E’ andato in scena il 30 gennaio, in occasione della festa patronale di San Giovanni Bosco, il monologo “Un’Ave Maria e un pezzo di pane” di e con Renzo Arato. Liberamente tratto dalle “Memorie Biografiche”, lo spettacolo, che anticipa le tematiche dell’edizione 2015 del Cortile dei Dubbiosi, si inserisce nel contesto delle iniziative per il bicentenario della nascita del santo ed è ambientato a Torino Valdocco nel 1883: don Bosco ormai anziano e stanco, ripercorre durante una notte insonne, i momenti più emozionanti della sua vita. Con Renzo Arato abbiamo analizzato alcuni temi salienti della pièce. Qual è stato il sentimento su cui ha lavorato maggiormente per portare in scena il monologo “un’Ave Maria e un pezzo di pane”? “Questo lavoro nasce come necessità impellente di ringraziare Don Bosco per tutto ciò che ha operato nella mia vita. Nello scrivere (e riscrivere), ho avuto presente la riconoscenza nei suoi confronti e nel contempo, il raccontarlo al pubblico in modo semplice, ma il più esauriente possibile, pur nei tempi canonici di uno spettacolo”. Ragionando nell’ambito del Cortile dei Dubbiosi, Don Bosco aveva dei dubbi? “Don Bosco non ha mai avuto dubbi in relazione alla Fede Cristiana cui lo aveva educato la sua mamma. Ha avuto molte incertezze e dubbi, sulla strada da intraprendere da prete. Una piccola crisi la ebbe in Seminario a Chieri, quando pensò di farsi Frate Francescano. Dubbi più seri, alla vigilia di farsi prete. Don Bosco era uno spirito libero ed ebbe paura, lo scrive proprio lui, a diventare prete. Paura dei legami che tale scelta comportava, una paura umana, che riguardava il suo carattere e che nulla aveva a che fare con la Fede, che era ovviamente ben radicata in lui. Le scelte che poi, giovane prete, ha fatto a Torino in favore dei ragazzi bisognosi di affetto, sostentamento e cura religiosa, spazzarono via ogni dubbio”. Come vede il bisogno di dialogo del Cortile? Pensa ci sia bisogno di punti di incontro e di ragionamento tra società laica, religiosa, o magari tra segmenti di età differenti come è accaduto nella scorsa edizione? “Il dialogo è sempre necessario, lo dice il Papa, lo può dire qualsiasi persona di buon senso.
Un posto nel quale dialogare, parlare, confrontarsi, è un’ottima cosa. Per questo reputo utilissima l’iniziativa del Cortile dei Dubbiosi.
Ho sempre provato simpatia e attrazione per le persone che cercano, che non hanno in tasca una risposta a tutto. Anche il mio percorso professionale, quando ho potuto scegliere, parla chiaro: da Brecht a Pavese, da Testori a Dante, da Merini ad Alfieri, a Pasolini.
Persone che hanno “cercato” tutta la vita. A questo proposito, sto attualmente portando in Tour in Europa, un Recital sulla Poesia italiana, intitolato “Dall’Italia in Poesia” e verifico ogni sera, un grande interesse da parte dei giovani, che dopo lo spettacolo si fermano ore a parlare con me di ciò che la Poesia ha smosso nei loro cuori.
Il mio maestro, Giorgio Strehler, ci diceva: “La Poesia non deve mai essere consolazione. La Poesia è febbre, sangue, agita i cuori e le menti. Se non provoca interrogativi, è un esercizio inutile”. Ho cercato di non uscire da questo solco ed ecco perché penso che anche solo il sasso del Cortile dei Dubbiosi, sia un sasso gettato a far germogliare frutti che poi sono comuni a tutte le persone di buona volontà, credenti e non. Nel mettere in scena “Un’Ave Maria e un pezzo di pane”, ho avuto cura di non fare uno spettacolo “religioso”, ma una proposta cui potesse assistere il pubblico più disparato. Stando alle reazioni e ai commenti che ricevo, penso proprio che dia emozioni e susciti interrogativi.
La gente mi dice che… vuole rivederlo, per approfondire.
Anche Don Bosco credo sia d’accordo!
Farò, per l’Expo di Milano, un recital sulle Poesie di Pier Paolo Pasolini, nel 40° della morte, intitolato “Come perduto nel fondo del mare”: è uno dei suoi splendidi versi!. Ecco, credo che in questa frase di un poeta di altissima spiritualità come Pasolini, vi sia molto delle tematiche moderne: dal fondo del mare si può risalire, anche quando ci si sente perduti; se si ha il coraggio di guardarsi dentro e confrontarsi”.
Tre domande a… Renzo Arato
TRE DOMANDE A
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