Stress lavoro-correlato: l’all At tra le prime aziende sanitarie a completare la valutazione su tutte le strutture organizzativ
La Direzione Strategica dell’Asl At ha presentato oggi ai dipendenti i risultati dell’indagine svolta nel corso del 2025 per la valutazione dello stress lavoro-correlato (SLC).
L’Asl At è tra le prime aziende sanitarie del Piemonte a completare, nell’arco di un anno (gennaio-dicembre 2025), la mappatura sistematica del rischio stress lavoro-correlato su tutte le proprie partizioni organizzative, attraverso un percorso strutturato che ha coinvolto l’intera popolazione aziendale.
Dopo un’attenta analisi comparativa degli strumenti disponibili, il Comitato Prevenzione rischi psicosociali organizzativi e benessere (PROB) dell’Asl At ha scelto di adottare la metodologia proposta da INAIL, personalizzandola sulle specificità del contesto organizzativo aziendale. Il percorso ha previsto non solo la raccolta degli eventi sentinella oggettivi, ma anche il coinvolgimento diretto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, valorizzando la loro percezione e la loro esperienza rispetto ai fattori di stress presenti nell’ambiente di lavoro.
Per facilitare la partecipazione attiva, il questionario Inail è stato digitalizzato e reso accessibile tramite QR Code e posta elettronica aziendale, con piena garanzia di anonimato e privacy. La risposta ottenuta è stata particolarmente significativa: oltre 1.400 dipendenti hanno partecipato all’indagine, con un tasso di adesione complessivo vicino al 65% della popolazione aziendale.
La valutazione SLC è stata effettuata dal Servizio di Prevenzione e Protezione in sinergia con la Struttura Complessa di Psicologia Clinica e di Comunità utilizzando la piattaforma Inail per l’elaborazione dei dati: il risultato complessivo vede l’Asl AT posizionata nella fascia di rischio basso sulla base dei punteggi standard definiti da Inali.
Le 13 partizioni organizzative hanno aderito all’indagine con percentuali di risposta che variano dal 47 all’83%. È un risultato che conferma l’importanza di affiancare ai dati oggettivi una lettura approfondita dei contesti organizzativi con l’obiettivo di individuare tutte le possibili azioni di miglioramento, in parte già in fase di realizzazione.
Uno dei temi oggetto di attenzione riguarda la percezione del lavoratore riguardo al proprio ruolo professionale all’interno dell’organizzazione aziendale e di come questo richieda continui e progressivi adattamenti ai repentini cambiamenti del contesto lavorativo e in relazione alle crescenti aspettative dell’utenza.
In ambito sanitario si rilevano criticità anche rispetto a comportamenti ostili e/o violenti da parte di pazienti e/o familiari. La gestione delle relazioni con l’utenza è percepita come problematica e gravosa rispetto al carico emotivo, in particolare nelle realtà di assistenza a pazienti fragili per patologia oncologica, psichiatrica, psicologica, pediatrica e nell’area della Medicina d’Urgenza.
A fronte di tutto questo si evidenzia tuttavia un calo degli eventi aggressivi (verbali e fisici) denunciati: si è passati dal picco del 2022 con 79 eventi a 46 nel 2025. Il trend è confermato nei primi sei mesi di quest’anno, anche grazie all’efficacia delle misure introdotte tra cui: la messa in sicurezza dell’accesso in Pronto soccorso con l’implementazione di guardie giurate e il potenziamento dell’accoglienza con una figura Oss dedicata; corsi per migliorare la comunicazione (tecniche di descalation del conflitto).
Per la prima volta i risultati sono stati restituiti attraverso un incontro rivolto a tutto il personale e mediante la pubblicazione sulla Intranet aziendale delle valutazioni del rischio stress di lavoro correlato (DVR) relative a ciascuna partizione organizzativa. Una scelta orientata a favorire partecipazione, confronto e corresponsabilità nella definizione delle azioni di miglioramento.
L’indagine non è un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso di miglioramento continuo che vede impegnate, in stretta collaborazione, la Direzione Strategica, il Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP), la Struttura Complessa di Psicologia Clinica e di Comunità e la Struttura Complessa Direzione delle Professioni Sanitarie (DIPSA).
Gli interventi previsti per il biennio 2026-2027 si articolano in due grandi aree: azioni trasversali rivolte all’intera azienda e interventi specifici destinati alle singole strutture sulla base delle criticità emerse.
Tra le principali azioni trasversali già in via di realizzazione:
- interventi per migliorare la sicurezza e il confort degli ambienti di lavoro;
- sei edizioni del corso ECM sulle tecniche di de-escalation rivolto al personale maggiormente esposto al rischio di aggressioni verbali e fisiche, per un totale di circa 130 partecipanti;
- quattro edizioni del corso ECM di Mindfulness dedicate ai dipendenti, finalizzate allo sviluppo della resilienza individuale e alla gestione dello stress, per circa 100 partecipanti;
- il potenziamento degli spazi di ascolto e supporto clinico per il personale durante l’orario di servizio;
- la collaborazione con il Medico Competente e la Struttura Complessa di Psicologia Clinica e di Comunità per la valutazione e il sostegno dei lavoratori che manifestano situazioni di particolare difficoltà;
- la progettazione e l’erogazione di un corso di Formazione a Distanza (FAD), sviluppato con la Struttura di Rischio Clinico, dedicato alla comunicazione efficace con l’utenza;
- l’avvio di percorsi di defusing e debriefing per le équipe chiamate a gestire eventi particolarmente stressanti o potenzialmente traumatici;
- l’attivazione di supervisioni mensili rivolti a gruppi di professionisti che operano in contesti caratterizzati da un elevato coinvolgimento emotivo.
“Siamo abituati a presidiare sempre la qualità e la sicurezza delle risorse materiali e tecnologiche e ci dimentichiamo che la risorsa più importante nelle organizzazioni complesse è quella umana, dando per scontato che la sua usura sia faccenda affidata alla sensibilità del singolo lavoratore. Il benessere organizzativo e la salute psicologica dei professionisti rappresentano una condizione essenziale per garantire cure efficaci e sicure e capacità di risposta ai bisogni dei cittadini. Per questo motivo l’ASL AT continuerà a investire in strumenti di ascolto, partecipazione e supporto, trasformando i risultati dell’indagine in azioni concrete di miglioramento”, conclude il direttore generale Giovanni Gorgoni.