2 Giugno. Ferlisi: “La Repubblica, le donne e il valore delle regole”
Il 2 giugno non è soltanto una ricorrenza da celebrare. È un’occasione per riflettere sul significato più profondo della nostra democrazia e sul valore delle regole che tengono insieme una comunità.
Ottant’anni fa gli italiani e le italiane furono chiamati a compiere una scelta che avrebbe cambiato per sempre la storia del nostro Paese. Con il referendum del 2 giugno 1946 nacque la Repubblica italiana, fondata sui valori della libertà, della partecipazione e della democrazia.
Fu una svolta storica anche perché, per la prima volta, le donne parteciparono pienamente alla vita democratica nazionale. Non solo come elettrici, ma anche come protagoniste della costruzione della nuova Italia. Le Madri Costituenti contribuirono in modo determinante alla stesura della Costituzione, portando nelle istituzioni temi che ancora oggi rappresentano il cuore della nostra convivenza civile: l’uguaglianza, la dignità della persona, il diritto al lavoro, la tutela dei più fragili, la parità tra uomini e donne.
A quelle donne dobbiamo molto. Con coraggio, competenza e determinazione contribuirono a costruire una Repubblica capace di guardare al futuro senza dimenticare le ferite del passato. Molte di loro conoscevano sulla propria pelle il significato della fatica, della discriminazione e della responsabilità verso gli altri. Per questo immaginarono uno Stato che non fosse soltanto garante delle libertà individuali, ma anche promotore di solidarietà, giustizia sociale e opportunità. Una Repubblica capace di prendersi cura delle persone, soprattutto di quelle più fragili.
Il loro impegno ci ricorda che la democrazia non è mai una conquista definitiva, ma un patrimonio da custodire e rafforzare giorno dopo giorno.
Chi scrisse la Costituzione usciva da una guerra, da una dittatura e da un Paese profondamente diviso. Eppure ebbe la lungimiranza di costruire regole valide per tutti, non strumenti utili a chi governava in quel momento. È una lezione che, ottant’anni dopo, conserva tutta la sua attualità.
La Repubblica vive infatti nel rispetto delle regole condivise, nella trasparenza delle istituzioni, nell’equilibrio tra i poteri e nella capacità di distinguere l’interesse generale dalle convenienze del momento. Per questo dovrebbe preoccupare una politica che troppo spesso considera le regole un ostacolo da aggirare o da modificare durante il percorso, anziché un patrimonio comune da rispettare.
Le regole non sono un limite alla democrazia: ne sono la garanzia. La credibilità delle istituzioni si misura nella capacità di rispettarle, anche quando non risultano convenienti. È questo il principio che alimenta la fiducia dei cittadini e rafforza il legame tra comunità e istituzioni.
Ma la forza della Repubblica si misura anche nella sua capacità di rendere concreti i diritti sanciti dalla Costituzione. In un tempo segnato dall’aumento delle disuguaglianze, dalle difficoltà della sanità pubblica, dall’invecchiamento della popolazione e dalle fragilità sociali che attraversano tante famiglie, il messaggio del 2 giugno conserva una straordinaria attualità. La Repubblica è davvero forte quando garantisce dignità, opportunità e protezione a tutti, non soltanto a chi ha più voce o più forza.
Anche nelle nostre città e nei nostri territori questo insegnamento dovrebbe rappresentare un punto fermo. Perché la qualità della democrazia si misura nella coerenza delle scelte, nel rispetto dei ruoli e nella capacità di esercitare il governo delle istituzioni con responsabilità e senso del limite. Ma si misura anche nella capacità di non lasciare indietro nessuno.
Nel celebrare la Festa della Repubblica rendiamo omaggio a chi ottant’anni fa ebbe il coraggio di scegliere la democrazia e di costruire un Paese più giusto. Ma ricordiamo anche che quella scelta continua ad affidarci una responsabilità: difendere i valori della Costituzione, promuovere la partecipazione, rafforzare la coesione sociale e custodire il principio che nessuno può considerarsi al di sopra delle regole.
Maria Ferlisi
Capogruppo Partito Democratico – Consiglio Comunale di Asti