Si chiama Cocash ed è la maxi operazione antidroga conclusa questa mattina dai carabinieri del nucleo investigativo di Asti. Un lavoro durato oltre un anno e mezzo ma che ha permesso agli inquirenti di accertare un’articolata diffusione di stupefacenti che aveva Asti come nodo focale per tutto il nord Italia. Sono state 31 le ordinanze di custodia emesse dal gip Elena Rocci, dietro richiesta del pm Maria Vittoria Chiavazza, all’arresto in flagranza di 15 persone e 14 provvedimenti di custodia cautelare in carcere. Gli investigatori astigiani hanno sgominato un cartello criminale tutto albanese che operava in modo molto articolato. Non un’organizzazione piramidale, piuttosto un gruppo ben ramificato di persone che si occupavano di far arrivare la coca dall’Olanda, per poi depositarla in grandi città italiane e infine farla arrivare in alcune basi operative, fra cui Asti (in un alloggio del centro e in una casa nella zona nord), dalle quale poi veniva smerciata al dettaglio e all’ingrosso. Ognuno all’interno del cartello aveva un ruolo ben definito e per questo le ordinanze hanno capi d’imputazione ben diversi fra loro. Secondo i carabinieri comunque i punti di congiunzione di questo “albero della droga” sarebbero stati due fratelli albanesi, arrestati questa mattina, che avrebbero tenuto le redini delle attività illecite. Nel cartello comunque, c’era chi si riforniva di droga in Olanda, chi la trasportava in Italia, chi la ramificava nelle sedi operative, chi la spacciava all’ingrosso e chi invece la vendeva al dettaglio. Una macchina ben oliata quindi che avrebbe mosso un giro d’affari da oltre 10 milioni di euro. L’indagine che ha permesso ai carabinieri di sequestrare 2.5 kg di polvere bianca e di constatare un traffico di droga da 31 kg è stata molto impegnativa. Gli inquirenti infatti hanno lavorato a ritroso, partendo dall’identificazione dei presunti malviventi, accertando la presenza di droga e poi arrivando solo in un secondo momento all’indagine vera e propria e all’arresto dei sospetti. Questo perchè gli albanesi avrebbero agito in modo molto scaltro, usando decine di documenti falsi, molteplici alias e tantissimi cellulari che venivano gettati via dopo le conversazioni. Conversazioni non facili da decifrare per i carabinieri visto che venivano usati anche soprannomi come Tarzan, Ciccione, Bimbo e altri e parole in codice come “quei film, quei cd..” che facevano, per i militari, riferimento alla droga. In un anno e mezzo sono state molte le persone già arrestate e che questa mattina sono state raggiunte da altri provvedimenti cautelari. Fra quuesti anche quattro italiani. Nell’operazione sono state sequestrate anche tre pistole con matricola abrasa e oltre 5000 euro in contanti. Col blitz di questa mattina che ha visto impiegati 300 carabinieri, due unità cinofile e un elicottero, con posti di blocco nelle zone più sensibili della città, hanno portato a termine un’inchiesta antidroga fra le più imponenti che il nostro territorio ricordi. “Questa indagine – ha sottolineato il comandante provinciale Fabio Federici – è un fiore all’occhiello per noi carabinieri perchè ha permesso di sgominare un’organizzazione ramificata e molto attiva. Tutto all’alba della festa dell’Arma che verrà celebrata domani, mercoledì 5 giugno, a dimostrazione che noi festeggiamo lavorando”.
Operazione Cocash: sgominato un cartello astigiano-albanese specializzato in “polvere bianca”
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