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Tre domande a… Claudio Santamaria

santamariaClaudio Santamaria  si cala egregiamente nella figura di “Gospodin”, incarnazione caustica e tragicomica  dell’utopia così come rappresentata dal testo di Philipp Löhle.
La nuova produzione italiana, a cura di Giorgio Barberio Corsetti, sarà portata in scena al teatro Alfieri martedì 20.
Ne parliamo con l’attore protagonista .
Genannt Gospodin è un lavoro complesso, in cui il protagonista veste i panni di anti-eroe tragicomico che si ribella al capitalismo imperante  cercando un equilibrio di vita prescindente dal denaro che finisce per trovare, insieme alla libertà, solo dietro le sbarre di una prigione.
Hai ritrovato alcuni aspetti famigliari nel profilo del personaggio che interpreti?
Gospodin è eroicamente testardo, convinto della bontà, anzi inevitabilità, delle proprie scelte, e adatta il suo universo utopico al suo poetico e tragico rifiuto dell’elemento portante del mondo attuale, il denaro… È un personaggio inevitabilmente paradossale, che esprime la sua poesia con atti di negazione,  fa del paradosso il suo modo di vivere e, alla fine, si erge ad emblema del desiderio di ribellione che ognuno di noi ha dentro, ma che finisce per sopprimere. Rappresenta insomma tutto ciò che esce dagli schemi rimanendo  uomo sensibile ed onesto.
Personalmente mi affascina la sua capacità di non scendere a compromessi anche quando determinate scelte lo feriscono.  E poi sa vivere di esperienze, accettare di provare tutto sulla propria pelle prima di elaborare ragionamenti e trarre conclusioni. Spesso, come si sa, nella vita reale accade il contrario…
Gospodin è quindi un eroe o un antieroe?
Diciamo entrambi, sicuramente un coraggioso. E’ la parte reazionaria di chi soffre, la voce di tutti quelli che non chiudono gli occhi e che si oppongono alla superficialità di ciò che li circonda. Parte integrante dell’impianto scenico è l’interazione degli attori con contributi video realizzati attraverso tecniche varie (graphic animation, video mapping).
E’ la prima volta che ti misuri con questo genere di teatro “di nuova generazione”?
Sì, è la prima volta. Appena sono stato contattato dal regista ed ho avuto idea del progetto ho accettato la parte prima ancora di leggere il copione!    Apprezzo molto il lavoro di Giorgio Barberio Corsetti, lo trovo innovativo e visionario. Con lui sto vivendo un’esperienza forte e creativa.  Insieme agli altri attori abbiamo studiato coreografie che interaggissero con le immagini tratte dai video artistici di Officine K,  montate non tanto per creare uno sfondo  scenografico, quanto per sottolineare graficamente l’ambiente interiore “fuori asse” del protagonista stesso.

Manuela Caracciolo