C’è anche una “Barbera” prodotta in Romania, in barba a tutte le tutele delle denominazioni di origine, nella “Cantina degli orrori” allestita da Coldiretti nel proprio stand al Vinitaly nel Centro Servizi Arena (corridoio tra i padiglioni 6 e 7). Si vogliono denunciare così i nuovi e incredibili casi di contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e dei liquori più prestigiosi che complessivamente provocano perdite stimabili in circa un miliardo di euro alle produzioni Made in Italy sui mercati mondiali. Oltre al vino “Barbera bianco” rumeno, come possiamo vedere nella fotografia, ci sono il Bordolino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Meersecco, il Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense e il Kressecco tedesco. Per la Barbera, il vino più prodotto nell’Astigiano e nel Piemonte, purtroppo, non si tratta del primo caso di palese e clamorosa falsificazione, ma è l’ultima di una lunga serie. “Oltre al danno eclatante, per altro costantemente perpetrato negli anni, ai danni dei nostri produttori di Barbera d’Asti – sottolinea il presidente provinciale Coldiretti, Roberto Cabiale – è incredibile come non sia cambiato molto dal primo palese caso scoperto addirittura all’inizio degli anni Novanta. All’epoca fu una casa vinicola argentina a falsificare e diffondere il nostro vino”. Sono passati oltre vent’anni e a dire il vero all’epoca il Consorzio di tutela della Barbera, presieduto da Giovanni Garavello, oltre a stanare l’azione truffaldina, denunciò e perseguì in giudizio, tramite lo studio Giacobazzi, l’azienda argentina produttrice e commercializzatrice del vino. Ci fu anche una sentenza e la condanna al ritiro delle bottiglie e all’eliminazione delle etichette truffaldine. “Purtroppo – sottolinea il direttore provinciale Coldiretti, Antonio Ciotta, presente oggi al Vinitaly – a quanto pare a distanza di decenni non sono stati fatti grandi passi avanti nella tutela del Made in Italy, anzi nel nostro caso della Barbera sembra si vada ancora peggio. Auspichiamo che i Consorzi di Tutela facciano il loro dovere e comincino nuovamente ad adoperarsi nel loro compito istituzionale. Queste azioni fraudolente, sono la principale causa di ostacolo alla nostra economia, devono essere stanate, scoperte, perseguite e debellate”. In questa cantina dell’orrore, una ditta Argentina risulta ancora protagonista, avendo affinato la tecnica nella falsificazione dei liquori nazionali più prestigiosi come dimostrano il Fernet Veneto e quello Capri. “La stagnazione dei consumi interni, insieme alla crescita dei mercati esteri, rende più urgente l’intervento delle Istituzioni per tutelare le esportazioni di vino Made in Italy di fronte ai numerosi tentativi di banalizzazione delle produzioni nazionali”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. “Oltre alla perdita economica, a preoccupare è soprattutto il danno di immagine che provocano tra i consumatori emergenti dove – ha precisato Moncalvo – non si è ancora affermata la cultura del vino”. Se l’Italia resta saldamente il maggior esportatore di vino nel mondo, dove quasi una bottiglia scambiata su cinque è Made in Italy, crescono parallelamente i casi di contraffazione a conferma del fatto che il vino italiano è il più amato, ma anche il più imitato all’estero dove sono molte diffuse copie che mettono a rischio l’immagine del prodotto e le opportunità di penetrazione dei mercati.
Vinitaly 2014: un Barbera bianco romeno nella Cantina degli orrori di Coldiretti
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