“I consiglieri Regionali hanno appreso dai giornali notizie che li riguardano direttamente in merito alle indagini della Procura di Torino per l’inchiesta “spese pazze”. Al di là della rituale irritualità con cui le notizie di indagini filtrano attraverso le maglie non proprio strette della Procura (ma questo potrebbe anche essere accettabile, trattandosi di persone di rilievo pubblico come i politici), in quanto esponente del MoVimento 5 Stelle, non posso esimermi dal commentare. Ancora non si sa se le informazioni che vorrebbero 40 consiglieri avviarsi al rinvio a giudizio e 16 andare verso l’archiviazione siano vere o meno. Certo è che quasi tutta la maggioranza si è avvalsa della facoltà di non rispondere alle richieste dei magistrati, confidando in un’assoluzione totale per “insussistenza del fatto”, nascondendosi, in parte, dietro la mancanza di informazione da parte degli uffici consiliari (cosa tra l’altro vera) e, in parte, dietro l’insindacabilità della classe politica: ed era ovvio che la magistratura chiedesse conto di questo comportamento. Mi auguro che più consiglieri possibili sappiano giustificare le spese compiute come spese istituzionali, ma sicuramente è un buon segnale – e non negativo – che la magistratura metta un paletto all’arroganza e alla distaccata superiorità della politica. Da anni chiedevo, inascoltato, totale trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche, e non solo nel Consiglio: forse molto di questo non sarebbe successo se la politica si fosse data per prima regole scritte precise. Ma, forse, per qualcuno era più conveniente non averne. Ovviamente il MoVimento 5 stelle non ha mai pensato neanche per un secondo di non addurre spiegazioni in merito all’utilizzo dei fondi pubblici alla magistratura, essendosi posto come paladino della massima trasparenza nei confronti dei cittadini. Questo perché, pur non dimenticando fraintendimenti ed incomprensioni con la Procura di Torino in merito alla vicenda del TAV Torino-Lyon, crediamo nella separazione dei poteri dello Stato e nel limite del potere della politica. Tale limite oggi è segnato solo dalla magistratura, noi crediamo e speriamo che sia posto a breve anche dai cittadini, tramite la reintroduzione del vincolo di mandato in Costituzione e l’iniezione di robuste dosi di democrazia diretta. Ne va della credibilità ed autorevolezza del nostro paese. Credo infine che dette indagini si debbano estendere al livello nazionale, dove i nostri deputati e senatori stanno provando ad aprire il capitolo dell’utilizzo dei fondi dei gruppi parlamentari, senza successo, visto l’ostruzionismo di Pd e Pdl. In più, dette indagini dovrebbero aprirsi anche sull’uso di tutti i rimborsi elettorali e sull’utilizzo del personale. Ad esempio più voci segnalano che diversi collaboratori dei gruppi consiliari piemontesi, oltre ad essere spesso familiari di politici, lavorano nelle sedi dei partiti anziché nelle sedi dei gruppi. Ad oggi non è possibile avere un elenco esaustivo di detti collaboratori: sul sito del Consiglio sono pubblicati solo i dati (non aggiornati) dei contratti co.co.co. e non quelli dei Tempi Determinati (gli uffici dicono perché equiparati a dipendenti) e, soprattutto, non è indicato il gruppo consiliare di appartenenza (per motivi di privacy sempre secondo gli uffici). Cosa, in mia opinione, assolutamente risibile, in quanto un professionista può collaborare, per esperienza diretta, con un gruppo consiliare, pur senza esserne simpatizzante né elettore. In definitiva si tratta, come dissi nelle scorse elezioni regionali, di far partire tutte le forze politiche allo stesso livello: eguali spazi televisivi, eguali contributi per la campagna, eguali numero di firme da raccogliere. Con 16.000 € per tutta la campagna elettorale, Bresso e Cota avrebbero preso tutti quei voti? Con 14 mila firme da raccogliere quante liste di supporto a Bresso e Cota si sarebbero presentate senza irregolarità? Credo, infine, che la possibilità di tornare al voto al più presto in Piemonte debbano chiederla i cittadini e deciderla i magistrati amministrativi, per ripristinare almeno il senso della legalità in questa Regione. Non certo la Bresso, che è stata sostenuta da un’altra lista al momento indagata per firme false e ha fatto spendere milioni di euro in più con la creazione di due gruppi consiliari recanti il suo nome, per poi sparire in quel di Bruxelles”.
Davide Bono Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle Piemonte
Bono, indagini della magistratura: “Uno stop all’insindacabilità della politica. Quando a Roma?”
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