La siccità preoccupa anche gli agricoltori della provincia di Asti. Il caldo torrido e la carenza idrica si fanno sentire, come per altro in molte altre zone agricole d’Italia e del mondo. Una preoccupante riduzione dei raccolti ha interessato in particolare le colture a mais, girasole, soia e uva. In molti casi, oltre alla perdita di prodotto, bisogna aggiungere un notevole aumento dei costi di produzione per salvare i raccolti con l’utilizzo massiccio dell’irrigazione. Tutto questo in momento in cui il caro gasolio si abbatte già pesantemente sulle imprese agricole.
Per i viticoltori questi sono giorni di passione, si guardano con apprensione le previsioni del tempo e si spera ci possano essere precipitazioni prima della vendemmia. “Purtroppo – sottolinea Secondo Rabbione, responsabile del Centro Studi Vini del Piemonte con sede a San Damiano d’Asti – la disidratazione delle uve provoca una perdita di peso e della resa in mosto. In questo momento sta crescendo in modo molto preoccupante la concentrazione di zuccheri e purtroppo anche dei valori del quadro acido”. A questo punto si spera nella pioggia, soprattutto per le uve nere e per le barbere che rappresentano la produzione quantitativa più importante dell’Astigiano. “Se ci fossero alcuni giorni di precipitazioni – sottolinea Rabbione – il quadro analitico delle uve potrebbe ancora tornare su valori normali, proprio in prossimità della vendemmia. Tra l’altro se così fosse, i vini potrebbero raggiungere l’eccellenza”.
In ogni caso a preoccupare Coldiretti sono i cambiamenti climatici che si fanno sempre più marcati: anticipo delle stagioni, lunghi periodi di siccità, aumento dell’intensità delle precipitazioni, maggiore frequenza di eventi alluvionali, modificazione della distribuzione delle piogge e aumento delle temperature estive sono i principali mutamenti che influenzano le stagioni e rappresentano una nuova sfida per l’attività agricola.
“Si tratta – sottolinea il presidente provinciale Coldiretti, Roberto Cabiale – di processi destinati ad influenzare in modo sostanziale i cicli delle colture. Per non trovarci sempre ad inseguire le emergenze, dovranno essere gestiti adeguatamente la disponibilità dell’acqua e la sicurezza del territorio. Oltre agli appelli che da alcuni anni Coldiretti porta in tutte le sedi decisionali istituzionali mondiali sull’eccessiva cementificazione e modifica del territorio, la nostra organizzazione ha chiesto ed ottenuto l’istituzione di un tavolo regionale che diventi permanente e che affronti l’applicazione del piano idrico. Contestualmente per l’emergenza siccità attualmente in corso è stato sollecitato lo stato di calamità naturale che a giorni sarà sicuramente confermato dalla Regione Piemonte. Con il tavolo permanente e l’applicazione del piano idrico regionale, il nostro obbiettivo – sottolinea Cabiale – è di impostare un lavoro costante che superi gli interventi straordinari. In sostanza, non ci si deve occupare della siccità solo quando non piove”.
Abbiamo avuto rassicurazioni che a giorni, l’assessore regionale all’agricoltura, Claudio Sacchetto, convocherà il tavolo regionale ed oltre a confermare lo stato di calamità per la siccità avvierà i lavori per il piano idrico regionale che prevede la realizzazione di cinque invasi, due di questi, uno in provincia di Cuneo e uno in provincia di Torino, serviranno anche l’Astigiano.
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