palio... (1)“Difficile trovare ancora parole per stigmatizzare quanto avvenuto con la morte, non incidentale, non casuale, ma provocata dalla rozzeza umana, del cavallo Mamuthones. Difficile, perchè da molti anni se ne dicono e se ne scrivono fiumi interi  per spiegare e descrivere quello che è sotto gli occhi di tutti: val a dire che obbligare animali a correre dove è pericoloso correre, usare la frusta per domare la loro resistenza, costringerli in una situazione quale è quella di una piazza brulicante di gente rumorosa e rumoreggiante è puro e semplice maltrattamento. Significa ancora una volta tenere presenti non le ragioni, ma il piacere superficiale ed egoista degli uomini a scapito dei diritti degli animali. Trasformare tutto questo in una festa, poi,  è grottesco, sadico, inaccettabile. Le autorità, vale a dire coloro che per il ruolo che coprono hanno il  potere di decidere ciò che è bene e ciò che è male, sembrano purtroppo restare sorde e cieche davanti all’evidenza, aggrappandosi ad un concetto di cultura e tradizione tutto da rivedere, se è vero che il processo di civilizzazione non può non modificare tutto quanto non è più in sintonia con nuovi valori che nel tempo sostituiscono quelli divenuti obsoleti. L’insensibilità al dolore degli animali non dovrebbe però offuscare almeno  l’interesse per l’educazione delle nuove generazioni: sono secoli e secoli che studiosi, filosofi, pedagogisti mettono in guardia dai danni che provengono dall’esposizione dei bambini alla violenza: nel corso del 1900 gli studi in materia si sono moltiplicati e sono stati pacifisti, psicologi,  legislatori a prendere atto del legame innegabile che esiste tra spettacoli di violenza, non importa se agita su uomini o animali, e la produzione di violenza agita, anche in questo caso senza confini di specie. Ci aspettiamo allora che la morte ingiusta, insensata e annichilente del cavallo Mamuthones, come quella di tanti innocenti, nel corso della storia,  abbia la risonanza dirompente degli avvenimenti che fanno esplodere ciò che da tempo è lì pronto a farlo: ci aspettiamo che le autorità preposte e tutti i media, che insieme al potere di informare e influenzare l’opinione pubblica ne hanno la responsabilità, facciano scelte che vadano nella direzione di salvaguardare, insieme agli animali, anche le nuove generazoni, che davero non meritano di essere educate a comportamenti di prepotenza e sopraffazione di chi non si può difendere. La scelta è tra la costruzione di contesti sociali civili e rispettosi e l’ipocrisia dello spacciare per cultura l’arbitrio del più forte sul più debole, con le conseguenze che non è proprio possibile ignorare. Un pensiero doloroso a Mamuthones, che in tutto questo ha  pagato con la vita colpe che non aveva”. Annamaria Manzoni, psicologa e psicoterapeuta