In consiglio comunale Rasero trema ma resiste e la maggioranza lo blinda
Con 19 voti contrari e 11 favorevoli (un astenuto) la maggioranza “blinda” Maurizio Rasero nel suo ruolo di sindaco. Ieri in concilio comunale si è discusso a lungo sulla sussistenza o meno dell0incompatibilità della doppia carica del primo cittadino. Un confronto generato dalla diffida formale presentata dal consigliere del Movimento 5 stelle Massimo Cerruti, nella quale ha chiesto al Consiglio comunale di avviare la procedura prevista dalla legge per verificare la compatibilità tra l’incarico di sindaco e quello di presidente della Cassa di Risparmio di Asti. Secondo Cerruti, la contemporanea presenza nei due ruoli potrebbe determinare situazioni di conflitto d’interessi, alla luce dei rapporti e delle convenzioni in essere tra il Comune e l’istituto bancario, motivo per cui chiede a Rasero di rimuovere l’eventuale causa di incompatibilità entro i termini stabiliti dalla normativa.
Ad aprire il dibattito lo stesso consigliere pentastellato: “Ad Asti siamo in presenza di una monarchia assoluta”, ha accusato.
Rasero ha però deciso di lasciare l’aula, “per favorire la discussione”, un gesto che non è piaciuto all’opposizione che non ha scordato gli attacchi che tra il 2013 e il 2015 l’allora opposizione rappresentata da Fratelli d’Italia e Forza Italia aveva fatto nei confronti del primo cittadino Fabrizio Brignolo (Pd), sindaco e anche lui membro del cda della Cassa di Risparmio. “Più che il bene alla comunità ha fatto bene a sé stesso e ai suoi amici grazie al potere decisionale che la carica comporta”, ha detto riprendendo i commenti fatti oltre dieci anni fa su Brignolo che si era poi dimesso per incompatibilità.
Così Briccarello ha voluto accentuare l’incoerenza nel trattamento delle due situazioni, con quest’ultima che ne vede invece la difesa in Parlamento. “Se il sindaco Rasero si dimette, e lo farà, non sarà perché glielo chiediamo noi, ma perché glielo chiede qualcun altro, che è ben più forte di questo consiglio comunale”, ha sostenuto la consigliera.
Una netta differenza di conseguenze è stata posta in evidenza tra la decadenza della carica di primo cittadino e le dimissioni da lui presentate: “Sarebbe indecoroso dimettersi da un incarico affidato dai cittadini”, ha sostenuto. Votando per l’incompatibilità, avverrebbe la decadenza del sindaco e con esso quella di giunta e consiglio, ma questi ultimi resterebbero in carica fino alle nuove elezioni. “Almeno la parte di gestione ordinaria di questo comune si porterebbe avanti”, diritto che non sussisterebbe in caso di eventuale dimissione del sindaco, che vedrebbe la decadenza degli organi e la sottoposizione a un commissariato: “ A quel punto non potremo più fare nulla – ha avvertito Briccarello –. Possiamo ancora salvare questa giunta e questo consiglio, tutelando questa città”.
“Vogliamo votare per la legalità o l’illegalità? Dobbiamo scegliere sulla base della nostra etica”, è intervenuto Paolo Crivelli di Prendiamoci cura di Asti, incitando un voto che non sia basato sul partito politico di appartenenza. Affermazione fortemente smentita da Renato Berzano di Fratelli d’Italia: “Non accetto l’idea di una maggioranza priva di midollo osseo”, ha detto constatando il fatto che manchino semplicemente le condizioni per votare un’incompatibilità. “La nomina non è illegittima. Ad oggi non emerge nessuna normativa nazionale che preveda automaticamente l’incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di presidente di una banca non quotata come la banca di Asti”, ha aggiunto in sostegno Roberto Venturini di Fratelli d’Italia. Richiesto da Marco Scassa un parere del segretario generale Donato Salvatore Marengo: “Ritengo opportuno che il sindaco prenda in considerazione l’idea di adottare misure volte a evitare i conflitti, come impegnarsi a garantire la riservatezza delle informazioni dalla Banca verso l’amministrazione, tutelando entrambi i soggetti nei loro interessi”, ha commentato suggerendo un atto formale che garantisca l’impegno ad agire negli interessi dell’amministrazione. Poco più di tre ore di discussioni e numerosi interventi hanno portato alla votazione della pratica, che si è conclusa con 11 favorevoli, 19 contrari e un astenuto, respingendo così la contestazione.
La bocciatura della contestazione non chiude tuttavia necessariamente la vicenda. L’articolo 70 del Testo unico degli enti locali prevede, infatti, che la decadenza dalla carica di sindaco possa essere richiesta davanti al tribunale civile da qualsiasi cittadino elettore del Comune o da chiunque vi abbia interesse, oltre che dal prefetto.
Eventuali ricorsi potrebbero, quindi, spostare la questione dalle aule di palazzo Mandela a quelle giudiziarie, dove verrebbe valutata l’effettiva sussistenza o meno di una causa di incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di presidente della Banca di Asti.
In caso di accoglimento dell’azione, il giudice potrebbe dichiarare la decadenza del primo cittadino, aprendo così un nuovo scenario amministrativo per il Comune di Asti.
Giulia Frontino