Sempre più trasparenti i fondi dell’otto per mille
La firma per l’8xmille alla Chiesa Cattolica rappresenta un gesto di democrazia fiscale e corresponsabilità ecclesiale. Destinare questa quota dell’imposta sul reddito non comporta alcuna spesa extra per il contribuente, ma si traduce in un impatto sociale straordinario per le realtà locali. “Dobbiamo individuare alcune persone più sensibili – sostiene l’economo diocesano Carlo Cavalla – che affianchino i parroci nella raccolta delle firme e che spieghino, una volta formate, alle persone interessante il vero scopo e utilizzo dei fondi dell’8xmille”.
Nella Diocesi di Asti i fondi ricevuti ogni anno vengono gestiti con trasparenza e ripartiti in base alle esigenze e alle richieste che provengono agli uffici pastorali, dalle associazioni e dalle parrocchie. Gli interventi a favore della vita della Chiesa, dell’azione pastorale e delle esigenze di culto riguardano una parte del sostegno proveniente dall’introito che la Diocesi riceve ogni anno in base al numero di firme raccolte: in forte calo a livello nazionale. Una parte viene destinata al restauro di parrocchie, oratori e campanili e beni artistici e culturali, salvaguardando un immenso patrimonio artistico e culturale che è parte integrante dell’identità stessa del territorio astigiano. L’anima più profonda e tangibile dell’8xmille ad Asti come in altre diocesi si riflette negli interventi caritativi affidati alla Caritas diocesana e alle Caritas parrocchiali. Sono risposte concrete che intercettano le nuove povertà, offrendo cibo, riparo e nel caso dell’ambulatorio “Fratelli Tutti” garantendo anche le cure mediche necessarie a chi non se le può permettere. “La CEI ci chiede di redigere dei veri e propri progetti – evidenzia l’economo Cavalla – che siano a loro volta rendicontabili per rendere sempre più trasparente la gestione di questi fondi”. Ogni anno un’apposita commissione e poi i consigli diocesani discutono e vagliano le varie richieste e in base alle necessità e alle urgenze si decide in quali ambiti e in quali settori intervenire maggiormente al fine di evitare sprechi. “Scegliere di firmare per l’8×1000 alla Chiesa Cattolica è un gesto semplice, gratuito, ma dallo straordinario valore umano e sociale – conclude l’economo diocesano – non è una tassa in più: siamo noi a decidere con una firma come destinare una quota delle imposte”.
Con la nostra firma possiamo sostenere progetti concreti di solidarietà in Italia e nel mondo: mense per i poveri, case-famiglia, fondi per famiglie in difficoltà e interventi umanitari nelle periferie del pianeta. Significa anche custodire il nostro immenso patrimonio storico e culturale. Un piccolo segno che si trasforma in grandi opere. Metti la tua firma: sostieni la speranza.
Mauro Canta