Una prima anticipazione si è avuta al Vinitaly nel corso di un convegno indetto dal Comitato promotore per il Cinquantenario delle doc, che si è svolto con successo domenica 7 aprile a Verona. Curiosamente il Ministero delle politiche agricole, che non si era posto il problema di una ricorrenza così importante, in un comunicato ufficiale, afferma che a Verona è stato presentato il rapporto sui 50 anni delle doc italiane. Peccato che tale rapporto non comprendesse un’analisi critica dell’esperienza finora compiuta dalle denominazioni d’origine e neppure un’enunciazione delle produzioni doc italiane. L’analisi invece si potrà leggere, in positivo attraverso riflessioni problematiche e critiche nel libro “Figli dei territori”, che vedrà la luce a fine aprile, a cura del circolo culturale Ottavi di Casale Monferrato e dell’editore Sagittario di Agliano Terme, in collaborazione con la Regione Piemonte e la Vignaioli Piemontesi. Troppo importante questa ricorrenza (cinquant’anni in cui i vini doc italiani sono passati da 1.158.461 ettolitri a 13.063.000 ettolitri, circa il 28% del totale enologico nazionale) per non mettere le norme e le procedure sotto riflessione. In particolare oltre 30 protagonisti del panorama enologico italiano (produttori, enologi, studiosi, giornalisti) hanno espresso idee e proposte, che compaiono a confronto nel libro, insieme alla documentazione sulle attuali 403 doc (di cui 73 docg) e 118 igp, e all’esposizione delle problematiche normative delle denominazioni. Questa parte, molto complessa e anche contrastata in passato, viene descritta con passione e spirito divulgativo da Vittorio Camilla, già dirigente del Ministero agricoltura e curatore del Comitato nazionale vini doc. E’ fondamentale rendersi conto che le denominazioni d’origine sono la tutela di un patrimonio nazionale molto rilevante sia per l’economia sia per l’immagine dell’Italia, e quindi operano nell’interesse dei consumatori e dei produttori corretti. Dallo sviluppo delle doc e dalla diffusione della cultura della qualità è nato un filone turistico specifico, che dà grandi soddisfazioni anche economiche alle migliaia di aziende produttrici italiane. Orgogliosi del proprio lavoro editoriale sono i promotori, coordinati da Andrea Desana (figlio del senatore che curò la prima norma delle doc e poi presiedette il Comitato apposito), Angelo Arlandini, Elio Archimede, Vittorio Camilla, Giusi Mainardi, Ettore Ponzo. Sono tutti piemontesi, ma del resto l’apporto dei pensatori piemontesi (Dalmasso, Marescalchi, Ratti, Calissano) fu fondamentale per il programma legislativo delle denominazioni d’origine dei vini, approdato infine alla legge 164 firmata dal ministro Giovanni Goria. Il libro “Figli dei territori” (128 pagine, formato cm. 20 x 29,5) può essere prenotato al prezzo di 20 euro (+ 1,50 euro per spese postali) all’editore Sagittario di Agliano Terme (tel. 0141 954278, email: info@baroloeco.it).
Esce “Figli dei territori”, un libro sui 50 anni delle doc
cultura
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