“Gentilissimi è in svolgimento la maratona Telethon che dal 9 al 15 Dicembre si giova di ampi spazi televisivi e radiofonici nelle emittenti di stato per la raccolta di fondi destinati “a far avanzare la ricerca scientifica verso la cura di malattie genetiche rare che, proprio per la loro particolarità, sono spesso trascurate da investimenti pubblici e privati” così si legge sul comunicato Telethon che si sofferma anche sull’immancabile “numeratore che visualizza in tempo reale la generosità degli italiani che effettueranno donazioni per sostenere la ricerca Telethon attraverso sms o telefonate”. Quello di Telethon è un caso unico nei palinsesti della RAI: nessuna associazione o fondazione è così potente e ricca da ottenere una così grande visibilità per un periodo così esteso e forse nessuna raccolta di fondi è così consistente come quella che vediamo lievitare sul numeratore di generosità. In passato mi è capitato di ascoltare alcune delle “storie” di Telethon, quelle in cui si racconta la guarigione di pazienti: sono storie commoventi che certamente fanno pensare a quanto sia preziosa la ricerca scientifica ma bisognerebbe soffermarsi a pensare che per raggiungere ottimi risultati bisognerebbe percorrere certe strade ed escluderne altre. Mi piacerebbe che in questa settimana benefica per la ricerca di Telethon, in qualche programma coinvolto nella maratona si parlasse di vivisezione, che Telethon finanzia, chiamandola sperimentazione animale, secondo la logica di chi sostiene che l’animale sperimentato non viene sezionato da vivo, ignorando la vita d’inferno che fa quell’animale. E’ vero che l’uso del bisturi a vivo su un animale non anestetizzato, è vietato dalla nostra legge (D. Lgs. 116/92) ma è ammesso dalla legge su deroga specifica del Ministero della Salute, soprattutto nel caso in cui l’anestesia fosse in contrasto con lo scopo dell’esperimento: se si volesse vedere l’effetto di certi esperimenti sull’animale, sarebbe “antiscientifico” anestetizzarlo perché così non si vedrebbe nulla. Per rendersi conto di ciò, basta leggere i rapporti scientifici degli esperimenti fatti dai ricercatori negli stabulari e leggere le “reazioni” degli animali vivi (non si sa bene ancora per quanto). Apprezzo la trasparenza di Telethon che dichiara la sua fiducia nella sperimentazione animale sul suo sito web http://www.telethon.it/chi-siamo/trasparenza/posizioni-ufficiali#sperimentazione Ognuno è libero di valutare l’uso del proprio denaro e del proprio impegno nell’opera di volontariato ma spesso i donatori di denaro e i volontari delle associazioni non conoscono a fondo l’associazione a cui si dedicano, soprattutto non sanno se finanzia la vivisezione/sperimentazione animale: è un’informazione che può costituire una discriminante sulla scelta di donare o non donare e che spesso si trova sui siti web delle associazioni stesse. Chi visita il sito di Telethon, apprende che una parte dei soldi raccolti con la maratona correrà dritta verso gli stabulari degli istituti di ricerca. E’molto interessante la sezione “Le principali argomentazioni degli animalisti e le contro-risposte degli scienziati”. E’ un titolo ingannevole perché forse Telethon non tiene conto che ad essere antivivisezionisti non sono solo gli animalisti ma moltissimi scienziati, quindi il rapporto domanda-risposta dovrebbe essere tra scienziati. Sono interessanti le contro-risposte che Telethon dà a queste argomentazioni e, proprio riferendosi agli animalisti, Telethon si chiede se “può uno Stato tenere conto solo di una posizione così estrema nel legiferare su un tema che ha immediate ricadute sulla salute umana”. Mi pare che identificare come “posizione estrema” quella degli animalisti, significhi ignorare l’attività, oltre che l’attivismo, di moltissimi ricercatori, tra cui parecchi ex vivisettori, che si rendono conto ogni giorno di più del fallimento del modello animale e che non dicono solo stop agli esperimenti sugli animali ma propongono metodi scientifici, tant’è vero che non esiste solo un antivisezionismo etico, spesso identificato con il pensiero degli animalisti (ma sono tantissimi i non animalisti contrari alla vivisezione), ma anche un antivivisezionismo scientifico che non è animato da spirito animalista, ma dalla difesa della scienza strictu sensu. Questi antivisezionisti denunciano instancabilmente che la sperimentazione animale è un regresso più che un progresso della scienza che col passare degli anni si è dotata di tecniche e metodi che superano in credibilità il modello animale. Certamente, i test sugli animali servono: servono a vedere “che effetto fa” una sostanza, a produrre tesi di laurea, pubblicazioni scientifiche, avanzamenti di carriera, punteggi per concorsi… e via sperimentando. E servono come via libera a sperimentare sugli umani: è infatti sempre necessario sperimentare sull’uomo per avere la conferma o la negazione dei risultati e le circostanze in cui avvengono tali sperimetazioni non sono sempre cristalline. E’ interessante la difesa che Telethon fa della “eticità” degli esperimenti sugli animali: “Perché nei laboratori italiani i ricercatori si attengano alle normative vigenti in materia, gli istituti di ricerca si avvalgono di un comitato etico. Compito di questo comitato è proprio quello di approvare gli esperimenti e verificare che tutto avvenga nel rispetto della legge.” E’ importante far presente che i laboratori in cui si pratica la vivisezione/sperimentazione animale sono letteralmente invalicabili e protetti da segreto industriale: per riuscire a sapere cosa si combina là dentro, bisogna fare certe irruzioni illegali che solo certi coraggiosi attivisti sono riusciti a fare. E’ paradossale ricorrere all’illegalità per conoscere una cosa legale. Se quella è scienza, perché non aprirli agli alunni delle scuole per interessanti gite di istruzione? Magari accompagnati dai volontari delle associazioni che fanno ricerca, così vedrebbero coi loro occhi in cosa consiste la scienza a cui si affida la loro associazione. Nonostante gran parte della ricerca sia portata avanti senza la sperimentazione animale, per esempio con tecnologie di scansione, tessuti umani, programmi informatici, microdosaggi, epidemiologia, dati clinici, vi sono istituti e associazioni che nella loro ricerca difendono il modello animale come fosse un caposaldo, anche dopo i clamorosi disastri che ha provocato nella ricerca scientifica. A me pare che si difenda il proprio posto di lavoro (cosa assai comprensibile, dati i tempi): se gli stessi ricercatori pro vivisezione/sperimentazione animale, si trovassero a fare ricerca in istituti in cui essa non si pratica, la loro battaglia in difesa del loro lavoro sarebbe uguale e contraria a quella che fanno oggi. L’Unione Europea sembra dare un segnale positivo verso i metodi alternativi e la fine della sperimentazione animale, infatti il nuovo programma quadro per la ricerca “Horizon 2020”, approvato dal Parlamento Europeo, prevede più di 70 miliardi di euro di finanziamenti per centri di ricerca pubblici o privati che intendono operare per lo sviluppo di metodi di ricerca scientifici ed etici. Lo slogan della maratona è “Più persone sanno che io esisto più aumentano le mie speranze di cura”: io dico che più persone sanno che esiste la ricerca senza vivisezione/sperimentazione animale, più aumentano le speranze di vita per animali umani e non umani. http://www.novivisezione.org/campagne/ricerca_di_base.htm http://www.ricercasenzaanimali.org/ Cordiali saluti”. Paola Re
L’associazione Pro Test Italia risponde a Paola Re: “All’interno dei laboratori ci sono persone che svolgono un lavoro delicato”
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