“Vorrei osservare la richiesta di riapertura del crossodromo da un’angolatura diversa, come quella di un gruppo di interesse, ristretto di persone, di appassionati, peraltro legittima, in qualità di praticanti o solo di spettatori, contro l’interesse generale, collettivo, di tutta la comunità locale e non solo, anche di quegli stessi appassionati, che è quello di preservare e se possibile valorizzare un’area florofaunistica di pregio, a ridosso dell’abitato, un lusso che non tutte le città possono permettersi. Noi che per grazia ricevuta l’abbiamo a disposizione dovremmo preoccuparci prima di tutto di preservarla e poi mettere in campo tutte le iniziative possibili per valorizzarla e renderla fruibile in modo sostenibile a tutti gli astigiani e ai turisti che ne vogliano godere. Ma perché la domenica bisogna chiudere alle auto la strada per Viatosto, tutti questi matti che passeggiano per un po’ di verde e di natura? L’interesse particolare contro il generale, gli appassionati che rombano sui bolidi e la comunità di Valmaggiore, Callianetto, Castell’Alfero, quelli che sono dirimpettai, quando nei fine settimana di allenamento o gara, assorbono in modo distinto e nettamente percepibile il ronzio delle mosche d’acciaio. Riprendere il progetto di creazione del parco, sul quale convergevano i comuni limitrofi e che è stato rallentato, come se le pastoie burocratiche non bastassero, dalla giunta Galvagno, anche se oggi non ne sento molto parlare dalle parti di piazza San Secondo. Ma le soluzioni per ricomporre la contraddizione potrebbero esserci. Nulla contro gli appassionati del settore, anche se personalmente preferisco gli sport non motoristici, dove si valorizza la meravigliosa macchina umana senza necessità di avere un motore sotto i glutei, sport sostenibili, ad impatto quasi zero e praticabili da tutti. Se per assurdo ad Asti esplodesse la moda del cross ( per chi può permetterselo chiaramente ) sarebbe gestibile l’impatto ambientale conseguente ? Quindi percorsi per podisti, passeggiatori e ciclisti all’interno del bosco; il crossodromo se così caro a questo gruppo di interesse, facciamolo in un’area industriale, di infrastrutture, già segnata in modo indelebile dall’intervento antropico”. Vittorio Favaretto
“Facciamo il crossodromo in un’area industriale”
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