Domenica 16 dicembre è la terza domenica dell’avvento, in preparazione al Natale ed è anche il terzo appuntamento con la rubrica, firmata da don Paolo, un percorso di commento alla Parola di Dio della domenica, destinato soprattutto alle persone malate, che non potendo essere presenti fisicamente alla santa Messa, trovano proprio in questo spazio, un aiuto a parteciparvi spiritualmente. “È ancora il Battista a parlarci in questa III domenica di Avvento, caratterizzata dall’invito a rallegrarci nel Signore: dominica in gaudete. Che cosa dobbiamo fare? (Lc 3,10), è la domanda che affiora sulle labbra di coloro che, appartenenti alle diverse categorie sociali e professionali, vanno ad ascoltare Giovanni nel deserto. La risposta di Giovanni è molto concreta e aperta alla speranza: tutti, a qualsiasi classe sociale appartengano, qualsiasi professione svolgano, sono chiamati alla santità e possono raggiungerla, a condizione che pratichino la giustizia, rinuncino alla brama del potere e delle ricchezze disoneste e siano disponibili all’aiuto fraterno (3, 11-14). Denominatore comune, anche se implicito, alle diverse risposte di Giovanni è l’unico comandamento dell’amore. Anche in questo, è precursore di Gesù e del suo comandamento nuovo. La vita di chi ha incontrato il Salvatore e ha deciso di credere in Lui mostra necessariamente i segni concreti di questo incontro. La fede genera uno stile di vita nuovo: lo stile di vita dei figli di Dio, ri-nati dal battesimo come uomini e donne nuovi. Il tempo di Avvento, specialmente attraverso le parole del Precursore, ha proprio l’obiettivo di creare, o ricreare, una sintonia tra il mistero della salvezza che si celebra a Natale e la nostra vita quotidiana. Dice il vero un cantautore italiano nel testo di una sua canzone: “O è Natale tutti giorni, o non è Natale mai”. Nella seconda parte del vangelo di questa domenica, Giovanni parla di Gesù (3, 16-17). Lo tratteggia soprattutto come il grande giudice degli uomini. “Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma brucerà la paglia con fuoco inestinguibile”. Noi fatichiamo a riconoscere Gesù in questa descrizione. Gesù mostrerà anzitutto, e come nessun’altro, il volto misericordioso del Padre e Giovanni stesso, difronte a questa “novità”, è colto dall’incertezza, tanto da mandare i suoi discepoli a domandargli se fosse veramente Lui il Messia (Lc 7,18-19). E, tuttavia, alla fine dei tempi, Cristo “separerà le pecore dai capri” (Mt 25,32), come nella previsione di Giovanni avrebbe separato grano e paglia. Ma, domandiamoci, di fronte alla misericordia di Dio, manifestata in maniera inequivocabile sulla croce, “il libro scritto a caratteri leggibili da tutti” (s. Caterina da Siena) l’impegno alla conversione diventa forse meno urgente? La decisione di farla finita con il peccato, davanti a un Dio che per liberarcene ha versato il suo sangue, diventa forse meno impellente? È vero il contrario! In altre parole, saperci e vederci così immensamente amati non è l’estremo appello a lasciarci amare e ad amare a nostra volta, cioè a convertirci? Dire di no all’amore che vuole salvarci non è forse il rischio più grave che possiamo correre? D’altra parte, l’impegno a prendere sul serio il vangelo è fonte di gioia e di pace. È proprio la vicinanza del Signore, che ci parla e ci guida, la ragione della nostra gioia. Ce lo ricorda il profeta Sofonia (I lettura) con la profezia che si realizzerà nell’Incarnazione del Verbo nel grembo di Maria: “Rallegrati, figlia di Sion… Il Signore tuo Dio è in mezzo te” – “Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28). È anche l’invito di s. Paolo (II lettura): “Siate sempre lieti nel Signore. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla”. Una vita vissuta alla presenza del Signore, docile alla sua guida, è una vita colma di speranza e gioia, anche se talvolta segnata da motivi di angustia. A Dio che ci è vicino, possiamo fare presente in ogni circostanza le nostre necessità con preghiere suppliche e ringraziamenti. “E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i nostri cuori in Cristo Gesù” (II lettura) Preghiamo con la liturgia dell’Avvento: O Dio, fonte della vita e della gioia, rinnovaci con a potenza del tuo Spirito, perché corriamo sulla via dei tuoi comandamenti, e portiamo a tutti gli uomini il lieto annuncio del Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio. (preghiera colletta)”.
Quarta domenica d’avvento: il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio
CHIESA
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