla preghiera interreligiosa, sono intervenuti Yasmine Aboutaieb e Abdelali Aboutaie, per la comunità musulmana in rappresentanza del centro islamico Oasis di via Balbo, la pastora Princess della chiesa evangelica astigiana e il vescovo Marco Prastaro.

L’intervento di Michelino Musso

Ritrovarsi, mercoledì’ 15 marzo, per una preghiera comunitaria per le vittime del naufragio di Cutro (26 febbraio 2023) evidenzia uno specifico richiamo al valore e al significato di “fraternità globale” spiegato più volte da Papa Francesco; cfr. “Fratelli tutti, sulla fraternità e l’amicizia sociale” (03102020).

Oggi, a dieci anni dall’elezione del Cardinale Bergoglio al soglio di Pietro, il pensiero va al suo primo viaggio che, in modo molto significativo, fu a Lampedusa; viaggio voluto dal Papa per richiamare l’opinione pubblica sulla tragedia di migranti naufragati nel Mediterraneo.

Era l’8 luglio 2013, il primo viaggio del pontificato di Francesco. Il Papa scelse Lampedusa per parlare di quella “globalizzazione dell’indifferenza” che l’avrebbe portato poi, nel corso degli anni, a denunciare in numerose occasioni l’indifferenza verso il prossimo e a condannare la cultura dello scarto.

Un “anniversario” che supera la formalità della cronaca per provare a rileggere le parole di Lampedusa come segno di un magistero che questa ricorrenza ci aiuta a riprendere; una presenza di preghiera e di impegno per manifestare una vicinanza, costruttiva, a Papa Francesco e al suo profetico magistero.

L’incessante impegno per ogni persona è una necessità di “impegno culturale” per riscrivere i rapporti sociali; quell’indifferenza, quel “vivere in bolle di sapone” è stata negli anni più volte rimarcata dal Papa per richiamare attenzione per le persone migranti che “sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”; gli ultimi, “che Gesù ci chiede di amare e rialzare”, donne e uomini che fuggono da guerre e povertà.

Una cultura che sappia animare e costruire un’opzione preferenziale per gli ultimi, i quali devono essere messi al primo posto nell’esercizio della carità. Sono tante le povertà di oggi; i “’poveri’, nelle molteplici declinazioni di povertà, sono gli oppressi, gli emarginati, gli anziani, gli ammalati, i piccoli, quanti vengono considerati e trattati come ‘ultimi’ nella società.

Un impegno che ci provoca e non è da eludere. 

LE POESIE

Sono state lette anche due poesie

Non ti allarmare fratello mio

di Tesfalidet Tesfom, migrante eritreo di appena trenta chili morto il giorno dopo il suo sbarco a Pozzallo dalla nave Proactiva della Ong Open Arms il 12 luglio 2018

Non ti allarmare fratello mio,
dimmi, non sono forse tuo fratello?
Perché non chiedi notizie di me?
È davvero così bello vivere da soli,
se dimentichi tuo fratello al momento del bisogno?
Cerco vostre notizie e mi sento soffocare
non riesco a fare neanche chiamate perse,
chiedo aiuto,
la vita con i suoi problemi provvisori
mi pesa troppo.
Ti prego fratello, prova a comprendermi,
chiedo a te perché sei mio fratello,
ti prego aiutami,
perché non chiedi notizie di me, non sono forse tuo fratello?
Nessuno mi aiuta,
e neanche mi consola,
si può essere provati dalla difficoltà,
ma dimenticarsi del proprio fratello non fa onore,
il tempo vola con i suoi rimpianti,
io non ti odio,
ma è sempre meglio avere un fratello.
No, non dirmi che hai scelto la solitudine,
se esisti e perché ci sei
 con le tue false promesse,
mentre io ti cerco sempre,
saresti stato così crudele se fossimo stati figli dello stesso sangue?
Ora non ho nulla,
perché in questa vita nulla ho trovato,
se porto pazienza non significa che sono sazio
perché chiunque avrà la sua ricompensa,
io e te fratello ne usciremo vittoriosi
affidandoci a Dio.

Per i pesci del Mediterraneo

scritta da Erri De Luca per non dimenticare la tragedia della strage di Cutro

Prendete e mangiatene tutti.
Questi sono i corpi planati
a braccia aperte sul fondale.
In terra sono stati crocefissi,
ora sono del mare e di voi pesci.

Prendete e mangiatene tutti,
che non avanzi niente,
nessuna delle corde vocali
che hanno gridato a vento.

Fate questo in memoria di noi
che rimaniamo a riva.

Lasciatevi afferrare dalle reti
per essere venduti sul banco del mercato,
dove i sopravvissuti furono venduti.
Sarete sulle nostre tavole imbandite.
Di voi, sazi di loro, mangeremo tutto.

Conservate una spina per le nostre gole,

toglietela dalla corona dei perduti.

IL RACCONTO E LE PREGHIERE

Poi Maurizio Ghiberti di San Damiano ha raccontato la sua storia di padre adottivo di Mustafa, un bambino di etnia Hazara di Kabul, l’unico della sua famiglia composta da sei persone che è riuscito a salire su un aereo dopo il ritiro degli americani.

“Non sapeva di arrivare in Italia fino a quando non è atterrato a Roma – ha spiegato -. Poi è arrivato qui a San Damiano; a marzo ha ottenuto lo status di rifugiato e abbiamo attivato le pratiche di ricongiungimento per la famiglia. Loro a dicembre sono andati a Teheran all’ambasciata per il ritiro del visto di tre mesi, visto che gli è stato rigettato e l’altro ieri sono dovuti tornare a Kabul”, questo il racconto.

Infine un momento di vera e propria preghiera interreligiosa con Yasmine Aboutaieb e Abdelali Aboutaie, per la comunità musulmana in rappresentanza del centro islamico Oasis di via Balbo, la pastora Princess della chiesa evangelica astigiana e il vescovo Marco Prastaro.

L’intervento del vescovo

Vorrei pregare ora con le parole dei Salmi per far sì che la preghiera di Gesù sulla croce si unisca alla preghiera delle vittime di questa ulteriore strage del mare. Il grido delle loro preghiere tocchi le nostre coscienze perché mai e poi mai si spenga in noi la compassione, la solidarietà e l’umanità.

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Gli arroganti sono insorti contro di me

e una banda di prepotenti insidia la mia vita, non pongono te davanti ai loro occhi.

Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me. Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole: intendi il mio lamento.

Sii attento alla voce del mio grido perché a te, Signore, rivolgo la mia preghiera.

Non abbandonarmi, Signore, Dio mio, da me non stare lontano; vieni presto in mio aiuto, Signore, mia salvezza.

I passi del mio vagare tu li hai contati,

nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel tuo libro? Tu non sei un Dio che gode del male, non è tuo ospite il malvagio;

gli stolti non resistono al tuo sguardo.

Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, volgiti a me e abbi pietà: dona al tuo servo la tua forza,

salva il figlio della tua serva.

Dammi un segno di bontà; vedano quelli che mi odiano e si vergognino, perché tu, Signore, mi aiuti e mi consoli.

In Dio confido, non avrò timore: che cosa potrà farmi un uomo?

Tieni saldi i miei passi sulle vie della pace e della giustizia

tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole, mostrami i prodigi della tua misericordia, tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.

Sia benedetto Dio, che non ha respinto la mia preghiera, non mi ha negato la sua misericordia.

Perché il Signore ama la giustizia e non abbandona i suoi fedeli. I giusti avranno in eredità la terra e vi abiteranno per sempre.

Ti loderò, Signore, mio Dio, con tutto il cuore e darò gloria al tuo nome per sempre,

perché grande con me è la tua misericordia:

hai liberato la mia vita dal profondo degli inferi.