«Un difensore dei diritti civili, scrittore e poeta». Così Carlo Petrini presenta e lascia la parola a Luis Sepúlveda. In un’Aula Magna gremita, lo scrittore cileno conquista la platea con la sua dolcezza e un umorismo sottile e coinvolgente. È in Italia per presentare il suo ultimo libro, Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, pensato per «i piccoli lettori». La Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, pubblicato nel 1996, è diventato un libro generazionale, ma nato proprio per questo pubblico in miniatura: «Volevo raccontare i valori della solidarietà, della protezione, del rispetto verso chi è diverso senza però averne paura. È stato il libro più difficile di tutti». E adesso con la storia della lumaca che scopre l’importanza della lentezza, lo scrittore riprende questo filone. «L’idea è nata quando mio nipote di sette anni mi ha chiesto, con tutta l’innocenza dei bambini: nonno, perché è cosi lenta? E cosa rispondere, non potevo ovviamente parlargli del sistema muscolare della lumaca! E cosi ho cominciato a pensare a questa lentezza, alla presenza della lumaca nelle diverse culture del mondo». Lentezza non come caratteristica di un animale, ma come «possibilità di recuperare un ritmo personale di movimento, per l’uomo e per la società». E porta come esempio un Paese che a lui sta particolarmente a cuore, una società “allumacata”, come ama definirla: «Al contrario dei paesi limitrofi che vogliono rincorrere lo sviluppo, l’Uruguay ha deciso di prendersi il tempo per riflettere e cercare la propria strada. L’obiettivo del Paese nei prossimi dieci anni è eliminare la povertà, realizzando una vita degna per tutti gli abitanti, come primo passo verso la felicità». E poi, davanti a un pubblico emozionato, continua: «In Uruguay nessun ministro o dirigente può ricevere un salario superiore a quello degli insegnanti, vero pilastro per lo sviluppo del Paese. Ecco, questo è un gesto che simboleggia la saggezza di questo popolo, che cerca la strada della felicità». Una lentezza criticata dai Paesi limitrofi, secondo cui l’Uruguay ha perso il treno: ma un treno che non porta da nessuna parte, alla fine. Mentre gli uruguayani stanno costruendo, lentamente, la società più giusta di tutta l’America Latina. Una società umanamente diversa ma con un senso di giustizia che garantisce l’eguaglianza». E poi, salutando gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche: «Questa università racchiude lo spirito della cultura universale, dell’umanità. Per me il momento che rappresenta la vera umanità è quando, la sera, la famiglia si riunisce intorno al tavolo, condividendo un pasto semplice e genuino, raccontando la propria giornata. È lì che si fanno i piani per il futuro e si rafforzano le basi dello stare insieme». Non mancano le parole in difesa dell’ambiente, dei diritti umani, e del cibo sano e giusto. «La filosofia delle grandi industrie agroalimentari non è sostenibile, dobbiamo difendere le comunità locali e le loro tradizioni.». E conclude: «Perché alla fine, come ho provato molte volte nella mia vita, confrontandomi con etnie e culture spesso sconosciute, nonostante siamo diversi in tante cose, siamo uguali nel desiderio di raccontare e condividere la nostra vita». E così, dopo due ore passate in un lampo, Petrini, ringraziando lo scrittore, conclude: «Guai a quel paese che non ha poeti, perché la poesia è l’unica arma che può cambiare veramente il mondo».
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