“Il bacino del Mediterraneo è sconvolto da fenomeni sociali che hanno pochi precedenti nella storia europea: povertà estrema, fame, violenza e guerra costringono centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini a spostarsi, abbandonando le proprie terre, i propri legami famigliari e sociali, per cercare salvezza e speranze di sopravvivenza altrove. L’Italia, come tutti i paesi che si affacciano al Mediterraneo, è coinvolta da flussi migratori che solo la miopia o forse la cattiva coscienza della nostra politica, possono pensare di contenere, con provvedimenti ispirati unicamente a malintesi criteri di cosiddetta “sicurezza”. Di fronte a questa situazione realmente drammatica, che non ha confronti con le dinamiche sociali cui siamo abituati, la risposta delle nostre Istituzioni continua ad essere improntata unicamente ai criteri dell’emergenza, per cui si ripetono ormai un mese dopo l’altro le “emergenze profughi”, in un’affannosa ricerca di soluzioni provvisorie, destinate com’è ovvio a cronicizzarsi, rendendone la gestione sempre più problematica. Anche la Provincia di Asti è stata interessata da un significativo afflusso di profughi richiedenti asilo, cui è stato possibile dare una prima, immediata accoglienza, grazie alla consueta e straordinaria disponibilità del volontariato organizzato, come riportato su tutti i giornali. A tutte le amministrazioni comunali è stato chiesto di confrontarsi con questa situazione e di verificare le disponibilità sul proprio territorio, per accogliere alcune di queste persone. A questa richiesta, proveniente dalla Prefettura, alcuni comuni hanno risposto nei modi e forme che abbiamo potuto leggere sui giornali nei giorni scorsi, mentre altri comuni, forse interpretando così la paura ed il razzismo strisciante presenti nel nostro tessuto sociale, hanno rifiutato. Tra questi, ci ha colpito l’iniziativa del Sindaco di Canelli, che ha pensato di rivolgere un’accorata lettera al Presidente del Consiglio, invitandolo ad attivarsi “per fermare o quantomeno arginare i flussi migratori in arrivo”. A Canelli le difficoltà sono tante, dice il Sindaco, la coperta è corta e poi viviamo già “la forte criticità del periodo della vendemmia, con fortissimi flussi di migranti in arrivo dall’Est Europa!”. La Caritas cittadina di Canelli, realtà interparrocchiale ed interconfessionale, consapevole del suo ruolo di sensibilizzazione verso i temi della solidarietà, della carità e dell’accoglienza, non condivide questo approccio ad un problema così vasto e drammatico, che rischia solo di creare ulteriore allarmismo e tensione sociale. A noi pare che, di fronte a questa situazione, ogni uomo, indipendentemente dal suo credo religioso o politico, debba sentirsi chiamato in causa, secondo un’idea di condivisione e di solidarietà umana, che crediamo sia alla base di ogni forma di convivenza civile. Crediamo sia immorale invocare il respingimento nei confronti di persone che hanno perso ogni affetto, ogni legame, ogni risorsa materiale e, pur nella consapevolezza delle difficoltà e della complessità del problema, siamo convinti che sia un dovere delle nostre comunità fare il possibile per alleviare queste situazioni. Non ci pare poi corretto che il dramma dei profughi venga associato all’afflusso di lavoratori migranti provenienti dall’est europeo, in occasione del periodo della vendemmia: se per certi aspetti questa situazione costituisce indubbiamente una “forte criticità”, non deve sfuggire il fatto che queste persone, cittadini europei, giungono a Canelli per essere impiegati come manodopera dalle nostre aziende agricole (talvolta in condizioni di forte sfruttamento, come evidenziato anche da alcuni articoli ed inchieste su giornali nazionali e locali). In merito a questa situazione (specifica del nostro come di molti altri territori a forte vocazione agricola), osserviamo che l’impegno dell’Amministrazione, oltre all’attività di polizia municipale, è consistito nel posizionamento temporaneo di un servizio igienico ed una sola doccia (peraltro senza luce e senza acqua calda), a fronte di un afflusso di alcune centinaia di persone, in un parcheggio decentrato dell’area industriale di Regione Dota. Vogliamo infine far notare che le Parrocchie di Canelli, la Caritas e la San Vincenzo, con il supporto di Croce Rossa e con un gruppo di volontari di varia estrazione, attivano da anni durante il periodo della vendemmia e non solo, un centro di accoglienza, che dispone purtroppo solo di 24 posti al massimo della sua capienza, che riescono a gestire con non pochi problemi, essenzialmente grazie al contributo volontario di molti cittadini, mediante offerte in denaro ed in materiali di consumo. La complessità che caratterizza il nostro contesto sociale, di cui il dramma dei profughi costituisce uno degli esempi più concreti, non può essere affrontata con i criteri dell’esclusione del diverso o di chi si trova in condizioni di drammatico disagio; crediamo sia compito di tutti i responsabili, della comunità civile e religiosa, di educare all’accoglienza ed alla solidarietà. La Caritas di Canelli si è già incontrata con i rappresentanti dei gruppi astigiani (Piam onlus e Consorzio Co.al.a) che stanno gestendo questa prima concitata fase di accoglienza; intende attivarsi al più presto per creare un’occasione pubblica di incontro e confronto, con il supporto delle medesime associazioni, per valutare insieme le effettive possibilità di inserimento sul nostro territorio di piccoli gruppi di profughi in alloggi o, come si sta sperimentando ad Asti, presso famiglie straniere già inserite e presso famiglie italiane disponibili. Auspichiamo quindi che l’Amministrazione comunale voglia accettare di discutere di accoglienza con noi, insieme a quegli enti ed associazioni che a vario titolo, e non solo a Canelli, si stanno occupando di queste tematiche”. Gruppo Caritas di Canelli
Nell’Astigiano arrivati altri migranti. Intanto si lavora per la costituzione di un’equipe diocesana
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