A Passepartout “l’eco degli spari e delle bombe” con Benedetta Tobagi ed Elena Ciccarello
Nell’appuntamento pomeridiano del 4 giugno Passepartout 2026 ha messo al centro le stagioni più difficili del nostro Paese: zone d’ombra e segreti che ancora pesano.
Benedetta Tobagi è partita dagli anni ’70, oltre l’etichetta di “anni di piombo”. Anni di vivacità sociale, proteste, sindacati e attivismo. La violenza dei gruppi terroristici prende forza quando l’onda del ’68 si abbassa, insieme alla crisi economica.
Molte stragi restano avvolte da misteri. A Piazza della Loggia muoiono manifestanti antifascisti e sindacali, ma si continua a pensare al terrorismo rosso anche quando quella matrice appariva subito improbabile. Depistaggi, processi lunghissimi e disinformazione sui media hanno reso difficile ciò che era chiaro.
E poi il ruolo della P2: un “mondo di mezzo” fatto di alti burocrati e membri dei servizi segreti, portata alla luce da Colombo e Turone mentre Licio Gelli stava già impacchettando le carte.
Per i giovani il messaggio è duplice: capire le ombre, ma riconoscere anche ciò che è stato conquistato. Serve “ottimismo della volontà” e la consapevolezza che è un lavoro continuo.
Alla domanda “di quale voce avremmo bisogno oggi?”, Benedetta Tobagi ha risposto: *Hans Christian Andersen*. Nella fiaba _I vestiti nuovi dell’imperatore_ è il bambino che dice “Il re è nudo!”. Una voce che nomina la verità senza giri di parole.
La “voce” che manca per Elena Ciccarello è l’attenzione per ciò che abbiamo già. Parafrasando Kurt Vonnegut che diceva “quando siete felici, fateci caso”, in questi tempi bui fare tesoro dell’invito di Benedetta Tobagi a non eludere e invece a valorizzare quanto di importante è stato conquistato in termini di conoscenza e di consapevolezza sul passato. e sul presente. Sarebbe utile riconoscere i risultati del lavoro di scavo e di ricerca, fare emergere dal caos e dai silenzi le conquiste e le conoscenze faticosamente raggiunte.
Il programma dei prossimi appuntamenti
Oggi, venerdì 5 giugno, alle 18, tornerà ad Asti il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, protagonista dell’intervento “Il coraggio di dire”. Alle 21 Gianfranco Astori, consigliere del presidente Mattarella, ripercorrerà la storia della Repubblica insieme al giornalista Carlo Cerrato, un momento per riflettere sulle radici e sul futuro del Paese.
“Se fossi il grillo parlante” è il curioso titolo che porterà sul palco (6 giugno, alle 18) Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Collodi, a duecento anni dalla nascita del creatore di Pinocchio. La sera il microfono andrà all’evoluzionista Telmo Pievani per le sue considerazioni su simbiosi e cooperazione come strategie vincenti per l’evoluzione. L’ultima giornata sarà interamente declinata al femminile: prima Alessandra Necci (direttrice di Palazzo Reale a Napoli) racconterà “Il mondo cambiato dalle donne”, poi Flavia Piccoli Nardelli (presidente Aici) abbasserà il sipario con “La Repubblica delle italiane”. In coda, nel classico evento “off” (13 giugno, alle 18), Domenico Quirico darà spazio alle voci nascoste dell’Afghanistan con Vanni Cornero e Gianfranco Imerito.
Tutti gli appuntamenti andranno in scena nel cortile della Biblioteca Astense. In caso di pioggia, si trasloca al Palco 19